L'impresa dei Vigili del Fuoco dello Spezia: lo scudetto contro il Grande Torino
La storia dello Spezia Calcio nasconde un trionfo epico e quasi dimenticato avvenuto nel drammatico 1944. In un’Italia squarciata dalle bombe, dove la paura è compagna quotidiana e le macerie delineano il paesaggio, una scintilla di normalità e di speranza si accende sui campi di calcio.
La Federcalcio, in un gesto quasi surreale nel pieno conflitto mondiale, decide di organizzare un campionato nell’Italia occupata dalla Repubblica Sociale. Non è un torneo qualunque, vuole essere un canto di resistenza, un inno alla vita.
Per lo Spezia, la salvezza, non solo sportiva, arriva con la squadra dei Vigili del Fuoco. I suoi calciatori, “arruolati” nel 42º Corpo, trovano riparo dalla leva militare e su una vecchia autobotte, attraversano un’Italia ferita, barattando il prezioso sale del Mar Ligure con il cibo.
Il culmine di questa storia avviene il 16 luglio 1944, nella maestosa Arena di Milano. Di fronte, la squadra più forte d’Italia, il mito invincibile del Grande Torino, allenato da Vittorio Pozzo e guidato in campo da Valentino Mazzola, campione d’Italia in carica.
Si narra che proprio Pozzo, prima del fischio d’inizio, si reca nello spogliatoio ligure promettendo che “non sarebbe stato un disonore” perdere. Quelle parole, però, accesero una voglia di rivalsa negli animi spezzini.
L’allenatore Ottavio Barbieri, con una tattica innovativa – quel “mezzo-sistema” che anticipava il libero – e la ferrea marcatura di Tommaseo su Mazzola, compie l’impresa. Lo Spezia si impone per 2-1 lasciando increduli i pochi presenti.
La successiva vittoria del Torino sul Venezia, giorni dopo, sancisce il primo posto degli aquilotti. Ma la gioia è amara perchè la Federazione decide di non assegnare lo Scudetto ma una semplice Coppa Federale, uno scippo che bruciò per decenni nell’orgoglio ligure.
Solo nel 2002 la FIGC riconosce quel trionfo concedendo allo Spezia il diritto di portare un scudetto tricolore perenne sulla maglia.
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