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Sam dalla Bona, un super sayan a Londra

"London is a bad habit one hate to lose". Letteralmente: Londra è una brutta abitudine che si odia perdere e Samuele dalla Bona ne sa qualcosa.
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Se ci fosse una frase che potesse riassumere la carriera di Sam Dalla Bona, probabilmente sarebbe questa.

Nell’ottobre del  1998 Sam è un ragazzino veneto di 17 anni, quando parte da Bergamo, dove gioca nel sempre fertile vivaio dell’Atalanta (dove ha vinto da poco la Targa Pisani come miglior giovane), direzione Londra. Gli è arrivata una di quelle chiamate che alla sua età è impossibile non accettare.

London Calling

Sì, è vero. Il Chelsea non è ancora il Chelsea di Abramovich, e le pagine migliori della propria storia deve ancora scriverle. Ma al fascino di Londra, della Premier League e della maglia Blues, con la quale da qualche anno Magic Box Gianfranco Zola sta facendo impazzire Stamford Bridge, è davvero difficile resistere.

Oltretutto Sam nella capitale si ambienta benissimo. Inizia con la squadra riserve, dove segna 16 gol (… e non è un attaccante) e viene nominato miglior giovane del club. L’allenatore, Gianluca Vialli, lo fa esordire: prima in Champions League, contro il Feyenoord, poi in Premier League, contro il Coventry. L’anno successivo, con l’avvento di Claudio Ranieri in panchina, diventa titolare inamovibile del centrocampo. 

Sfogliando l’almanacco dei calciatori del Belpaese volati oltremanica a tentar fortuna, si fatica davvero a trovare un altro italiano che abbia avuto un ambientamento così repentino. Nonostante i suoi piedi buoni e la sua eleganza, la Premier League, da sempre campionato fisico e muscolare, sembra essere il suo posto perfetto. Gioca, corre e segna. 

Anche in Italia il suo nome comincia a circolare, nelle schizofreniche trattative di calciomercato. Molte squadre di Serie A mettono gli occhi sull’elegante centrocampista, dai capelli lunghi e biondi da super sayan.

Chelsea a tutti i costi

Il Venezia sembra essere l’unica però a fare sul serio, tanto da recapitare in riva al Tamigi un fax con un offerta di ben 5 milioni di sterline per Sam. I Blues, che nel frattempo hanno in pugno un pari ruolo del West Ham, un certo Frank Lampard, fiutano l’affare e dicono “ok sir”.

Samuele però dice no. 

Rifiuta di tornare a casa (è nato a San Donà di Piave e la sua famiglia vive a Portogruaro) come un bambino che ignora l’invito della mamma a rientrare per rimanere ancora al parchetto a giocare con gli amici. 

Resta a Londra. Il club non la prende per niente bene. Ranieri però ha capito la scelta del ragazzo e decide di dargli fiducia. Sam riprende a giocare e a segnare come nulla fosse. 73 presenze e 6 gol in totale.

Fino al luglio del 2002, quando la sua vita cambierà per sempre (e lui ancora non lo sa).

Il ritorno in Italia

La chiamata del Milan, sulla cui panchina è da qualche mese arrivato Carlo Ancelotti. Anche quella impossibile da rifiutare. Poco spazio, dietro ai vari Gattuso, Seedorf, Ambrosini. Come se non bastasse, Ancelotti fa un autentico bingo, prendendo un trequartista bresciano visionario e tecnico, ma troppo lento e esile per giocare tra le linee, e adattandolo a regista davanti alla difesa. Fino a consacrarlo alla storia come “il metronomo” Andrea Pirlo.

Allora per Sam inizia un lungo girovagare in provincia, alla ricerca della propria dimensione. Bologna, Lecce, Genova (sponda Samp). Niente. Alti e bassi. Nessun posto sembra essere Londra.

La chiamata giusta sembra essere quella di un Napoli ambizioso, risalito dalla serie C dopo il fallimento. Dalla Bona guida i partenopei fino al ritorno in Serie A con gol, assist e visione di gioco. Poi però arriva Reja, che vede più adatti al massimo campionato i vari Gargano e Hamsik. E allora niente, via di nuovo.

Please come back, Sam!

A cercare Londra va a finire che ci si ritrova a Londra. E accade proprio così. Sam si allena con il Fulham di Roy Hodgson, ma a causa di alcuni problemi burocratici il tesseramento non avviene. 

Lo chiama un ex compagno, Gianfranco Zola: “Vieni al West Ham, sono io l’allenatore”. Niente anche lì.

Dopo una puntata in Grecia e un prestito al Verona, Sam decide allora di ricominciare da capo, e di tornare dove tutto era iniziato. 

Bergamo allora. Atalanta.

La fine del sogno

Ma la grave malattia e la successiva scomparsa del padre Luigi lo costringe ad avvicinarsi a casa. Prova a rimanere aggrappato al mondo del calcio. Ma la testa oramai è da un’altra parte.

Oggi Sam ha abbandonato totalmente il mondo del calcio, lasciando a tutti un pizzico di rammarico e di senso di incompletezza per ciò che sarebbe potuto diventare. Non perde occasione, appena può, di tornare a Londra per andare a vedere il “suo” Chelsea a Stamford Bridge. Solo lì,forse, possono dire di aver visto veramente il super sayan italiano del centrocampo. 

E in riva al Tamigi corre voce che fosse uno spettacolo.

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