Roberto Maltagliati: promosso a pieni voti
Nelle categorie dilettantistiche milanesi, tra il 1989 e il 1992, c’è un giovane difensore ventenne cresciuto nelle fila del Torino che sogna altri palcoscenici. Con il Corsico, formazione del milanese, ottiene la promozione in Interregionale al primo anno, mantiene la categoria e rischia di salire in C2 nel 92. Segna, nelle due stagioni, anche due reti.
Le sue prestazioni da leader della retroguardia, forte fisicamente e dominatore nel gioco aereo, non lo fanno passare inosservato e lo portano in C2 alla Solbiatese, nel 1992/93. Questo calciatore di prospettiva è Roberto Maltagliati, e quella ottenuta col Corsico è solo la prima di una serie di promozioni guadagnate nella sua lunga carriera.
Il ritorno nella Mole
Con la formazione varesotta, si ritrova a condividere il reparto arretrato con futuri Serie A, Emanuele Brioschi e Amedeo Mangone. Gioca tutte le partite e la difesa in effetti si rivela un ottimo lucchetto, contribuendo a far classificare la Solbiatese quarta.
A 24 anni, per Maltagliati arriva la chiamata che vale la svolta: il Parma si fa avanti e lo porta in massima serie. Coi ducali, guidati da Nevio Scala, arriva quinto, vince in estate la Supercoppa Europea e il centrale esordisce in A, timbrando dieci presenze, la prima delle quali il 2 gennaio 1994 a Piacenza; inoltre, gioca i quarti di Coppa delle Coppe ad Amsterdam contro l’Ajax (0-0 il risultato).
In estate, c’è nostalgia di casa: il Torino del presidente Calleri fa sul serio e lo acquista in comproprietà per un miliardo di lire. La 1994/95 è la stagione della consacrazione, vista la fiducia accordatagli dal tecnico Rampanti prima e da Sonetti poi. Gioca 32 gare e i granata disputano un campionato abbastanza tranquillo, dopo un inizio complicato, trascinati dai gol di Rizzitelli e Abedi Pelè giungono undicesimi. Inoltre, si tolgono la soddisfazione di aggiudicarsi entrambi i derby con la Juventus, gli ultimi vinti dal Toro per 20 anni e che faranno dire a Maltagliati di essere una soddisfazione “pari all’aver vinto dieci scudetti”, nonostante sul secondo ci sia il suo zampino, ma in negativo: segna l’autogol del momentaneo 1-1, prima della firma di Rizzitelli.
I problemi economici della società sono lo specchio di un periodo tutt’altro che esaltante per i torinisti, che l’anno dopo, orfani per un periodo di Abedi Pelè impegnato in Coppa d’Africa e nonostante il ritorno della bandiera Cravero, vedono alternarsi tre allenatori (Sonetti, Scoglio e Lido Vieri) e non riescono ad evitare la retrocessione. La difesa, composta da Maltagliati, Angloma, Milanese e Falcone non fornisce la stessa sicurezza dell’anno precedente ed emblematico della stagione negativa del Torino è il fallo di mano plateale di Maltagliati in Lazio-Torino, che porta alla punizione del pareggio al 93’. Ma è chiaro che il difensore non abbandona la nave nelle difficoltà e si prepara a riportare in A la sua squadra.
La risalita verso la A e l’addio al Toro
La società ha bisogno di tempo per riassettarsi, ma il difensore di Cuggiono è un punto fermo. Attorno a lui la squadra viene in gran parte rivoluzionata e il 1996/97 si rivela deludente, col nono posto finale, sebbene a metà stagione i granata siano secondi.
Nel 97/98, Massimo Vidulich è il nuovo presidente e Reja sostituisce dopo poche giornate Giancarlo Camolese. Dorigo, Mauro Bonomi e Fattori sono i nuovi compagni di reparto di Maltagliati, mentre si fa notare con 23 gol Marco Ferrante, e i risultati sono molto più confortanti. Il Torino si gioca lo spareggio promozione col Perugia, ma lo perde ai rigori.
L’anno buono è il successivo: nel 1999 siede in panchina un vecchio cuore Toro, Emiliano Mondonico, e il secondo posto in classifica vale il ritorno in A dopo tre anni di purgatorio. Maltagliati gioca una stagione superlativa, impreziosita da un gol, il suo unico in granata, contro il Monza valso un punto in un pirotecnico 3-3 interno. Così, all’alba del terzo millennio, il centrale si ritrova a vivere la sua ultima stagione sotto la Mole. Dopo il girone d’andata, la salvezza sarebbe acquisita, ma in quello di ritorno la squadra perde smalto e retrocede da quart’ultima con una giornata d’anticipo sconfitta dalla diretta concorrente Lecce.
Nel 2000/01, arriva in panchina Gigi Simoni, che, come confesserà lo stesso calciatore, non avrà un buon rapporto con Maltagliati a Torino. Così a settembre, nell’unica lunga sessione di mercato del 2000, il difensore decide di dire addio alla maglia granata, dopo sei stagioni e 187 presenze tra campionati e Coppa Italia. Della lunga militanza in Piemonte sponda granata, dichiarò: “Ho tanti ricordi legati a Torino, è stato il mio vero punto di partenza, è stata la società che mi ha dato più soddisfazioni. Sei anni con la maglia granata sono tanti, credo li abbiano vissuti pochi giocatori”.
Le promozioni a Piacenza, Ancona e Cagliari
Maltagliati torna in B e si accasa al Piacenza, desideroso di ritornare in massima serie. Per lui, il giornalista Alessandro Biolchi conia un soprannome veramente particolare: Edward mani di forbice. Con alle spalle tanta esperienza e la grinta acquisita negli anni al Toro, Maltagliati guida il pacchetto arretrato dei rossi, gioca 26 partite e segna una rete, contro il Crotone.
Coadiuvato da compagni esperti come Lamacchi, Sacchetti e Tosto, concede solo 26 dispiaceri al portiere Flavio Roma e col secondo posto finale riporta dopo un solo anno in A il Piacenza di Novellino. In massima serie, scivola indietro nelle scelte del tecnico, marcando il timbro solo sei volte.
Così a gennaio 2002, ritorna in cadetteria, accasandosi ad Ancona, allenato da Luciano Spalletti. Conquista l’ottavo posto, ma l’anno successivo è di nuovo una storica promozione a rimpinguare la sua personale bacheca. Stavolta con Gigi Simoni le cose vanno per il verso giusto, visto che il mister lo schiera per 41 volte tra campionato e Coppa Italia (dove si spingono fino agli ottavi) e il quarto posto vale uno storico ritorno in Serie A dopo dieci anni per la società marchigiana.
L’anno nell’Olimpo del nostro calcio si rivela disastroso per l’Ancona però, e Maltagliati, dopo sole cinque apparizioni, a gennaio 2004 lascia per tornare in B, stavolta al Cagliari di Zola. Gioca 16 partite e contribuisce a riportare in A anche i sardi. Nel 2004/05 rimane coi rossoblù e scende in campo per 30 volte, coi cagliaritani che nella prima parte di campionato si ritrovano addirittura quarti. Poi il calo, fino al dodicesimo posto. A 36 anni, non rinnova il contratto e decide di lanciarsi in una nuova avventura.
L’impresa a La Spezia e il fine carriera
Si accorda con lo Spezia, militante nel girone A della C1. La squadra è ben quadrata, ma deve vedersela col favorito Genoa. Maltagliati ancora una volta si mette a disposizione e l’allenatore Antonio Soda si affida a lui per 32 partite. Con soli 22 gol al passivo e 63 punti, sconfiggendo pure il Grifone al Picco, i bianconeri vincono il campionato nell’anno del loro centenario, tornano in B dopo 55 anni e in estate conquistano pure la Supercoppa di Serie C, battendo addirittura il Napoli nel doppio confronto coi gol fuori casa, a seguito di due pareggi. Nel 2006/07, in B, il centrale aggiunge le sue ultime nove presenze con gli aquilotti. Gli spezzini riescono in ogni caso a salvarsi ai playout ai danni dell’Hellas Verona.
Sulle numerose promozioni conquistate, ben sei, Maltagliati si è espresso così: “Sono stato chiamato da Novellino e sono approdato al Piacenza. Ho avuto fin da subito grandi soddisfazioni, perché abbiamo vinto il campionato di Serie B. In realtà, ogni volta che cambiavo squadra mi ritrovavo a vincere il campionato di Serie B al mio primo anno: è successo anche con Ancona, Cagliari e con lo Spezia, che non andava in Serie B da più di 50 anni. Probabilmente, ero una sorta di portafortuna. Una carriera fantastica, da questo punto di vista”.
Appende gli scarpini al chiodo nel 2008, a 39 anni, indossando la maglia del Canavese in C2, con la quale si classifica in un buon sesto posto. Una carriera particolare, spesa a difendere cause da rilanciare o da riportare in alto dopo anni di delusioni e attese, dedicata in gran parte al Torino, cui resta legato in modo speciale, ma anche a piazze di provincia che ha contribuito a far sognare da veterano, silenziosamente affidabile leader senza mai tirarsi indietro, anticipando con pulizia l’avversario sulla propria strada.