Salta al contenuto principale
Image
Massimiliano Allegri sulla panchina del Cagliari durante la stagione 2008 2009
18 Marzo 2026

Max Allegri, l'alba del Corto Muso: il Cagliari 2008/09

La prima straordinaria stagione in Serie A da allenatore di Max Allegri. Dalle cinque sconfitte iniziali alla Panchina d'Oro: come il "Conte Max" trasformò il Sant'Elia in un fortino e conquistò la fiducia di Cellino.
Scritto da Bruno Savarese

Massimiliano Allegri è uno degli allenatori più vincenti e allo stesso tempo più divisivi della storia del calcio italiano. Da un lato c’è chi lo definisce un eccezionale stratega, in grado di sfruttare al meglio tutte le risorse di cui dispone. Dall’altro, i suoi detrattori lo considerano uno che ha avuto la fortuna di allenare grandi campioni che gli hanno consentito di vincere tanti trofei con il minimo sforzo, a suon di pragmatismo e 1-0.

Ma cosa faceva Allegri prima di allenare i grandi campioni e di diventare il maestro del corto muso?

Ripercorriamo insieme la sua prima esperienza in Serie A. 

L’Alba del "Conte Max": un’Isola nel destino

Alla fine della stagione 2007/08, il Cagliari è riuscito a salvarsi sotto la guida di Davide Ballardini, terzo allenatore stagionale dopo Giampaolo e Sonetti, rendendosi protagonista di un buonissimo girone di ritorno da 32 punti.

Tutto farebbe pensare ad una conferma per il tecnico di Ravenna, ma il presidente Massimo Cellino è noto per il suo carattere esuberante e per le sue decisioni poco conservative. Nei suoi 20 anni di presidenza del Cagliari sono stati 27 gli allenatori che si sono seduti sulla panchina rossoblù, per un totale di 36 cambi di guida tecnica.

Quindi nell’estate del 2008 il Cagliari cambia di nuovo e decide di affidarsi ad Allegri, un giovane allenatore emergente che ha fatto benissimo con il Sassuolo in Serie C, raggiungendo una promozione storica con il primo posto in campionato e la vittoria della Supercoppa di categoria.

Per il mister si tratta di un ritorno nel capoluogo sardo, era già stato lì da calciatore tra il 1993 e il 1995 collezionando 5 gol in più di 50 presenze tra campionato e coppe.

Il Rombo d’Autore: l'impostazione tattica

Nella sua prima esperienza nella massima serie, Allegri utilizza principalmente il 4-3-1-2 quindi il rombo a centrocampo, alternato occasionalmente con il 4-4-2.

La formazione tipo vede un giovane Federico Marchetti tra i pali, arrivato nell’ultima sessione di mercato per sostituire il più esperto Marco Storari. Al centro della difesa ci sono Paolo Bianco e Diego Lopez, mentre Francesco Pisano e Alessandro Agostini occupano le fasce laterali. Perno centrale del centrocampo, lo storico centromediano Daniele Conti, accompagnato da due tra Michele Fini, Davide Biondini e Andrea Lazzari sulle mezze ali. Tra le linee agisce Andrea Cossu con il compito di innescare le punte, Robert Acquafresca e Jeda sono i favoriti, ma Matri e Larrivey sono sempre pronti a dargli il cambio.

L’idea di gioco è semplice, lineare, ma non banale: ci si basa su una difesa affidabile, un centrocampo folto con qualità sia nell’interdizione che negli inserimenti, un numero 10, Cossu, dalla grande visione di gioco che chiuderà la stagione con ben 11 assist, e due punte brave nell’attacco della profondità e nel gioco aereo.

In totale il Cagliari chiuderà con 50 gol fatti, metà dei quali segnati dai due attaccanti titolari: Acquafresca 14, Jeda 11.

Dall’abisso al Fortino: la metamorfosi del Sant’Elia

È il 31 Agosto 2008 e inizia il campionato. Alle ore 15 al Sant’Elia arriva La Lazio di Delio Rossi e Mauro Zarate. I rossoblu partono bene, fanno un bel primo tempo trovando anche il gol del vantaggio con Larrivey. Nel secondo tempo arriva l’episodio che cambia la partita: rigore per la Lazio e cartellino rosso a Diego Lopez per fallo di mano praticamente sulla linea di porta. Dal dischetto l’esordiente Zarate non sbaglia e dopo 10 minuti trova la doppietta. Da lì la Lazio dilaga e la partita finisce 1-4 con il gol dell’ex di Pasquale Foggia e la rete di Goran Pandev.

Questa con la Lazio è solo la prima di 5 sconfitte consecutive. Un inizio traumatico: il Cagliari non segna più e non muove la classifica, la crisi è profonda e sembra irreversibile.

Il gol di Larrivey rimarrà l’unico segnato dai sardi per un mese e mezzo, fino al 10 ottobre quando allo stadio Olimpico di Torino, dopo un primo tempo dominato dai granata, Allegri sostituisce Larrivey con Acquafresca. L'attaccante, nato proprio a Torino, a 5 minuti dalla fine viene servito in profondità da Fini e davanti a Sereni non sbaglia regalando ai suoi la prima vittoria in campionato dopo 7 giornate. 

Dopo il disastro iniziale, quella contro i granata è la partita della svolta. Il Cagliari inizia a macinare gioco e punti con continuità, soprattutto in casa dove il Sant’Elia diventa un fortino praticamente inespugnabile.

Nelle successive 16 partite casalinghe arriveranno 11 vittorie, 3 pareggi e solo 2 sconfitte con 24 gol fatti (uno e mezzo a partita) e solo 7 gol subiti (meno di 1 ogni 2 partite).

Il Cagliari ammazzagrandi e il sogno Europa League

La risalita degli isolani è rapida ed inaspettata, addirittura nel mese di Febbraio dopo aver vinto 2-0 in casa con il Lecce, il Cagliari è settimo in piena corsa Europa.

La squadra gioca bene e si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. Ritrova la vittoria a Torino contro la Juventus che mancava da 41 anni, con uno spettacolare 3-2 in rimonta firmato da Alessandro Matri che al 76' fa esplodere di gioia i suoi tifosi. Ma non finisce qui, perché nel girone di ritorno restituisce alla Lazio il 4-1 della prima giornata, andando a vincere a Roma con lo stesso punteggio.

Poi i 4 punti tra andata e ritorno contro il Napoli, che a quei tempi non era una big e chiuse al 12 posto ma è sempre una sfida sentita tanto quanto un derby tra i tifosi del Casteddu. 

Stessa sorte toccata ai Campioni d’Italia dell’Inter, che i rossoblù sono riusciti a fermare sia all’andata che al ritorno, battendolo in casa alla penultima giornata per 2-1 con l’unico gol stagionale di Cossu e al tredicesimo gol stagionale del solito Acquafresca.

Con questa impresa, la stagione casalinga del Cagliari finisce tra gli applausi scroscianti di tutto il Sant’Elia, orgoglioso come non mai della sua squadra.

Il finale di stagione

Nonostante la grande stagione disputata e le grandi partite fatte dal Cagliari, ciò non è bastato a qualificare i sardi in una competizione europea. 

Sono state decisive le ultime 3 pesanti sconfitte in trasferta, il 5-1 contro il Palermo di Miccoli e Cavani che arriverà ottavo, il 2-1 contro la Reggina che non riuscirà a salvarsi e il 6-2 contro l’Udinese che arriverà al settimo posto, tanto desiderato dagli isolani, ma che non varrà la qualificazione alla neonata Europa League perché la Lazio decima vincerà la Coppa Italia e staccherà quindi il pass per la nuova competizione europea.

Al termine di questa memorabile stagione, il Cagliari chiude con 53 punti al nono posto, tutt’oggi il miglior piazzamento della sua storia recente. Questo risultato porterà Allegri alla vittoria della Panchina d’oro davanti anche a José Mourinho, al suo primo anno all'Inter

Per rispondere alla domanda iniziale, io non so se hanno ragione gli amanti o i detrattori di Max Allegri, lascio a voi i giudizi.

Ma una cosa è certa: se negli ultimi 15 anni ha avuto la possibilità di allenare grandissime squadre con grandissimi campioni, il tecnico di Livorno non ha avuto fortuna, si è costruito questa fortuna regalando momenti di emozione, gioia e grande calcio ad una delle piazze più belle e calde d’Italia e dopo tanti anni possiamo dire che ancora nessun’altro ci è riuscito.

Ti potrebbero interessare anche ...