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Cristiano Lucarelli, Livorno o muerte!

Lucarelli a Livorno è stato bomber, capitano, allenatore e molto di più. Una corda invisibile lo lega, da sempre, alla squadra della sua città. E che gli altri si tengano pure i loro miliardi…
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Cristiano Lucarelli - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Quella tra Cristiano Lucarelli e il Livorno è molto più di una storia d’amore. È un legame viscerale, indissolubile. Di quelli reali, che ti portano alle volte ad avere degli scontri, anche duri. Ma che proprio per questo sono veri e sinceri, e perdurano nel tempo.

Per Cristiano Livorno è casa, perché ci è nato e cresciuto. È il posto dove ha probabilmente scritto gli anni migliori della propria carriera, portando i labronici a toccare vette che non raggiungevano da decenni. È sentimento, perché è l’unica ragione al mondo che lo ha portato, talvolta, a fare follie. Che follie non sono, se il tuo cuore è smosso da un certo tipo di emozioni.

Che Guevara, per lui un idolo, da sempre, durante la rivoluzione cubana del ’59 diceva “Patria o Muerte!”.

Ed è così che si potrebbe riassumere la vita calcistica di Cristiano.

" Livorno o muerte! "

La lunga strada verso casa

Il tragitto che riporta Cristiano a casa, dopo gli inizi con le maglie del Cuoiopelli e dell’Armando Picchi, è un lungo itinere tortuso, da nord a sud fino ad arrivare, addirittura, in Spagna.

Dopo gli inizi in Toscana, infatti, Lucarelli detona definitivamente in due stagioni, una a Cosenza e l’altra a Padova, che lo pongono subito sotto la lente di ingrandimento dei grandi club di serie A.

L’Atalanta riesce, alla fine, a strapparlo al fantastico Parma di quegli anni. A Bergamo retrocede, ma si dimostra all’altezza della categoria. E accetta l’offerta del Valencia, dove Claudio Ranieri sta creando una vera e propria colonia italiana.

Al Mestalla è sfortunato, perché un infortunio ne limita clamorosamente le potenzialità. Torna allora in Italia, e a Lecce diventa il miglior marcatore nella storia dei salentini in Serie A (prima che arrivi Chevanton a prendersi questo primato). Bene anche a Torino, dove si toglie pure lo sfizio di timbrare la Juve nel derby della Mole più pazzo di sempre (quello della “buca di Maspero” per intenderci).

Il gol di Cristiano Lucarelli con la maglia del Torino nel derby contro la Juventus

Cuore vs ragione. Non c’è partita.

A questo punto, il bivio: continuare a giocare ai massimi livelli, accettando la proposta di una delle tante squadre che si fanno avanti per lui (proponendo oltretutto lauti ingaggi), oppure seguire le ragioni del cuore, che la ragione, si sa, non conosce.

A quel tempo chi conosce bene Cristiano, sa già la risposta. È un genuino, un uomo pane-al-pane vino-al-vino. Innamorato di calcio, e dello sport in generale, tanto da avere un personalissimo sito web in cui racconta storie e aneddoti (www.cristianolucarelli.it). Non è mai stato un vanaglorioso, non ha mai avuto l’ossessione di dover per forza arrivare là. L’ambizione sì, come tutti. L’ossessione no.

A Cristiano piace giocare a pallone. E gli piace farlo col sorriso.

Nel suo libro postumo “Tenetevi il miliardo” spiegherà le ragioni che lo porteranno ad accettare la proposta del Livorno, in serie B, rinunciando ad ingaggi molto più onerosi e a palcoscenici ben più prestigiosi, per giocare finalmente per la sua gente.

Una delle più belle lettere d’amore che un atleta possa scrivere per la propria squadra.

L’era Cristiano in amaranto

L’effetto-Lucarelli sul Livorno è immediato. La coppia gol con Igor Protti fa paura. Lui ne butta dentro 29, arrivando appena dietro a uno strepitoso Luca Toni in classifica marcatori, e la squadra di Mazzarri centra la promozione in serie A che mancava da più di mezzo secolo, 55 anni per la precisione.

A quel punto il Livorno, per sua ferma volontà, riscatta anche l’altra metà del cartellino. Ora è un labronico al 100%. Come è sempre stato. Maglia numero 99 sulle spalle (secondo lui, l’anno di nascita del figlio, per altri l’anno di fondazione delle Brigate Autonome Livornesi).

Già così sarebbe una bellissima storia, con tanto di lieto fine cotto e servito.

Ma Cristiano fa di più. In serie A la butta dentro 24 volte e si laurea capocannoniere, portando il Livorno ad un passo dall’Europa.

Livorno: Cristiano Lucarelli = Cristiano Lucarelli: Livorno

Il sogno azzurro

L’Europa solo sfiorata l’anno prima arriva nell’annata 2005-06. Anno in cui Lucarelli ha pure l’occasione di esordire in Nazionale, con Marcello Lippi che lo convoca, venendo premiato da un gol alla Serbia in amichevole. Sfiorato la convocazione al Mondiale del 2006, Cristiano torna in Nazionale, dove nel frattempo è arrivato ad allenare il suo ex mister Roberto Donadoni. Segna pure una doppietta al Sudafrica, e chiude la sua parentesi in azzurro con 6 presenze e 3 gol. Mica male.

Cristiano Lucarelli in gol con la maglia Azzurra

Come si diceva, porta il Livorno in Coppa Uefa, dove segna i suoi primi gol europei.

Poi, come accade a tante storie tra innamorati, anche questa si interrompe. E il 13 luglio 2007 decide di andare alla scoperta del calcio dell’ex Unione Sovietica, accettando la proposta dello Shakthar Donetsk. Per giocare la Coppa dei Campioni.

Cristiano Lucarelli segna il suo primo gol in Champions League

Ultimo tango al Picchi

Se però sei livornese e hai avuto la fortuna di nascere in riva a quel mare, di respirare quegli odori, di percepire quel qualcosa nell’aria che solo lì c’è, non sei destinato a rimanere per troppo tempo via da casa.

15 luglio 2009. Il Livorno ufficializza il ritorno di Cristiano Lucarelli in maglia amaranto. In prestito, dal Parma.

Sarà solo per un anno. Non sarà sufficiente per salvare i labronici, ma sarà un anno utile a rilanciare la carriera di Cristiano, che si guadagnerà, finalmente, la chiamata di una big, il Napoli in questo caso, che lo vorrà con se come vice-Cavani. Due stagioni complicatissime, segnate da una rottura del crociato che, se hai 35 anni, rischia di porre fine anticipatamente alla tua carriera. Ed è proprio questo il caso, dal momento che Lucarelli deciderà poco dopo di lasciare il calcio giocato per cominciare un’altra vita da Mister, seguendo le orme dei propri maestri.

Un mister di cuore

Tutto finito, direte voi. E invece no.

6 luglio 2018. La data del terzo ritorno di Cristiano Lucarelli a Livorno. La sua Livorno. Questa volta non più nelle vesti di bomber, ma in quelle di allenatore.

Esperienza totalmente da dimenticare. Esattamente 4 mesi dopo il suo arrivo il presidente Spinelli, con il quale il rapporto è sempre stato di amore-odio, lo caccia, con la squadra ultima in classifica. 

Alla quel gruppo mancava proprio un Cristiano Lucarelli. Un bomber (misero il bottino dei vari Giannetti, Raicevic e Murilo), un capitano (senza nulla togliere a un altro campione dal cuore grande come Andrea Luci), un’anima.

Attualmente Cristiano si sta ritagliando il suo spazio nel mondo. Dagli addetti ai lavori è considerato un bravo allenatore, vittima talvolta del suo carattere, altre di qualche scelta sbagliata. 

Con la Ternana è riuscito a stravincere un campionato di serie C battendo ogni sorta di record. E ora sta provando a salvare le Fere, tenendole il più possibile distanti dalla zona rossa della cadetteria.

In realtà però stiamo tutti aspettando che il richiamo della propria terra torni a riecheggiare nel suo padiglione auricolare. Il Livorno, al momento, è caduto totalmente in disgrazia, invischiato nella sabbia e nel fango dei campi dell’Eccellenza Toscana.

Ma siamo tutti certi che, semmai un giorno ci fosse bisogno di lui, alla parola “Livorno” Cristiano Lucarelli risponderà sempre e comunque “presente”.

" Fino alla vittoria. Livorno o muerte! "
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