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Massimo Maccarone, molto più di un hamburger

Lo ricordiamo per il sorso di birra “rubato” a un tifoso empolese nel 2015, oltre che per le tantissime presenze in Serie A e le centinaia di gol segnati tra Empoli e Siena nel nostro massimo campionato. Eppure, pochi sanno che Big Mac è stato, per breve tempo, anche un piccolo eroe d’Oltremanica.
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Massimo Maccarone - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Giovanili nel Milan, tante casacche di provincia, e poi la Sampdoria e i tanti gol col Siena, le otto stagioni con l’Empoli scolpite nel cuore (e tatuate sul polpaccio), una puntatina in Australia per dare un tocco di originalità alla sua storia, e quattro anni in Inghilterra che forse i più non ricordano. Riscopriamo insieme bomber Massimo Maccarone, indimenticabile centravanti del nostro calcio e, oggi, allenatore in erba.

Gli inizi

I primi passi da calciatore Massimo Maccarone li muove nel Novarese, vicino a Galliate, dove nasce nel 1979. Comincia infatti il percorso delle giovanili nell’Oleggio e successivamente con i Soccer Boys di Turbigo, che si trova tecnicamente all’interno della città metropolitana di Milano ma in realtà dista meno di 10 chilometri da casa.

Eppure, in qualche modo, l’aria della Lombardia si fa sentire: ad appena tredici anni viene notato dagli osservatori del Milan e il giovanissimo Massimo entra a far parte delle giovanili dei rossoneri.

L’attaccante piemontese trascorre cinque anni con la casacca del Diavolo, al termine delle quali intraprende la solita trafila di prestiti che interessa gran parte dei giocatori emergenti della nostra Serie A.

Quelli tra il ‘98 e il 2000 sono quindi anni di gavetta trascorsi a calcare i prati di C1 e C2 con le maglie di Modena, Varese e Prato. Con la squadra toscana, nella sua ultima stagione prima del salto in Serie B, mette a segno la bellezza di 20 reti in 28 gare, che lasciano presagire un roseo futuro da prima punta e che convincono l’Empoli di Silvio Baldini a puntare sul giovane attaccante piemontese.

Massimo in Azzurro

È il 2000 quando Massimo Maccarone si trasferisce ad Empoli: il suo compagno d’attacco è il bomber di provincia per eccellenza, sua maestà Totò Di Natale. Raggiunge la doppia cifra per due stagioni consecutive, dimostrando di avere i numeri per uscire dall’anonimato che troppo spesso inghiotte i più promettenti giovani del nostro Paese.

L’Empoli decide quindi di riscattarlo dal Milan: al tempo esisteva ancora il sistema delle comproprietà, e i Diavoli avevano a lungo illuso Big Mac sulla propria volontà di rilevare il suo intero cartellino, ma alla fine questa mossa non era arrivata, così i toscani ne approfittano per assicurarsi le prestazioni dell’attaccante.

Questa scelta delude profondamente Maccarone, perché il suo sogno era proprio di giocarsi le sue carte in rossonero. A noi che oggi, col senno del poi, sappiamo tutto della carriera successiva di Massimo, dell’amore che sarebbe nato con l’Empoli e gli Empolesi e delle valanghe di gol che avrebbe segnato con la casacca toscana, può sembrare incredibile.

Eppure, le cose stavano proprio così. L’attaccante non è contento della scelta e nel corso di un’intervista al Corriere della Sera del 2002 circa un suo possibile passaggio al Birmingham con annesso aumento di stipendio afferma: “Tra Birmingham e Empoli, scelgo l' ingaggio”. Sono parole dure, certamente imputabili all’età ancora acerba e alla cocente delusione per il fallito approdo a Milano.

Alla fine, a scavalcare l’offerta del Birmingham ne giunge un’altra, più importante sia a livello economico che di prestigio: arriva dal Middlesbrough in Premiership, e Maccarone accetta la nuova sfida con entusiasmo.

 

Big Mac to the Yorkshire

Quello di Maccarone al Middlesbrough è il trasferimento più oneroso della storia del club: mai nella loro storia gli Smoggies avevano offerto 13 milioni per l’acquisto di un giocatore.

Il club punta tanto su di lui, e alla prima stagione il ragazzo inizialmente non li delude: sfiora la doppia cifra con 9 gol in Premier, il suo calcio spregiudicato e la sua fame di gol sono apprezzati da mister McClaren e dai tifosi del Boro che si inventano anche il soprannome che gli resterà appiccicato per tutta la carriera: Big Mac, dal nome del celebre panino commercializzato da McDonald's.

La stagione successiva, invece, è un continuo alternarsi di alti e bassi, anche se sarà proprio in questa stagione che Maccarone si aggiudicherà l’unico trofeo della propria carriera, ovvero la Football League Cup.

Tuttavia, il bilancio a fine stagione 2003-04 comincia ad essere negativo: Massimo è perseguitato dagli infortuni e comincia a sentire nostalgia dell’Italia, anche perché le offerte non mancano.

Si parla infatti di un interesse della Lazio e del Parma: proprio dagli Emiliani Maccarone approda durante l’estate, anche perché smania di tornare a farsi allenare dal suo mentore Silvio Baldini. Per farlo, Massimo concorda sia col Boro che col Parma il pagamento di uno stipendio di circa un milione: in sostanza, pur di tornare in Italia e da Baldini, l’attaccante si decurta da solo quasi mezzo milione di stipendio.

Ovvio, stiamo sempre parlando di cifre faraoniche, ma si può certamente dire che il ragazzo sfacciato e forse un po’ arrogante che solo un paio di stagioni prima parlava apertamente di mettere i soldi in cima alla scala delle priorità stava già cominciando a maturare.

Di nuovo in Italia, di nuovo in Inghilterra

La stagione in Italia è positiva per metà: al Parma, in realtà, Maccarone trova pochissimo spazio, con appena 7 presenze e nessuna rete in Serie A. Ma a Gennaio Big Mac si trasferisce a Siena, dove conquista subito la tifoseria (che ritroverà due anni dopo) e mette a segno ben 6 reti in metà campionato.

Insomma, in Italia fa vedere ancora sprazzi del suo talento e del suo fiuto per il gol, tanto che il Middlesbrough, scaduto il prestito, decide di tenerlo.

Maccarone trascorre così altre due stagioni oltremanica, per quanto ormai si sia reso conto che l’aria albionica non gli sia completamente congeniale: è affezionato ai tifosi e alla squadra, ma fa fatica a trovare motivazioni ed è spesso messo ai margini del progetto da mister McClaren.

Riesce comunque ad entrare nella storia del club: nei quarti di finale di Coppa UEFA, nel corso della stagione 2005-06, segna da subentrato all’ultimo minuto il gol del 4-1 contro il Basilea, che rovescia il risultato dell’incontro di andata permettendo ai suoi di passare il turno.

La scena si ripete identica in semifinale: Maccarone entra ancora dalla panchina contro lo Steaua Bucarest al Riverside Stadium dopo la sconfitta dell’andata per 1-0 e mette a segno una splendida doppietta che porta il Middlesbrough in finale.

Finale che lo vede ancora una volta partire dalla panchina (cosa che genererà non poco scontento tra i tifosi del Boro) e che viene persa sonoramente contro il Siviglia.

Maccarone riesce comunque a lasciare agli inglese un buon ricordo di sé, segnando la bellezza di 5 reti in 8 partite di UEFA con la consapevolezza di aver regalato ai supporters un’avventura meravigliosa.

Siena, Palermo e Samp

La stagione 06-07 di Big Mac comincia ancora una volta in terra bretone, e il nostro centravanti sembra ormai essersi rassegnato ad una carriera spesa a metà, sempre in balia delle scelte di un allenatore volubile come McLaren con cui la strada della riconciliazione appare sempre più tortuosa e impervia.

E invece, a sorpresa, arriva l’interessamento da parte del Siena di mister Beretta, che a gennaio lo rileva addirittura a titolo gratuito dal Boro riportandolo nel Bel Paese.

Qui Maccarone torna a farsi apprezzare per il suo senso della posizione, la sua fame di gol e la sua irriducibile determinazione: in appena mezza stagione mette subito a segno 6 reti, a cui ne seguono 13, 9 e poi 12 nelle tre successive edizioni della Serie A.

Curioso quante cose possano cambiare nel giro di pochi anni! Improvvisamente, Massimo Maccarone è di nuovo uno degli attaccanti più interessanti della nostra massima serie, in cui a quei tempi il “semplice” fatto di arrivare alla doppia cifra in termini realizzativi costituiva di per sé un elemento di estrema rarità.

L’attaccante piemontese diventa rapidamente uomo-simbolo del Siena, che spesso se riesce a rimanere a galla lo deve ai suoi gol. Le Nike Vapor dorate che indossa ad ogni partita danno vita a molteplici capolavori, dalla doppietta all’Inter a San Siro del 2010 alla punizione vincente nel derby contro la Fiorentina. In quella circostanza Maccarone si toglie la maglietta per esultare, solo che è già stato ammonito: secondo giallo ed espulsione. Eppure Big Mac è talmente amato dai tifosi che a nessuno passa per la mente di criticarlo, anzi, la curva intona cori festanti di sostegno.

Proprio nel 2010 ha però termine la bella storia d’amore tra Maccarone e i Senesi, perché Massimo viene acquistato dal Palermo di Zamparini per 4.5 milioni di euro.

Sarà che ha nuovamente perduto gli stimoli, sarà che era proprio l’aria toscana a tirare fuori il meglio da lui: Maccarone ricomincia a giocare sottotono, sia al Palermo che alla Sampdoria, dove si trasferirà la stagione successiva.

Per lui, infatti, solo due reti in campionato in rosanero e sei coi blucerchiati: a Genova trova spazio, in Sicilia pochissimo, e capita così che il nostro eroe torni ad Empoli esattamente un decennio dopo averla lasciata …

Empoli, 10 anni dopo

Massimo torna dagli Azzurri in Gennaio, ripartendo dalla Serie B dove era sceso con la Sampdoria al termine della stagione 2011-12.

Qui Massimo ricomincia subito a segnare, mettendo in cascina 6 reti in appena metà stagione, alle quali si sommano le due messe a segno nei play-out contro il Vicenza, con cui salva i suoi uomini dall’incubo della retrocessione.

Le stagioni successive sono un trionfo per Maccarone: segna e fa segnare (in più di una stagione arriva addirittura alla doppia cifra in termini di assist), gioca e si diverte con compagni di alto livello del calibro di Tavano e Zielinski.

Ci vogliono tre stagioni per trasformare l’Empoli da squadra timida a rischio retrocessione a compagine affiatata che ambisce alla Serie A: tutto grazie a un certo Maurizio Sarri, un allenatore di belle speranze che ha fatto la gavetta e spera di poter raggiungere la massima serie valorizzando al massimo i pochi diamanti grezzi che trova in rosa. Mister Sarri ci riesce e riesce anche a strappare a un Maccarone ormai ultratrentenne alcune delle migliori prestazioni della sua carriera.

Inutile dire che anche ad Empoli Big Mac diventa un autentico idolo per i tifosi locali, e lui stesso si innamora della città a tal punto da tatuarsi sul polpaccio la propria casacca azzurra con il numero 7.

Non mancano i momenti di gloria, come le già citate due reti ai play-out contro il Vicenza o la rete da fuori area contro la Juventus nel 2015, e quelli più “bizzarri”, come la celebre esultanza contro il Bologna sempre nel 2015, che vede il Big Mac bersi una birra dal bicchiere di un tifoso a bordo campo per festeggiare il gol appena segnato (a cui ne seguirà peraltro un secondo).

Dopo tanti anni e tanti gol (101 in 284 partite, per l’esattezza), arriva infine per il nostro Big Mac il momento di salutare i tifosi toscani. Lo fa rivolgendosi a loro con una commovente lettera di addio:

"Qui lascio tutti gli amici, gli anni e i ricordi più belli della mia carriera. Porterò nel cuore Empoli e la sua tifoseria ovunque andrò. Avrei voluto abbracciarvi uno ad uno per ringraziarvi e per avermi fatto sentire sempre a casa, per avermi fatto sentire come uno dei vostri e avrei voluto festeggiare la mia ultima al Castellani con tutti voi, magari con in mano una pinta di birra come a Bologna".

Le ultime avventure e una nuova sfida

La stagione successiva Maccarone lascia a sorpresa l’Italia e… il continente.
 

Si trasferisce infatti ai Brisbane Roars, addirittura in Australia, dove segna i suoi onestissimi 9 gol prima di fare rientro in Italia, alla Carrarese, chiudendo così la carriera nei veri campi di provincia della Serie C.

Ancora una volta in Toscana, ma soprattutto ancora una volta con Silvio Baldini in panchina: Maccarone disputa le ultime due stagioni della sua carriera così come aveva cominciato, accanto al suo amato allenatore.

Il Big Mac dà l’addio al calcio giocato nel 2020, restando però nel mondo del pallone: comincia infatti come collaboratore sportivo della stessa Carrarese prima di lanciarsi nel mondo della panchina.

Oggi Maccarone allena il Piacenza in Serie C e sogna un futuro roseo come allenatore: di certo non gli mancano il talento, l’ambizione e la schiettezza.

Good luck, Big Mac!

 

 

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