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Christmas Stars 1992: la partita benefica del Milan a San Siro

Il 30 dicembre 1992 il Milan gioca a San Siro una partita di beneficenza per la Somalia. Una serata dimenticata che racconta il calcio di un’altra epoca.
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Se c’eri, probabilmente oggi lo ricordi solo a metà. Se non c’eri, è una di quelle belle storie che vale la pena di leggere.

Il 30 dicembre 1992, a San Siro, il Milan gioca una partita che non vale punti, non assegna trofei e non cambia nessuna classifica. Eppure è una di quelle serate che raccontano benissimo cos’era il calcio di allora. Si chiama Christmas Stars, è un match di beneficenza natalizio, e mette di fronte il Milan a una selezione di campioni italiani e internazionali riuniti per l’occasione.

Un Paese scosso e un calcio meno ingenuo

Il contesto è quello di un Paese ancora scosso. Il 1992 è l’anno di Tangentopoli, della fine improvvisa di certezze politiche e morali, di una fiducia collettiva che si incrina. Anche il calcio, inevitabilmente, ne risente: il clima è diverso, più sospettoso, meno ingenuo. In mezzo a tutto questo, il Christmas Stars nasce come una parentesi semplice, quasi fuori dal tempo.

La Somalia e il significato concreto della beneficenza

Ma non è solo una festa. I fondi raccolti quella sera sono destinati a iniziative di sostegno alle popolazioni della Somalia, un Paese che in quegli anni vive una delle crisi umanitarie più gravi del momento. Dopo la caduta del regime di Siad Barre, al potere dal 1969 fino ai primi anni Novanta, la Somalia è sprofondata in una sanguinosa guerra civile, con il collasso dello Stato e una carestia devastante. La situazione è talmente instabile da rendere necessario un intervento delle Nazioni Unite, attraverso le missioni UNOSOM, alle quali partecipa anche un contingente italiano. In quel contesto, una partita di beneficenza non è solo simbolica: è un modo concreto per collegare il calcio a ciò che sta accadendo nel mondo reale.

Il Milan di Capello e una sera senza pressioni

In campo, però, l’atmosfera è tutt’altra. Il Milan arriva a quell’appuntamento nel pieno del suo splendore. È la squadra di Capello, reduce dallo scudetto degli Invincibili, dominante, quasi imbattibile. Ma per una sera rallenta, si concede una pausa. Sugli spalti ci sono famiglie, bambini, tifosi rilassati. Non c’è tensione, non c’è la paura di sbagliare.

I protagonisti in campo: campioni per una causa

E i nomi, visti oggi, fanno effetto. Nel Milan scendono in campo Massaro, Evani, Serena, Donadoni, Albertini, Tassotti, Baresi, con Cudicini in porta. Dall’altra parte, la selezione Christmas Stars è una specie di sogno ad occhi aperti: Papin, che segna anche il primo gol della partita, Savicevic, Rijkaard, Gullit, Boban, Hagi, Careca, Taffarel. Campioni veri, messi insieme non per vincere qualcosa, ma per esserci.

Il risultato conta poco: Milan–Christmas Stars 4-2

La partita finisce 4-2 per il Milan, con la doppietta di Massaro, il gol di Evani e quello di Serena a ribaltare il vantaggio iniziale firmato Papin. Ma il risultato conta fino a un certo punto. Quello che resta è il clima: ritmi più bassi, giocate provate per il gusto di farle, sorrisi distesi rarissimi in campionato. I difensori concedono qualcosa, gli attaccanti osano di più, il pubblico applaude senza ansia.

Cosa racconta oggi quella partita di beneficenza

Riguardata oggi, quella serata colpisce soprattutto per la sua normalità. Nel 1992 nessuno sentiva il bisogno di spiegare troppo perché una grande squadra organizzasse una partita di beneficenza a Natale. Si faceva, punto. Senza slogan, senza storytelling, senza dover dimostrare chissà cosa. Il calcio, ogni tanto, usciva dalla sua gabbia.

Il Christmas Stars non è diventato un evento mitico, non ha creato una tradizione, non viene celebrato negli anniversari. È rimasto lì, in una terra di mezzo della memoria. Ed è forse proprio per questo che funziona così bene come ricordo: perché non era pensato per essere memorabile.

Era solo una bella idea, messa in pratica in un momento complicato. E se te l’ho appena sbloccato, probabilmente valeva la pena raccontarlo.

Racconto a cura di Andrea Possamai

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