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Federico Gatti, lavori in corso

Nei cantieri ha imparato il valore del lavoro. Federico Gatti da centrocampista dilettante è diventato un difensore della Nazionale. E dall’Eccellenza piemontese ora si appresta a indossare in giro per l’Europa la maglia della Juventus.
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Federico Gatti – Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Ci sono momenti, nell’esistenza di ciascuno di noi, che ci rendono consapevoli di come tutto stia cambiando. Ci accade qualcosa, voluto o non voluto che sia. E abbiamo subito la netta percezione che, da lì in avanti, la nostra vita non sarà mai più la stessa.

Altre volte, invece, siamo talmente sopraffatti dagli eventi e dalle circostanze, che non abbiamo minimamente il sentore di tutto ciò. Fino a che, almeno, non ci fermiamo, ci guardiamo indietro e ci accorgiamo di quanta strada abbiamo fatto, ricordandoci da dove eravamo partiti.

Non sappiamo quale di questi due sia il caso di Federico Gatti.

Sappiamo solo che, 3 anni fa, questo ragazzotto di 190 cm, con la sua divisa bianca, al centro della quale campeggia una curiosa fascia colorata di blu, giallo e rosso, si apprestava, con il suo Verbania, ad affrontare il Ligorna 1902, per il girone A della serie D.

Pochi giorni fa, invece, vestendo la casacca colorata dell’azzurro più bello che c’è, con la Nazionale Italiana ha rubato palla a un certo Raheem Sterling rilanciando il contropiede.

3 anni di sacrifici, speranze e determinazione. 3 anni, soprattutto, di un continuo lavoro che ancora non è finito.

Il mediano del Pavarolo

“Mica male questo centrocampista. Piedi buoni e fisico possente, bravo tanto a impostare l’azione quando a sporcare il gioco avversario. Con lui possiamo veramente ambire al salto di qualità”.

Siamo a Pavarolo, 1150 abitanti nel versante sud delle colline del Po, provincia di Torino. I dirigenti della biancorossa squadra locale si stanno godendo il loro freschissimo nuovo acquisto.

Si chiama Federico Gatti, è nato a non molti chilometri di distanza, a Rivoli, e gioca appunto come centrocampista centrale. È un ragazzo del Filadelfia, da quando Giorgio Boscarato, osservatore granata, lo ha prelevato dal settore giovanili del Chieri per portarlo, appunto, al Torino.

Al Toro Fede gioca addirittura da trequartista. Poi si accorgono che i suoi 190 centimetri potrebbero fare molto comodo qualche metro più indietro, e si disimpegna allora da centrale della mediana.

Dai Giovanissimi Nazionali granata è passato poi all’Alessandria, per finire infine, chissà come, al Pavarolo.

Il salto di qualità che i suoi dirigenti sognano guardandolo giocare con la Juniores è quello che porterebbe i biancorossi dalla Promozione all’Eccellenza. Avverrà, nel 2015, e in quella stagione Federico Gatti viene pure premiato come miglior giovane del campionato (ha appena 17 anni).

L’Alessandria, che ne detiene gelosamente il cartellino, lo rimanda a Pavarolo dopo un breve e infruttuoso prestito al Saluzzo. Fino a che, nell’estate del 2018, non arriva il Verbania a portarselo in serie D. Con Fede che nel frattempo è stato spostato come difensore centrale. Gli hanno detto: “Lavora e impara, vedrai che potrai fare strada”.

E lui così fa, senza proferire verbo. E chissà se quel trasferimento a Verbania gli ha dato la percezione di come le cose stiano cambiando.

Federico Gatti: un ragazzo qualunque

Nel frattempo Fede alterna il calcio al lavoro.

La sua d’altronde è la storia di un ragazzo normalissimo. Un ragazzo con un sogno e che, presto o tardi, ha dovuto fare i conti con la dura realtà.

Se il percorso in un settore giovanile importante, come quello del Torino, nutrivano di speranze la famiglia Gatti sul fatto che il ragazzino avrebbe potuto fare carriera nel mondo del calcio, l’Eccellenza piemontese fa scoprire loro che non si può campare di solo pallone.

Il papà, oltretutto, è pure rimasto disoccupato. Cose che succedono, purtroppo, anche al miglior padre di famiglia. E Federico, come qualsiasi figlio con la testa sulle spalle, si dà da fare. Di sera si allena per imparare a marcare, a fare la diagonale, ad iniziare pulita l’azione giocando la palla a terra. Di giorno passa dal costruire case al montare serramenti, passando per i mercati generali e l’impiego come riparatore di tetti.

Ha conosciuto il lavoro, quello vero. Gli hanno insegnato la pazienza che serve prima di poter vedere il prodotto finito. Gli hanno spiegato che, senza un adeguato lavoro di squadra, non si và da nessuna parte.

E soprattutto ha capito che, se nella vita vuoi coltivare un sogno, devi imparare a soffrire. Ad allenarti anche quando hai la schiena a pezzi, a metterti i calzettoni anche quando hai gli stinchi graffiati dai calcinacci, e i piedi gonfi di chi ha trascorso 8 e passa ore con indosso le scarpe antinfortunistica.

Esperienze di vita. Vanno vissute, comprese e messe via. Perché ogni giorno che il buon Dio manda sulla terra è un buon giorno per imparare qualcosa di nuovo.

Uno stadio così, con campioni così

“Mamma mia, guarda qua: Roberto Baggio, Paolo Rossi. Che roba. Quello invece è Stefan Schwoch. Meno male che si è ritirato da anni, marcarlo sarebbe stata una gran brutta gatta da pelare. Quello invece è Giacomelli, lui oggi invece c’è e ci darà dei pensieri”.

30 settembre 2020.

Federico, insieme ai compagni di squadra della Pro Patria, è appena sceso dal pullman, e sta percorrendo il tunnel che li accompagna negli spogliatoi dello stadio Romeo Menti di Vicenza.

In programma c’è la sfida di Coppa Italia contro i biancorossi di Mimmo Di Carlo.

La Pro Patria di Javorcic milita in serie C. Sa che sarà durissima, contro una squadra che si appresta invece a disputare il campionato di B. I bustocchi, oltretutto, sono una squadra molto giovane, che ha come obiettivo la semplice salvezza. Molti di quei ragazzi sono alle prime esperienze nel calcio professionistico.

Federico è uno di questi. E sta osservando le foto dei grandi campioni, che hanno fatto la storia del club berico, con occhi sognanti.

La Pro Patria, quella sera, darà un gran filo da torcere al Lanerossi , capace di imporsi 3 a 2 solo dopo i tempi supplementari.

Federico Gatti, dal canto suo, metterà a referto i suoi primi 91 minuti di calcio vero. Al fischio finale guarda gli spalti, semivuoti a causa della pandemia, di uno stadio così grande. Guarda di nuovo quelle foto, appese alle pareti. E pensa:

“Un giorno voglio giocare in uno stadio così, ma pieno di gente. E mi piacerebbe marcare uno di questi grandi campioni”.

Appena montato in pullman, questi pensieri svaniscono. La testa sa che c’è ancora molto lavoro da fare.

Ma chissà, forse lì, in quel tunnel, anche per un solo momento ha pensato: “ce la sto facendo”.

Gatti, il ragazzo in camicia

31 gennaio 2022. A Torino la temperatura è di qualche grado sopra lo zero.

Tra i piumini e i giubbetti invernali, da una macchina scura scende un ragazzo in camicia bianca. Che saluta velocemente i tifosi presenti e si dirige all’interno del centro medico per effettuare le consuete visite propedeutiche al tesseramento.

Non è un ragazzo che soffre di colpi di calore improvvisi. È semplicemente un giovanotto emozionato e agitato, che si appresta a fare il passo più grande della propria carriera.

Qualche ora dopo poserà a fianco di Federico Cherubini con la sua nuova maglia, a strisce bianconere. Una delle più famose al mondo. Dietro il suo nome non c’è ancora, perché il club ha deciso di lasciarlo altri 6 mesi a Frosinone. Ci sarà presto comunque.

Dovrà scegliersi un numero. Magari il 3 lasciato libero da capitan Chiellini, che prima di stringergli la mano lo ha anche incoronato: “Ah, ecco il mio erede”.

Ora tutti sanno che Federico Gatti è un nuovo giocatore della Juventus.

Sono bastati pochi mesi al Frosinone, sotto le amorevoli cure di Fabio Grosso. Tante partite e qualche gol per far capire a tutti di aver imparato eccome a fare il difensore. La Vecchia Signora, come spesso accade, è stata la più lesta a muoversi per accaparrarsi il suo futuro. Lasciandolo però in Ciociaria, a finire il lavoro cominciato.

Poi sarà uno da cui ripartire. Sarà una nuova Juve. Dei senatori del passato il solo Bonucci continuerà imperterrito. Per il resto la parola d’ordine sarà “ricostruire”. Ricostruire un gruppo affiatato, con un dna vincente. Un dna da Juve.

E chi meglio di un ex muratore può saper dire cosa si intenda per “ricostruzione”? Nessuno appunto. Come nessuno ha dubbi che qui, Fede, abbia avuto la certezza che nella sua vita, di lì a breve, sarebbe cambiato tutto.

Inghilterra - Italia

Sabato 11 giugno 2022. Stadio Molineux di Wolverhampton.

George Best, dal televisore del suo vicino, a Belfast, seguiva le imprese degli Wolves in quell’impianto e sognava di diventare un campione.

Oggi, in quello stesso posto, un altro ragazzo inizia il suo lungo percorso. Che difficilmente lo porterà ai livelli del 7 dello United. Ma che spera possa fregiare anche lui dell’epiteto di “campione”.

Mister Mancini glielo ha già anticipato da qualche giorno: “Contro gli inglesi giochi tu”. E nella riunione tecnica pre-partita glielo ha confermato. Maglia numero 3. Centrale di una difesa a 4 insieme a Di Lorenzo, Acerbi e Di Marco.

Di fronte l’Inghilterra di Southgate che, a differenza degli Azzurri, ha confermato buona parte del blocco di giocatori che hanno giocato (e perso) l’Europeo l’anno prima. Ci sono quindi Jack Grealish, Mason Mount, Raheem Sterling, Tammy Abraham. Nella ripresa entrerà pure il super-bomber Harry Kane.

Gente abituata a giocare la Coppa dei Campioni, a vincere titoli su titoli, a guadagnare palate di milioni.

Di fronte a loro un ragazzo promettente, ma che non ha ancora messo piede in uno dei massimi campionati.

Li annullerà tutti, uno a uno. Gigione Donnarumma non dovrà mai chinarsi per raccogliere un pallone dal fondo del sacco. Finirà 0 a 0.

È un Italia giovane, sperimentale. Roberto Mancini, dopo la debacle della mancata qualificazione Mondiale, ha dovuto buttare giù tutto. E ora deve ricostruire.

Per un compito così non poteva non affidarsi a uno come Federico Gatti. Uno che sta ancora lavorando. Non lo fa più in cantiere, o ai Mercati Generali. Lo fa ugualmente però tutti i giorni, in campo, per essere migliore e per provare a diventare il campione che ha sempre sognato.

Uno che, dove vede scritto “lavori in corso”, non cambia strada. Si ferma, si rimbocca le maniche e si mette all’opera anche lui.

Anche ora che la sua vita, possiamo dirlo, è inevitabilmente cambiata.

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