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Raúl García, il guerriero del pueblo

Alla scoperta di Raúl García, guerriero del pueblo che ha sposato una vita in rosso e bianco. È uno dei pochi ad aver superato le 500 presenze in Liga.
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Raul Garcia - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Raúl García è un calciatore che non vende fumo. No apparenza, no fronzoli, no facciata. Ma soprattutto no parole a caso: è tutto pesato, pensato, bilanciato. Un po’ come il suo ruolo in campo. Dice le cose come stanno, sempre, sia ai giornalisti, in conferenza stampa, sia sui social, terreno pericoloso al giorno d’oggi dove spesso vale tutto, anche insultare senza un vero e proprio motivo. Ha qualche account privato, giusto per relazionarsi con familiari e amici, ma di pubblico proprio zero. Raul, o «Rulo» per chi di calcio spagnolo ne ama anche i soprannomi, preferisce il faccia faccia e discutere, se necessario. Anzi, meglio. Raúl García è un calciatore che ama il confronto, adora l’armonia all’interno di un gruppo purché sia vera, sincera. Uomo del pueblo che nella ‘provincia’ ha trovato la sua dimensione. Crede fermamente che i momenti migliori, nella vita come nello sport, siano sempre… i peggiori. E’ proprio da quelli che impari e cresci. E raggiungi l’obiettivo. Vincere.

Una Leggenda

Raúl García Escudero è di Pamplona, Navarra. Un grande «vecchio» che continua a fare la differenza anche a 34 anni. A luglio saranno 35. Tra Osasuna, Atletico e Athletic ha superato il traguardo delle 500 presenze in Liga con la ciliegina dei 100 gol. Un mostro sacro in provincia che ha anche vinto tanto: sette titoli in rojiblanco, uno da quando si trova a Bilbao. E ne avrebbe potuto alzare un altro quest’anno ma il suo percorso in Copa del Rey si è fermato in finale, perdendo proprio contro i cugini della Real Sociedad.

Il rammarico del Cholo

Nel 2015 ha dato il meglio di sé vincendo una Liga e arrivando in finale di Champions League contro il Real Madrid. A proposito, il Cholo Simeone si pente ancora oggi di averlo fatto uscire al minuto 66 perché, probabilmente, con Raul Garcia in campo, Sergio Ramos non avrebbe segnato il gol del pareggio proprio nei minuti finali di partita. Già. Il «Rulo» infatti è uno specialista dei colpi di testa, fortissimo non tanto per l’altezza – è 1,84 – quanto per il tempismo. Sceglie sempre il momento giusto sia per inserirsi sia per colpire, il suo ruolo è quello di trequartista ma di fatto puoi trovarlo per tutto il campo: difende, aggredisce, passa e segna. Fuori è un tipo timido ma quando si mette gli scarpini diventa un guerriero a cui non sfugge nulla. Ha un solo difetto: fatica ad essere un calciatore felice. Il motivo è semplice, ovvero perché vuole sempre un po’ di più. Se tutti dicono «grandissima partita» lui pensa «abbiamo fatto bene, possiamo fare meglio». Esigente, ambizioso. Vivo. Raúl García fa fatti, non vende fumo. E porta in alto la provincia.

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