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Dario Hübner, Lode a te, Tatanka!

Preghiera laica, lettera ai posteri. Per celebrare il bomber di provincia più bomber di provincia che il nostro calcio abbia mai conosciuto: Dario Hübner
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Dario Hübner - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Se andate su Google e nel motore di ricerca ci digitate le parole “Dario” e “Hubner” separate da uno spazio scoprirete che l’omonimo soggetto in questione fa, o faceva l’allenatore.

La prima pagina che vi si apre, infatti, è quella dell’onnipresente Wikipedia, che nel trafiletto iniziale vi dirà che “Dario Hubner è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano di ruolo attaccante”. Nelle righe seguenti saranno elencate tutte le sue imprese calcistiche, e passo dopo passo verrà ripercorsa tutta la carriera di Darione, maglia dopo maglia, rete dopo rete”.

No caro Google. Così proprio non va bene.

Noi, folli innamorati del calcio di provincia, dello sport fatto di gente umile, come noi, di underclass hero formatisi col sudore della propria fronte e che hanno avuto il coraggio di non rinunciare mai ad essere sé stessi, facendoci capire che spesso quelli che noi chiamiamo idoli sono esseri umani esattamente come noi, con vizi e debolezze annessi, non possiamo accettarlo.

Per quanto ci riguarda, nel motore di ricerca dei nostri cuori, se provaste a digitare le parole “Dario” e “Hubner” separate da uno spazio, le prime parole che trovereste scritte sarebbero:

" Dario Hubner è una divinità "

Quello che vi hanno già detto

Potremmo dirvi tutto di lui. Potremmo parlarvi dei 300 e più gol in carriera. Potremmo raccontarvi di quando vinse, a 35 anni suonati, la classifica cannonieri in serie A insieme a David Trezeguet. Potremmo spiegarvi, passo dopo passo, quei 12 anni, tra il 91 e il 2003, trascorsi consecutivamente in doppia cifra.

Non lo faremo.

Potremmo allora raccontarvi i suoi rituali. Anzi, diciamocelo pure, i suoi brutti vizi. Dalla Marlboro con lattina di birra durante l’intervallo, al grappino prima della partita. Dalle 20-25 sigarette che fumava senza mai avere il timore di ammetterlo alla tournee con il Milan, per qualcuno la grande occasione della vita, affrontata a suo modo, essendo semplicemente Dario Hübner.

Non lo faremo.

Questo ve lo hanno già detto tutti. È storia nota. Non ci aiuterebbe nel nostro scopo.

Tutti i 33 gol segnati da Dario Hubner con la maglia del Brescia

Il nostro Dario Hubner

Quello che vogliamo fare è rendere onore e gloria a questo Campione. Perché di Campione, con la C maiuscola, si tratta.

Lode a te, Dario Hübner.

Perché sei come noi. Sei come noi più di quanto a volte noi siamo come  noi. 

Hai timbrato il cartellino contro la stragrande maggioranza delle squadre professionistiche. Con alcune, nel tuo percorso, ti sei addirittura accanito.

Contro la mia squadra del cuore, per esempio.

Segnavi sempre. Una sentenza. Una condanna. Come leggevamo il tuo nome negli 11 iniziali sapevamo già che il peggio doveva ancora venire.

Eppure hai reso davvero complicato odiarti. Anzi, impossibile.

La fame e l’umiltà che hai sempre messo in ogni pallone che i tuoi nobili compagni ti hanno recapitato sui piedi sono stati la fotografia perfetta di ciò che sei: un triestino di origini austro-tedesche partito dal basso, bassissimo, e arrivato a far impallidire le superpotenze del calcio italiano. A  essere oggetto di desiderio dei sedicenti maghi del calciomercato, che se per qualche momento avessero messo da parte quell’insopportabile esterofilia, chissà….

Il tutto senza mai cambiare di una virgola. Dal taglio di capelli al pizzetto demodè. La maglia sempre rigorosamente dentro i pantaloncini, il calzettone sempre alto fin sopra il ginocchio, a fasciare parastinchi di un’altra generazione. La scarpetta nera, come quelle che si comprano, a poche decine di euro, nei punti sportivi dove ciascun dilettante va a rifornirsi.

Ci hai fatto capire che anche in serie A si piscia allo stesso modo che in Terza Categoria.

Ci hai fatto capire che si può guadagnare tanto senza per forza di cose essere dei super-montati.

Tutti i gol di Dario Hubner con la maglia del Piacenza

Ci hai insegnato che i dilettanti possono essere, oltre che un trampolino di lancio, anche un bel materasso di atterraggio. Perché lì sta il calcio vero, la passione, là voglia. Lontani dai fantamilioni.

Ed è stato meraviglioso, poetico vederti terminare la carriera nei campi di provincia che più provincia non si può. Rodengo Saiano, Orsa Corte Franca, Castel Mella, Cavenago.

Posti in cui non sei arrivato in Ferrari, con la presunzione di colui-che-ne-sa-più-di-tutti e col “lei non sa chi sono io” stretto tra i denti.

Hai sofferto con i tuoi compagni, che, meno dotati e fortunati di te, si arrabattavano tra calcio, studio e lavoro. Hai festeggiato le vittorie e bestemmiato alle sconfitte. Come uno di loro. Come sei sempre stato.

Ci hai fatto infine vedere che il Paradiso, la completa realizzazione di un omone come te, non per forza la si trova nella vita da nababbo, dove l’unico pensiero è “come sperpero oggi i miei soldi? Cosa farò per godermi la fama che mi sono guadagnato?”.

Bastano poche cose: la famiglia, che c’è sempre stata; gli amici, quelli di una vita; un bar, il solito; e un buon bicchiere da gustare in compagnia.

Ti si ama ancora Tatanka Hübner. 

Anche se sui social parliamo di certi discutibili personaggi, più talentuosi a parole che non con il pallone. Anche se al calcetto con gli amici ci presentiamo con le maglie di Messi, Ronaldo, Neymar e Lukaku.

Il nostro unico Dio sarai sempre e solo tu.

Perché nessuno di noi ha mai pensato di poter essere uno alla Messi, Ronaldo, Neymar e Lukaku. Ma tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di “fare come Dario Hübner”.

Per poi accorgerci che, in realtà, bastava semplicemente essere ciò che siamo. Sempre.

GRAZIE DARIONE!

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