Palermo Calcio Popolare, 10 anni di calcio senza padroni
Era il 29 febbraio 2016, un giorno che il calendario concede soltanto ogni quattro anni. In quella data sospesa, tredici sognatori firmano uno statuto che sa già di manifesto. Nasce il Palermo Calcio Popolare. Nasce da un'idea semplice, quasi elementare: restituire il pallone tra le mani della sua gente
La genesi ha un’impronta british
Tutto comincia tra le pinte dell’Ohana Pub, in una vera e propria genesi di impronta british. È lì che il racconto di un’esperienza lontana accende una scintilla vicinissima. Qualcuno parla dell’FC United of Manchester, nato dalla ribellione contro il calcio moderno e le sue derive finanziarie. L’ispirazione arriva dall’Inghilterra, ma ciò che prende forma è profondamente palermitano. Perché quell’esempio non viene copiato: viene tradotto, adattato, radicato.
Ludere Causa Ludendi
I tredici fondatori vogliono un club senza padri né padroni. E per questo lo statuto che scrivono non è un atto formale, ma una dichiarazione d’intenti. Pari opportunità, uguaglianza e condivisione. Maglie pulite senza sponsor e con i numeri dall’1 all’11, come una volta. Giocatori e allenatori che non percepiscono compensi. Si gioca per il giusto di giocare Ludere Causa Ludendi. Riprendendo il motto del Queen’s Park, squadra più antica di Scozia.
Il Genio di Palermo
Da qui nasce anche l’identità visiva. I colori scelti sono il verderosanero e rappresentano una sintesi tra memoria e unicità. Il riferimento è alla grafica storica di Piero Gratton per il Palermo degli anni Ottanta.
Il logo, invece, è il Genio di Palermo, antica figura barbuta e coronata, cinta dal serpente. È il nume tutelare laico della città, complementare a Santa Rosalia. Un simbolo che significa guardare avanti senza perdere le radici.
E proprio nelle radici emerge un unicum distintivo. A differenza di molte realtà di calcio popolare nate in contesti di collettivi o centri sociali, il club prende forma con un’anima working class, tra le curve e i Cantieri Navali di Palermo. Lo stabilimento industriale diventa fucina di soci, sostenitori e giocatori.
L’obiettivo, però, non è chiudersi, ma fare l’opposto. Aprire le porte a tutta la città. Creare uno spazio libero, trasversale, capace di unire sottoculture delle curve, famiglie, giovani e partecipazione condivisa e sociale. Bastano 20 euro per diventare parte attiva di questa storia. Non finanziatori, ma attori dell’unico club ad azionariato popolare della Sicilia.
Le prime vittorie
Un progetto fondato sui valori deve misurarsi con la realtà del campo. Perché una bella storia, se non regge alla prova del risultato, rischia di restare solo racconto.
Il Palermo Calcio Popolare questo lo comprende subito. E lo comprende soprattutto mister Giovanni Troia, condottiero dei primi quattro anni. La sua idea è chiara: “per essere credibili bisogna essere competitivi” . Dietro di lui si forma uno spogliatoio unito e leale. Non un insieme di individualità, ma un gruppo compatto che diventa la vera forza del club.
E proprio questa compattezza si vede fin dalla stagione 2016-2017. Il titolo di Terza Categoria arriva al termine di un campionato dominato. Il 4-0 al Ciminna nella partita decisiva è l’apoteosi di un percorso appena iniziato . A completare l’opera, la Supercoppa provinciale e una sola sconfitta stagionale.
Intanto il campo dei Cantieri Navali si trasforma in roccaforte. L’anno successivo la crescita non si ferma. Nella finale playoff contro lo Sporting Termini, i gradoni sono gremiti come non accade da anni per una partita dilettantistica. Il 5-1 vale la Prima Categoria e certifica due promozioni consecutive.
Da progetto “romantico” a realtà vincente. Non male per una squadra che per gli addetti ai lavori è destinata a fare da comparsa.
Le trasferte più delle vittorie
Ma il campo non è solo classifica. È anche memoria. Sono le trasferte nelle Madonie. È l’alluvione di Alia, con la maglia regalata dal portiere di casa ai tifosi del Genio. È il fango di Castelbuono, con la collinetta trasformata in settore ospite. È l'esodo a San Mauro Castelvedere, a San Vito Lo Capo e a Giardinello. Episodi che costruiscono identità quanto e più delle vittorie.
In tutto questo, una costante rimane: mai cercare alibi. Non fossilizzarsi su occasioni mancante o arbitri. Ammettere i propri errori per primi e riconoscere il valore degli avversari. È così che la reputazione cresce, partita dopo partita
La città riconosce il suo Genio
Quando un progetto resta coerente nel tempo, la città se ne accorge.
Il Palermo Calcio Popolare esce dal rettangolo di gioco e diventa presenza culturale. La Tessera del Mosaico della Città, conferita dal Comune di Palermo, non è un premio simbolico qualsiasi. È il riconoscimento di un’appartenenza. Il club non è folklore, è parte del retaggio urbano.
Da qui l’attenzione supera i confini locali. Riviste europee raccontano la storia del PCP. Il programma Report lo mette in contrapposizione alle distorsioni economiche del calcio dei potenti. La BBC, con Ray Winstone, porta la vicenda anche in terra d’albione. Una storia nata in un pub e cresciuta su campi polverosi, sa che merita di essere raccontata.
E quando anche il sindaco Leoluca Orlando ipotizza un derby cittadino, il cerchio si chiude con la solita e immancabile ironia
Il Palermo Calcio come entità sacra
L'estate del 2019 porta con sé una data che cambia tutto. Il Palermo rifonda il proprio club dopo il fallimento.
Il nuovo presidente, Dario Mirri, rilascia dichiarazioni che lasciano senza parole i fondatori del Popolare. Dichiara di voler portare nel Palermo i valori del Palermo Calcio Popolare. Parla di autostima, autodeterminazione e palermitanità. "Palermo e il Palermo Calcio Popolare sono come due fratelli. Il secondo è maggiore per i valori che ci può insegnare."
Per chi ha gestito il club e firmato quello statuto fondativo è un momento di orgoglio. Non perché il Popolare sia alternativo al club nato nel 1900, ma perché ha sempre dichiarato il contrario. Non sostituire, ma amare. Quel chiarimento è un passaggio delicato. Molti faticano a comprendere quei valori, ma è il tempo stesso a riconoscerli.
Il 10 ottobre 2019 le due squadre condividono il campo. Non è una partita contro. È una partita con. Perché contro l’amore di una vita non si puo mai andare. Un incontro tra fratelli suggellato da uno striscione “L’Aquila nel cuore e nella mente, il Genio perché il calcio è della gente”.
Il Palermo è sacro, come Santa Rosalia. E nel 400° anniversario del Festino anche il Genio verderosanero attraversa le strade della Santuzza, confermando che calcio e identità cittadina possono camminare insieme.
La scuola calcio e il settore giovanile
Parallelamente alla prima squadra, cresce un altro progetto. L’unica donna tra i tredici fondatori costruisce mattone dopo mattone la scuola calcio del Popolare. Inizia come progetto beta, completamente gratuito. Poi diventa accessibile con un contributo simbolico, ma chi non può permetterselo resta comunque dentro. Perché l’inclusione non è negoziabile.
Il settore giovanile segue a ruota. La gratuità totale diventa possibile grazie al supporto economico e umano dei centri aggregativi riuniti in Calciando In Rete. Dallo Zen, al Cep, da Brancaccio fino ai ragazzi di Addio Pizzo alla Kalsa. La Palermo Popolare è tutta li: orgogliosa e fiera.
Ci sono anche le iniziative per i piccoli, a fianco della Palestra Popolare, altra realtà cittadina di sport gestito dal basso.
Il Palermo Popolare di oggi
Oggi la Prima Categoria impone nuove sfide. La panchina viene affidata a Mario Santana, preceduto da Ciccio Galeoto. Nomi che parlano alla memoria rosanero, chiamati a guidare una realtà nata dal basso.
La classifica chiede sacrificio. La retrocessione sarebbe la prima della storia e va evitata sul campo, non con scorciatoie. Il club rifiuta da sempre ogni ipotesi di ripescaggio e accetta solo il verdetto del terreno di gioco. Nel frattempo il progetto rinnova energie e responsabilità. Una nuova linfa generazionale prospetta un futuro ancora più longevo.
Negli ultimi mesi il club prende posizione su temi politici e territoriali. Dice no al genocidio a Gaza e denuncia la mancanza di spazi in città. Le difficoltà economiche legate al nomadismo tra campi non mancano, ma vengono affrontate con consapevolezza e ironia.
La recente chiusura dello storico campo dei Cantieri costringe i verderosanero a migrare verso altre strutture. Una città di quasi un milione di abitanti si ritrova con un solo impianto comunale, peraltro con tariffe proibitive. La dirigenza non molla.
“Il calcio è della gente” non è uno slogan: nessuno ha mai pagato un euro per entrare. Perché arretrare rispetto a questi valori significherebbe tradire l’origine
Buon Compleanno Genio!
Dieci anni fa tredici persone siedono intorno a un tavolo con un’idea e poco altro. Oggi il Palermo Calcio Popolare esiste, resiste e rivendica.
Dimostra che si può gestire una società senza autoritarismi. Dimostra che il calcio appartiene alla sua gente. Dimostra che si può chiedere di sudare la maglia senza pretendere vittorie.
Il Genio di Palermo non poteva avere rappresentazione migliore. Perché il genio autentico non abita nei palazzi del potere. Abita nei vicoli del centro storico, nei campetti di periferia e nei gradoni. Abita dove batte il cuore Popolare di una città.
Ad maiora, Palermo Calcio Popolare. Buon Compleanno Genio!