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Il difensore dello Zaire Joseph Mwepu Ilunga calcia via il pallone prima che il Brasile possa battere la punizione nel Mondiale 1974
28 Maggio 2026

Lo Zaire a Germania '74: un atto di puro coraggio

La prima storica qualificazione ai mondiali dello Zaire e il mistero della "punizione al contrario" contro il Brasile. Dal regime sanguinario del dittatore Mobutu al drammatico segreto di Mwepu Ilunga, colui che che calciò via il pallone per salvare la vita della sua famiglia.
Scritto da Simone Balocco

Il Mondiale di Germania Ovest 1974 è ricordato per diversi eventi: è la prima edizione in cui viene assegnata la Coppa del Mondo al posto della Coppa Rimet, consegnata definitivamente al Brasile dopo la vittoria di Messico ’70. Per la prima (e unica) volta Germania Ovest e Germania Est si affrontano in un Mondiale. La Germania Ovest, campione d’Europa in carica, vince il suo secondo titolo sconfiggendo in finale l'Olanda del “calcio totale”. Il Cile si qualifica attraverso la “partita fantasma” contro l’Unione Sovietica. Per la prima volta viene mostrato il cartellino rosso a un calciatore (il cileno Carlos Caszely). Ma soprattutto, per la prima volta, si qualifica al Mondiale una Nazionale dell’Africa nera: lo Zaire.

La Nazionale dei “leopardi”, inserita nel girone 2 con Brasile, Scozia e Jugoslavia, perde tutte le partite, non segna alcun gol e ne subisce ben quattordici. La squadra, allenata dallo jugoslavo Blagoja Vidinić, passa alla storia per la cosiddetta “punizione al contrario” calciata da Joseph Mwepu Ilunga nella partita contro il Brasile. Quel gesto creò un grandissimo scalpore, ma la vera motivazione rimarrà nascosta fino al 2002, quando l’ex giocatore rivelerà in un’intervista il dramma vissuto dalla squadra in Germania.

Da quel Mondiale, la Nazionale giallo-verde non è più riuscita a qualificarsi alla fase finale, ma la sua unica partecipazione avviene nel 1974, l’anno d’oro dello sport zairese. L’uomo promotore di questo miracolo sportivo è il dittatore Mobutu. 

Vediamo chi era questo personaggio politico, com’era il calcio zairese allora e cosa successe davvero in Germania.

1965: Mobutu cambia il Paese

La Repubblica Democratica del Congo nasce il 30 giugno 1960 dalla decolonizzazione del Congo belga concessa da Re Baldovino. Il primo capo del governo, Patrice Émery Lumumba, viene ucciso in un attentato il 17 gennaio 1961, lasciando il Paese in balia di una drammatica guerra civile.

Joseph-Désiré Mobutu, allora capo di stato maggiore, prende il potere il 25 novembre 1965 con un colpo di Stato militare che detronizza il presidente Kasa-Vubu e il premier Moise Tshombe. Gli USA osservano gli eventi senza intervenire: Mobutu è fortemente filoamericano e il mondo si trova nel pieno della Guerra fredda. Questo militare poco più che trentenne guida il Paese attraverso un regime duro e sanguinario, impostato su corruzione, monopartitismo (con l’ultranazionalista Movimento Popolare Rivoluzionario) e una forte "africanizzazione". Mobutu cancella tutto ciò che possa ricordare il Belgio (il Paese colonizzatore macchiatosi di atroci crimini sotto re Leopoldo II), ribattezzando le città – la capitale Léopoldville diventa Kinshasa – e imponendo la rimozione di qualsiasi riferimento al cristianesimo.

Nel 1971 il dittatore cambia il suo nome in “Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga” (“Il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo”), abbreviato in Mobutu Sese Seko. Modifica anche il nome del Paese in Repubblica dello Zaire, dal nome del fiume Congo in lingua locale. Nel 1974, Mobutu vuole che il suo Paese esca dal cono d’ombra: nonostante lo Zaire sia ricchissimo di materie prime, la popolazione vive nella miseria mentre l’establishment sguazza nello sfarzo. Il dittatore capisce che lo sport è un perfetto strumento di propaganda: appassionato di calcio, cambia il nickname della Nazionale da “leoni” a “leopardi”. In breve: non si muove foglia che Mobutu non voglia.

1974: l’anno d’oro del calcio zairese

Il 1974 è l’anno zenit dello sport zairese. Tra il 1967 e il 1973, i club locali vincono tre Coppe dei Campioni d’Africa (due volte il Mazembe e una il Vita Club). Un leopardo stilizzato appare al centro della maglia della Nazionale e Mobutu costringe a tornare in patria tutti i calciatori più forti che militano all’estero, tesserandoli d'autorità nei club locali per rinforzare la selezione. L’obiettivo è uno solo: la qualificazione a Germania Ovest 1974.

Per riuscirci, la Federcalcio chiama in panchina lo jugoslavo Blagoje Vidinić, che quattro anni prima aveva guidato il Marocco. Lo Zaire supera Togo, Camerun, Ghana e, nel girone finale, ha la meglio su Zambia e Marocco. Mulamba Ndaye diventa l’idolo delle masse con nove reti e, come se non bastasse, il 14 marzo 1974 lo Zaire vince la sua seconda Coppa d’Africa. Mobutu, tronfio del successo, premia i calciatori con un assegno di 45 mila dollari e un’automobile. Con questi benefit, la squadra vola in Germania carica di speranze.

L’avventura in Germania: una debacle annunciata

Le amichevoli di preparazione in Italia (contro Fiorentina, Roma e Cesena) e Svizzera mostrano subito i limiti tecnici evidenti della squadra e le difficoltà di adattamento al clima europeo. I "Leopardi" vengono inseriti in un girone di ferro con Brasile, Scozia e Jugoslavia. Il debutto del 14 giugno a Dortmund contro la Scozia termina 2-0 per i britannici. Nel complesso gli africani – che sono dilettanti – non sfigurano, ma la prestazione non piace a Mobutu. Il dittatore, accusandoli di scarso impegno, decide di revocare il premio qualificazione promesso. La decisione provoca un quasi ammutinamento nel ritiro tedesco.

Il contraccolpo psicologico è devastante e la successiva partita contro la Jugoslavia si trasforma in un incubo: gli europei vincono 9-0, realizzando il maggior scarto di reti nella storia dei Mondiali. Già al 17’ il punteggio è sul 3-0. Al 21’ il CT Vidinić sostituisce il portiere Kazadi per inserire Tubilandu, un portiere di appena 165 centimetri. Per completare l'opera, Ndaye viene espulso. A fine partita esplode il caos: Vidinić viene accusato di aver venduto gli schemi ai suoi connazionali jugoslavi e si sussurra che lo sciagurato cambio tra i pali sia stato imposto direttamente dagli sgherri di Mobutu presenti in Germania.

La partita contro il Brasile e il drammatico segreto di Mwepu Ilunga

L'ultima sfida contro il Brasile diventa una questione di vita o di morte. I verde-oro, campioni in carica, hanno assoluto bisogno di vincere con almeno tre gol di scarto per passare il turno. Al 79’ il Brasile è puntualmente avanti 3-0 grazie a Jairzinho, Rivelino e Valdomiro.

Al minuto 85 i brasiliani guadagnano una punizione dal limite. Sul pallone c'è lo specialista Rivelino. Prima del fischio dell'arbitro Rainea, il terzino destro dello Zaire, Joseph Mwepu Ilunga, si stacca improvvisamente dalla barriera, corre verso il pallone e lo calcia lontano. L'arbitro lo ammonisce nello stupore generale di tifosi e giornalisti, che per anni bofogneranno sull'ignoranza regolamentare dei calciatori africani, trasformando lo Zaire nello zimbello del torneo.

La verità, emersa solo nel 2002 grazie a un documentario, è invece drammatica. Dopo il 9-0 contro la Jugoslavia, Mobutu aveva inviato nel ritiro una delegazione della sua guardia personale. Il messaggio alla squadra era stato chiaro e terrificante: se contro il Brasile avessero perso con 4 o più gol di scarto, una volta tornati in patria le loro famiglie sarebbero state giustiziate. Quel calcio di punizione spazzato via da Mwepu Ilunga non fu un gesto di ignoranza, ma un disperato atto di coraggio per spezzare il gioco ed evitare che Rivelino segnasse la rete della condanna a morte dei loro cari.

L’oblio dei Leopardi

Dopo il Mondiale, Mobutu dirotterà i fondi della propaganda sul pugilato, organizzando il leggendario "The Rumble in the Jungle" tra George Foreman e Muhammad Ali a Kinshasa nell'ottobre del '74. Lo Zaire del calcio non tornerà mai più a quei livelli. Con la caduta e la morte di Mobutu in esilio nel 1997, il Paese è tornato a chiamarsi Repubblica Democratica del Congo, e si è recentemente qualificato per i Mondiali di Usa-Messico-Canada '26.

Molti dei protagonisti del '74 sono morti in povertà. Lo stesso Joseph Mwepu Ilunga ha sbarcato il lunario facendo il tassista prima di spegnersi l'8 maggio 2015. Oggi viene finalmente ricordato per quello che era: non un calciatore distratto, ma un uomo che ha sfidato il ridicolo mondiale per salvare la vita della sua squadra e della sua famiglia.

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