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Mauro Bressan, la gemma del mediano

Mauro Bressan, trevigiano di Valdobbiadene, era un onesto centrocampista capace di ritagliarsi il suo spazio in Serie A. Una buona carriera indossando diverse maglie, quasi sempre da titolare, caratterizzata da sostanza e abnegazione. Poi, in quell’autunno fiorentino del ‘99, cambia tutto…
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Mauro Bressan - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Marco Van Basten, Zinedine Zidane, Cristiano Ronaldo, Rui Costa, Thierry Henry, Zlatan Ibrahimovic, Luis Figo, Lionel Messi, Arjen Robben e….. MAURO BRESSAN.

Proprio così. L’ex centrocampista Veneto che vanta il misero bottino di 4 reti  in Serie A, compare in questa speciale classifica dei migliori gol tra tutte le competizioni UEFA.

Lui, un buon mediano arrivato nella massima serie italiana grazie a grinta e determinazione, insieme ai campioni e fuoriclasse di questo sport.

Com’è potuto succedere ?

Una prodezza inimmaginabile e pressoché impossibile, per velocità di pensiero ed esecuzione. Un pallone innocuo che arriva fuori area, a 30 metri dalla porta, trasformato in un gol da antologia.

Stiamo parlando della celebre rovesciata che ha fatto esplodere l’Artemio Franchi. La gemma del mediano, la gemma di Mauro Bressan.

Fiorentina Barcellona, Che partita!

2 novembre 1999. Fase a gironi di Champions League.

A Firenze arrivano i blaugrana, una squadra piena di campioni che si contrappone a una Viola ormai autentica certezza.

Nonostante le due squadre siano già qualificate per la fase successiva, l’atmosfera che si respira è quella delle grandi occasioni.

E non potrebbe essere altrimenti, per la sfida tra Trapattoni e Van Gaal.

Rivaldo, Kluivert, Guardiola e Luis Figo da una parte; Toldo, Rui Costa, Di Livio e Enrico Chiesa dall’altra, in un Artemio Franchi gremito di appassionati. 

Ed è sufficiente attendere 13 minuti per assistere all’inconcepibile.

Chiesa mette in mezzo un pallone allontanato dalla difesa ospite, la palla rimbalza fuori area, ai 30 metri, e Bressan ha un’idea malsana: coordinarsi per una rovesciata impensabile tra lo stupore generale. Palla sotto il sette, con una traiettoria senza senso, per il vantaggio Fiorentina in un tripudio viola.

La sfida ha già incoronato il suo impronosticabile uomo copertina, in un ricettacolo di campioni, che grazie a questa prodezza stilisticamente magistrale si guadagna un posto nell’olimpo del pallone rotondo.

“In quel momento sono tornato un bambino. Mi sono sempre piaciute le acrobazie, e mi sono concentrato solo su quel gesto. Se avessi pensato al Franchi e all’importanza della partita, l’avrei semplicemente spazzata di testa.”

La partita sarà un susseguirsi di emozioni, e finirà in uno spettacolare 3-3 suggellato dalla rete di Luis Figo e dalle doppiette del solito Rivaldo e di un Abel Balbo ispiratissimo e gran sostituito, solo in quella serata, dell’assente Batigol.

A fine partita, poi, arriva una proposta impossibile da rifiutare:

" Rivaldo mi ha chiesto se volevo scambiare la maglietta con lui: mi sarei tenuto volentieri la mia, ma non potevo dirgli di no. "
Mauro Bressan

Dal paese del prosecco con furore

Come detto, quella di Mauro Bressan è stata un’onesta carriera fatta di tante presenze e ben pochi gol. Per la precisione 494 presenze (in tutte le categorie) condite da 20 gol, di cui solamente 4 nella massima serie italiana.

“Dal Veneto sono usciti tanti campioni negli sport di fatica, dove servono abnegazione e voglia di non mollare mai.”

E Mauro, con la sua grinta e determinazione, viene notato dal Milan mentre giocava nel Montebelluna.

L’esperienza nella primavera rossonera, dove spesso era aggregato alla prima squadra dei celebri allenamenti senza palla di Mister Sacchi, gioca un ruolo determinante nella sua crescita.

Certo, nel Milan stellare di Van Basten, Rijkaard, Gullit, Ancelotti, Evani, Donadoni, Maldini, Baresi e Costacurta non troverà mai spazio, ma troverà l’esordio in serie A sempre in rossonero, con la maglia del Foggia di Zeman

Dopo le parentesi con Perugia e Como, approda infatti in Puglia dove inizia la sua carriera di titolare inamovibile.

Passa poi al Cagliari, dove conosce il sanguigno Allegri.

“Max era una testa matta, non avrei mai pensato che potesse diventare allenatore”.

Dopo due anni approda al Bari dove assiste all’esordio di un giovanissimo Antonio Cassano e, grazie a due ottime stagioni, guadagna le attenzioni di un’ambiziosa Fiorentina.

In Toscana arriva all’apice della sua carriera, diventando uno dei protagonisti di una squadra competitiva e blasonata con cui solleva la coppa Italia nel 2001, battendo in finale il Parma di Thuram e Cannavaro.

“Eravamo un grande gruppo. Io, Lele (Adani), Taglialatela e Rossitto passavamo le notti a parlare di calcio. Adani ha sempre avuto una grande passione, e voleva già trasmettere agli altri la gioia che gli dava il calcio.”

E chissà quante cene avranno fatto insieme …

A  fine stagione però le strade di Mauro e la viola si dividono, e inizia una seconda parte di carriera più sfortunata, caratterizzata da diversi problemi societari fino al momento del ritiro in Svizzera.

" Sono andato in piazze difficili dove c’erano diversi problemi che portavano a risultati negativi sul campo: a Venezia, al Genoa e a Como. Poi, ho chiuso la mia carriera nella serie B Svizzera, dove sono tornato protagonista, al Lugano e al Chiasso "

Finita la carriera ottiene il patentino per diventare direttore sportivo, ma il suo obiettivo viene stroncato da un’implicazione  nello scandalo calcioscommesse.

Passata la burrasca e ottenuta l’assoluzione, nel 2018 fonda la NFA National Football Academy, per cercare di dare il suo contributo ai più giovani .

Mauro Bressan, una vita da mediano, che grazie alla sua gemma verrà ricordato per sempre tra gli amanti del pallone.

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