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Edoardo Reja, il teorema di Edy

Edy Reja colui che ha posto le basi per i recenti successi di Napoli, Lazio e Atalanta. Il mago delle promozioni dalla B alla A, ben 4 in carriera, in 4 piazze diverse.
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Edoardo Reja - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Il successo del Napoli, che a breve alzerà al cielo il terzo, sospiratissimo, scudetto della propria storia, parte da molto distante. Dal 2005 per la precisione. Quando Aurelio De Laurentiis, da poco diventato patron e presidente del Napoli, in seguito al fallimento della precedente gestione, affida a Edoardo Reja la panchina del club azzurro, impelagato in serie C.

Edoardo Reja è un allenatore già molto esperto, in quell’anno. Classe 1945, prima esperienza da allenatore addirittura nel 1979, al Molinella. Eppure il presidente, con lui, sa di andare sul sicuro.

Si affida al cosidetto “teorema di Edy”: quella perfetta combinazione di calcio essenziale, pratico ed efficace che hanno reso l’allenatore friulano uno dei più vincenti e abili nel passaggio di categoria.

Conta infatti ben 4 promozioni dalla B alla A nel proprio percorso: prima a Brescia, poi a Vicenza, quindi a Cagliari. L’ultima proprio a Napoli, squadra che conduce dalla serie C1 direttamente alla serie A, fino addirittura a una clamorosa qualificazione, da neopromosso, alle coppe europee.

Prima di lasciare che siano altri a continuare il lavoro, e a prendersi ora la gloria del successo

Lo stregone di Lucinico

Edoardo Reja nasce a Lucinico, provincia di Gorizia. Terra di confine, che se è vero che attinge dall’una e dall’altra parte, altrettanto vero è che ti costringe all’essenzialità, alla dura realtà, e a prendere spesso decisioni repentine.

Centrocampista, a cavallo tra gli anni 60 e 70, scovato dal brillante presidente della Spal Paolo Mazza, insieme ad altri giovani talenti, come Fabio Capello, Adriano Zanier e Luigi Pasetti, con cui vince il Campionato Primavera. Poi tanti anni a Palermo, fino all’Alessandria per finire poi con una manciata di presenze al Benevento. Poche maglie indossate da calciatore, molte di più saranno le panchine in cui si siede.

Nel 1979 decide di cimentarsi nel ruolo di allenatore. Dopo gli inizi, come detto, al Molinella, in provincia di Bologna, torna nella sua Gorizia, per allenare le squadre limitrofe: dal Monselice al Pordenone, dalla Pro Gorizia al Mestre, passando per Treviso.

Poi il Pescara lo chiama per allenare la Primavera, nel 1987. Due anni dopo, in seguito all’esonero del grande Ilario Castagner, lo promuove in Prima Squadra, facendogli così iniziare a respirare il calcio che conta, in quel caso quello della serie B.

Il Re Mida della B

I primi successi, seppur non annoverati nel palmares, li ottiene a Cosenza, salvando la squadra in serie B dopo un clamoroso spareggio contro la Salernitana, e mancando l’ancor più clamoroso salto in serie A per un solo punto, l’anno successivo.

Nel 1997 la prima promozione, ottenuta alla guida del Brescia, con Lele Adani pilastro della difesa (a fine anno sarà il giocatore con più presenze) e Maurizio Neri, lì davanti, a fare gol.

Sfiora un'altra promozione consecutiva con il Torino, dopo essere subentrato all’improbabile coppia Souness-Camolese, nel 1998. Nel 1999 la prima esperienza in serie A, chiamato dal Vicenza per sostituire l’esonerato Franco Colomba.

Non riesce a salvare la squadra, che retrocede in serie B. L’anno successivo, però, stravince il campionato cadetto, grazie soprattutto a quella che, all’epoca, era una vera e propria corazzata, guidata dal magico tridente Comandini-Bucchi-Luiso.

La terza promozione, quindi, a Cagliari, nel 2004. Confermando a tutti la certezza del “Teorema di Edy”, una specie di Re Mida della Serie B, in grado di trasformare in oro ogni cosa toccata, ogni squadra allenata.

L'oro di Napoli

Il primo anno a Napoli non segue le aspettative, della piazza e della nuova proprietà.

Reja subentra a Gianpiero Ventura verso metà campionato, ma il primo posto è ad appannaggio del Rimini, che vola in serie B. Gli azzurri arrivano terzi, ma perdono i playoff contro gli arci-rivali dell’Avellino.

Si sceglie però di confermare la fiducia al tecnico goriziano, certi del riscatto l’anno successivo. E di puntare, oltre a lui, sui leader del gruppo, che costituiranno anche l’ossatura del Napoli pronto alla scalata verso le categorie che maggiormente competono al club: i vari Grava, Montervino, Gianello, Sosa e Calaiò.

L’anno seguente l’agognato ritorno in B arriva. E il Napoli di Reja, nonostante una cadetteria extralusso, vista la contemporanea presenza di club come Juventus e Genoa, ottiene subito una nuova promozione, stavolta in serie A. La quarta in carriera per Edy.

Anche per la serie A il mister ha grandi progetti. Sa che il Napoli non può recitare il ruolo da comparsa, anche nel massimo campionato.

Convince perciò il presidente a investire su due giocatori in particolare, che si riveleranno ben presto essere l’oro di Napoli: lo slovacco Marek Hamsik, detto Marekiaro, e l’argentino Ezequiel Lavezzi, “El Pocho”.

Il primo anno il Ciuchino si qualifica per l’Intertoto (vincendolo poi). Quindi, la stagione successiva, arriva direttamente la qualificazione in UEFA, dando il là a un lungo periodo di ribalta per il club, fino all’oramai certo scudetto di quest’anno.

La strada verso il successo

Dopo Napoli la carriera di Edy si rilancia ulteriormente. Arrivano anni importanti alla Lazio, con un rapporto di costante amore-odio con il presidente Lotito (ma lui, di presidenti vulcanici, se ne intende eccome).

Anche a Roma pone le basi per i successi degli anni successivi, che vedranno i biancocelesti protagonisti soprattutto nelle coppe.

Idem a Bergamo, dove viene chiamato per salvare l’Atalanta, che poi decollerà definitivamente con l’approdo di Gianpiero Gasperini.

C’è spazio anche per qualche esperienza fuori Italia, infine (lui che già aveva allenato, subito dopo Napoli, i croati dell’Hajduk Spalato). Accetta infatti l’incarico di commissario tecnico dell’Albania, succedendo ai connazionali Gianni De Biasi e Christian Panucci.

Quindi, il 2 marzo di quest’anno, il ritorno sulla panchina di un club, per guidare il Gorica, ultimo nel campionato sloveno.

Perché la leggenda del “Teorema di Edy” ha oramai oltrepassato i confini nazionali

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