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L'arbitro ecuadoriano Byron Moreno mostra il cartellino rosso a Francesco Totti durante i tempi supplementari di Italia-Corea del Sud del 18 giugno 2002

Byron Moreno condanna gli Azzurri

Giugno 2002
18

Il 18 giugno 2002 l’Italia scende in campo per gli ottavi di finale dei Mondiali. Di fronte la nazionale ospitante della Corea del Sud, arrivata alla sfida dopo aver eliminato il Portogallo in 11 contro 9 e l’accusa di godere di troppi favori arbitrali. 
 
Anche per gli Azzurri, i cattivi presagi di un torneo nato storto si sono visti nella fase a gironi quando, contro Croazia e Messico, alla Nazionale di Trapattoni vengono annullati 3 gol validi. 

Per questo, la FIGC chiede alla Fifa che la partita con i coreani venga arbitrata da un arbitro esperto, invece viene designato il semisconosciuto Byron Moreno.

Si gioca al Daejeon World Cup Stadium davanti a 40.000 coreani tutti vestiti di rosso. Già dalle prima battute si capisce che per l’Italia non sarà una partita semplice. Al primo fallo Coco viene ammonito. Poi Moreno assegna un rigore alla Corea che Buffon para. Dopo quest’inizio tormentato, gli azzurri passano in vantaggio con Vieri.

La partita scorre e Moreno decide di non estrarre il giallo per la gomitata di Kim Tae-Young, già ammonito, su Del Piero e per la pedata di Hwang Sun-Hong su Zambrotta. A tre minuti dalla fine, con l’Italia ancora in vantaggio nonostante le tante sviste arbitrali, la Corea pareggia con Seol e si va ai supplementari. 

E qui Moreno diventa assoluto protagonista: Totti viene toccato in area da un coreano, il contatto c’è, ma per l’arbitro no. Anzi, Totti ha simulato, secondo giallo ed espulsione. Poi Tommasi segna scattando un metro dietro la linea difensiva coreana, l’arbitro annulla fra lo stupore di tutti: sarebbe stato il golden gol, quello che segna Ahn subito dopo e manda la Corea ai quarti di finale.

La Fifa aprirà un’indagine su richiesta della FIGC, senza però rivelare irregolarità ma la sensazione che milioni di italiani hanno provato nel tardo pomeriggio è quella che si prova dopo essere stati vittime di una grande ingiustizia.

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