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Massimiliano Alvini, duro come il cuoio

Due percorsi paralleli, quello della Cremonese e di Massimiliano Alvini, che ora finalmente si incrociano, per realizzare l’uno i sogni dell’altro. Nemmeno uno sceneggiatore da Oscar avrebbe mai previsto un percorso così.
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Massimiliano Alvini - Illustrazione Tacchetti di Provincia

L’estate del 2022 è senza dubbio contrassegnata dal ritorno della Cremonese in serie A. L’ultima volta che i grigio rossi hanno calcato i campi della massima serie era nel 1996, con l’indimenticato Gigi Simoni in panchina. Ben 26 anni fa.

26 anni fa un giovane nativo di Fucecchio, di nome Massimiliano Alvini, si aggirava per le aziende dell’entroterra toscano commerciando pelli. Un lavoro come tanti, da alternare alla sua grande passione: il calcio.

Ci vuole davvero tanta immaginazione per capire cosa sia accaduto in questi 26 anni. Un infinito roller coaster, ma d’altronde la vita è proprio questa: è ciò che ti succede mentre sei intento a programmare tutt’altro.

Il 9 giugno 2022 quel signor Alvini di Fucecchio viene chiamato per guidare la Cremonese stessa, nell’anno del suo ritorno in serie A.

Clamoroso a Ponte a Egola

Per il mondo del calcio Massimiliano Alvini è soprattutto l’artefice del miracolo Tuttocuoio. Il club del comune di San Miniato, anzi per la precisione di Ponte a Egola, che una volta si chiamava, più banalmente, Ponteaegolese, e che cambia poi la sua denominazione, per meglio identificarsi con il comprensorio del cuoio, che da quelle parti domina l’industria manifatturiera.

Alvini, che come detto col cuoio ci lavora ancora, rileva la guida del club in Promozione e lo porta, nel giro di pochissimi anni, addirittura in Terza Serie, in Lega Pro, tornata in formato unico dopo la riforma dei campionati.

Un autentico miracolo sportivo, che posiziona Ponte a Egola sulla mappa del calcio italiano. E che mette in circolazione il nome di questo allenatore, che a suon di 3-4-1-2 e calcio spregiudicatamente propositivo, spicca ben presto il volo, verso piazze più strutturate per “fare calcio”, come Pistoiese e Albinoleffe.

La realtà, però, è che il percorso di questo allenatore, classe 1970, parte da ben più distante.

Amatori e Promozione

Nella stagione 95-96, mentre la Cremonese di Simoni vede l’ultima alba da squadra di serie A, Massimiliano è allenatore-giocatore di una squadra di amici, che milita nel campionato UISP. Calcio amatoriale, per farla in breve.

Un grave infortunio lo costringe, a soli 30 anni, ad abbandonare il football giocato e a dedicarsi completamente all’attività di allenatore. Il tutto nelle ore di libertà che il suo lavoro gli concede.

Ben presto passa al Signa, dove dapprima allena gli juniores, per poi passare alla prima squadra. Vince un campionato di Promozione. Rivince lo stesso campionato qualche anno dopo, stavolta alla guida del Quarrata, con cui finalmente riesce ad allenare in Eccellenza.

Ma la chiamata del Tuttocuoio lo costringe a scendere nuovamente di una categoria. Senza sapere che quello sarebbe stato il suo definitivo trampolino verso il successo.

Una splendida Reggiana

Il mondo del “calcio da bar”, che poco si cura del calcio dilettantistico, conosce il suo nome solamente dal 2014 in poi.

Alvini viene infatti chiamato a guidare la Reggiana. Il club, appassionato dal percorso di questo self-made man, gli affida la panchina di una compagine alla ricerca di riscatto definitivo, che da troppi anni stagna in serie C.

A Reggio Emilia Massimiliano riesce subito a dare la propria impronta sul gruppo di ragazzi che allena. La Regia gioca meravigliosamente bene, un calcio sempre votato all’attacco, a tratti spettacolare. I maligni dicono che solo l’interruzione di fine febbraio di tutti i campionati, dovuta alla dilagante pandemia, gli tolga l’opportunità di rimontare il più strutturato Vicenza di Domenico Di Carlo, scalzandolo dal primo posto che vale, ai biancorossi, la promozione d’ufficio.

Poco male, perché la Reggiana disputa i playoff da assoluta protagonista, e li stravince, centrando un meritatissimo ritorno in serie B.

Ad avvalorare tutto ciò, a fine anno ad Alvini viene pure consegnata la Panchina d’Oro, come miglior allenatore della categoria.

La dura serie B

Di quanto sia duro e difficile il campionato cadetto, il mister se ne accorge subito.

La Reggiana non è pronta e strutturata, a livello di rosa, né per supportare le idee del proprio allenatore né per competere con le altre di B. Arriva un’amara retrocessione, e il conseguente divorzio con il mister.

L’anno successivo Alvini è a Perugia. Con il Grifo centra l’agognato obiettivo playoff, salvo poi smaltarsi fragorosamente contro il Brescia, che elimina gli umbri ai tempi supplementari del primo turno.

Cremona teatro dei sogni

Inizio estate del 2022. Cremona.

Il club del Torrione ha appena salutato il mister della Promozione, Fabio Pecchia, rimasto in cadetteria perché affascinato dal progetto di rinascita del Parma.

Tocca trovare un nuovo allenatore, che abbia voglia di misurarsi con un campionato tremendo come la serie A, e che accetti anche le limitate disponibilità economiche del club grigio rosso in sede di calciomercato. “Bisogna fare con quello che si ha”.

Ora, quando ti ritrovi in un mare pieno di squali, le possibilità che tu hai, in quanto piccolo pesce, sono due: rimanere passivo, accontentandoti degli avanzi, col forte rischio di essere poi divorato dagli squali stessi; oppure lottare, cercando di difenderti attaccando, per guadagnarti con la forza il necessario per sopravvivere.

A Cremona scelgono l’opzione B. E sulla panchina chiamano proprio Massimiliano Alvini.

“Se la nostra, in massima serie, sarà una comparsata, un cameo, poco importa: faremo in modo di rendere a tutti la vita difficile, e lotteremo su ogni campo per guadagnarci il necessario per sognare la salvezza”

The sentimental One

Le prime giornate di questo campionato hanno confermato le impressioni. La Cremonese gioca molto bene a calcio, e contro di lei si fa davvero fatica. In rosa, tuttavia, ci sono tanti giocatori ancora non pronti a misurarsi con la serie A. Forse troppi, ma questo sarà il campo, giudice estremo, a dirlo.

Quello che balza però agli occhi di tutti, è l’atteggiamento con cui Mister Alvini si è approcciato al primo campionato di serie A della propria vita.

Via la maschera di mister navigato, quasi sempre imbronciato e poco incline a lasciar trasparire i propri sentimenti. Gli occhi del mister sono gli occhi di un uomo qualsiasi che ha coronato il proprio sogno, e che ora è intenzionato a godersi ogni singolo istante di questa fantastica realtà.

Scatenato in panchina, per telecomandare i propri ragazzi. Con gli occhi lucidi a fine partita, quando con il cellulare, una volta rimasto da solo in campo, filma lo stadio Olimpico di Roma, probabilmente con l’intento di mandare ai propri cari quel filmato, per dire a tutti: “Guardate dove sono arrivato”.

Non ha nascosto nessuna delle proprie emozioni nemmeno il giorno prima di giocare a San Siro. Lo ha detto chiaramente: “per me è già un sogno salire quei gradini”.

In tempi moderni come quelli che stiamo vivendo, è vero che lo stress quotidiano e i nostri impegni rischiano di non farci vedere e apprezzare fino in fondo le meraviglie che ci circondano.

Ed è vero che a volte la durezza di un uomo è direttamente proporzionale alla facilità con cui è in grado di esternare i propri sentimenti. Perché scopre un lato fragile di sé, senza paura di essere lì colpito mortalmente.

Mister Alvini, il mister del Tuttocuoio, proprio per questo è uno dei migliori in questo mestiere. Un uomo duro, proprio come il cuoio.

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