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Bastos Tuta, lo s(combina)tore

La strana storia di Moacir Bastos: 23 maglie indossate e più di 160 gol in carriera, ma in Italia se lo ricordano tutti solo per quel gol nella nebbia della laguna veneziana. Quando una palla non deve entrare invece entra, una carriera pronta a decollare rischia di rimanere a terra.
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Bastos Tuta - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Dribbling ubriacanti, tocchi di suola e tacco, estro, fantasia e calcio funambolico a ritmo di samba.

No, niente di tutto ciò. Questa non è la descrizione di Moacir Bastos, attaccante d’area di rigore, ottimo colpitore di testa e dotato di gran fiuto del gol. Etichettato frettolosamente come “non adatto al calcio italiano” o come “bidone” dopo un solo anno con la maglia del Venezia.

Parliamo della stagione 1998-99 e di un caso in cui a rendere tutto evanescente ed ovattato non è solo la fitta coltre di nebbia impalpabile e tipica delle isole lagunari, ma lo spettro del calcioscommesse.

AIl malcapitato protagonista di questo intrigo è proprio il nostro brasiliano e il suo maledetto gol in quel Venezia-Bari che gli è costata la carriera nello stivale.

Un affare del Zampa

“In Brasile c’è un ragazzo classe ‘74 che, tra Portuguesa e Atletico Paranaense, ne ha già buttati dentro una ventina. Ha fisico e sa usare entrambi i piedi. Secondo me fa a caso tuo.”

Immaginiamo siano state più o meno queste le parole di Edinho nel consigliare il giovane di Palmital (cittadina agricola dello Stato di San Paolo) all’epoca patron del club veneto, Maurizio Zamparini.

D’altronde, Mr. Novellino chiede a gran voce un sostituto di Pippo Maniero e Stefan Schwoch per completare il reparto offensivo.

Non c’è da pensarci due volte. Quello del brasiliano sembra il profilo giusto e così, nel 1998, sbarca a Venezia Tuta.

Perché Tuta? Non lo sa nessuno, nemmeno lui. A decidere il soprannome fu il padre, quando era piccolo, e da lì rimase per sempre quello.

Poco male, nomen omen.

Nel capoluogo veneto è proprio la “tuta” di allenamento, quella che si veste quando ci si accomoda in panchina la domenica, a diventare la seconda pelle di Tuta…Bastos Moacir.

Pessimi giochi di parole a parte, la concorrenza è spietata. Oltre ai già citati Maniero e Schwoch, a gennaio arriva in prestito dall’Inter uno dei mancini più affascinanti della storia del nostro calcio: il “Chino” Recoba.

Corpo estraneo

Se l’impatto con il nuovo campionato e con la nuova piazza del brasiliano era stato più che positivo – con i gol in coppa alla Juve e in campionato alla Lazio – da dicembre in poi, non si può che dire il contrario. Un reparto offensivo super affollato e troppe frecce all’arco di Novellino fanno sì che di Bastos Tuta se ne senta parlare sempre meno.

Ora, nessuno riesce a togliere dalla testa del giocatore l’idea di essere vittima di discriminazione e di essere emarginato, insieme al connazionale Bilica, dal gruppo spogliatoio.

“Isolano me e Bilica, probabilmente perché siamo stranieri e non parliamo bene la lingua. Ci sentiamo emarginati, né i compagni e né Novellino parlano volentieri con noi.”

L’uomo che non ti aspetti

È il 24 gennaio 1999, prima giornata del girone di ritorno. Al Penzo va in scena quella che dovrebbe essere un’accesa e frizzante sfida salvezza tra i padroni di casa del Venezia e gli ospiti del Bari.

Dovrebbe, sì, ma quel giorno sembra esserci qualcosa di strano.

L’odore è quello di biscotto.

Baicoli? Zaeti?

No, non è una mamma che dalle parti di Sant’Elena sta amorevolmente sfornando la merenda domenicale tipicamente veneta per i propri figli.

Questo è uno di quei biscotti che puzzano, terribilmente!

I 3 punti sarebbero fondamentali per entrambe le compagini, invischiate nella spietata lotta per non retrocedere, ma quello che si vede in campo è un 1:1 comodamente apparecchiato durante i 90’ e nessuna velleità da parte di nessuno dei 22 in campo.

O meglio, nessuno tranne uno.

Una partita combinata. Tutti sembrano partecipi della vergognosa messa in scena, ma, forse, si sono dimenticati di avvisare il più smussato delle punte di casa. L’escluso, l’emarginato. L’inoffensivo.

Il gol che fa saltare il banco

90esimo minuto. Punizione innocua dalla trequarti laterale e pallone che viene svogliatamente calciato in area. Dalla mischia di giocatori spunta lui, entrato pochi minuti prima al posto di Recoba. Ovviamente, rete!

L’esultanza per quello che dovrebbe essere un fondamentale gol da 3 punti contro una diretta concorrente è grottesca. Tuta e Bilica ad abbracciarsi in solitaria mentre I compagni si disperano, portando le mani ai capelli, insieme agli avversari. Insultato da tutti e addirittura menato da alcuni, il brasiliano si presenta ai microfoni nel post partita. Le sue dichiarazioni non lasciano spazio ad interpretazioni…

“Maniero mi ha detto che l’1-1 andava bene, io non gli ho detto nulla e ho fatto finta di non capire. È successa una cosa stranissima, che in Brasile sarebbe assolutamente impensabile. Ho fatto vincere il Venezia con un mio gol, eppure tutti si sono arrabbiati, non solo I giocatori del Bari. Da noi bisogna sempre cercare di segnare, qui invece I miei compagni erano contenti con l’1-1”.

Naturalmente, la Procura Federale aprirà un’inchiesta a riguardo. Inutile dire che tutto finirà a tarallucci e vino dopo le smentite di Maniero e la ridicola minimizzazione di Zamparini:

" Tuta non capisce bene l’italiano "

Addio bel paese

Di fatto, l’avventura italica del buon Tuta è già terminata nell’esatto momento in cui il pallone finisce in fondo al sacco in quel nebbioso pomeriggio di gennaio.

Se a pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca, sappiamo il perché…

Quello che però sicuramente rimane è la sua voglia di giocare e segnare.

Una carriera ventennale con più di 160 gol segnati tra i professionisti e le squadre cambiate con la stessa frequenza cui si cambiano le mutande. Tra Brasile e Corea, con gli apici a Flamengo, Gremio, Fluminense, Palmeiras e Coritiba. Una certezza:

" Quella partita era combinata, ma se potessi tornare indietro quel gol lo risegnerei 100 volte "
Bastos Tuta

E un sogno nel cassetto

" Sono innamorato dell’Italia. Un giorno mi piacerebbe tornare, da tecnico o da procuratore "
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