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Milan Baros, il ribelle di Ostrava

Incantò tutti ai tempi di Liverpool, quando a Istanbul sollevò una storica Coppa dei Campioni. Fu il protagonista assoluto di Euro 2004,quando si laureò capocannoniere. Poi qualcosa non ha funzionato nella carriera di Milan Baros. Un po’ gli infortuni, un po’ un anima inquieta che i Reds erano riusciti solamente a sedare.
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Milan Baros - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

“Mister, venga qui con noi. Dobbiamo farle vedere una cosa”.

Siamo a Melwood, centro sportivo del Liverpool Football Club, e ad essere convocato in sala video, dal responsabile della sezione scouting, è l’allora manager dei Reds, il francese Gerard Houllier.

La squadra ha da poco concluso una stagione trionfale, che l’ha vista portare a casa un clamoroso treble, composto di Coppa Uefa, FA Cup e Coppa di Lega. Le attenzioni ora del management si spostano al calciomercato, dato che giungono voci sempre più insistenti da Madrid, che vogliono il Real disposto a fare follie per il talento più pregiato dei Reds in quegli anni, il golden boy Michael Owen. Il club non vuole perciò farsi trovare impreparato, e sta sondando il mercato europeo.

“Guardi qui Mister, questo è un rapporto di un nostro osservatore in Repubblica Ceca. La squadra che lei vede in maglia blu è il Banik Ostrava, stanno lottando per non retrocedere. Guardi quell’attaccante lì, con i capelli lunghi e neri”

“Interessante, chi è?”

“Si chiama Milan Baros. Ne parlano un gran bene. L’anno scorso è stato pure votato miglior giovane della Cechia. Guardi qui, le facciamo vedere altri video”.

La seduta durerà circa una mezzora, trascorsa ad analizzare doti tecniche e movimenti di questo giovane attaccante di 19 anni. Al termine, Houllier è convintissimo:

“Andatelo a prendere, lo voglio!”

“Mister, c’è un problema. Il ragazzo tecnicamente è forte, si vede. Ma ci riferiscono anche di un carattere non propriamente facile. È un po’ fumantino diciamo”

“A quello penserò io. Voi fate i bagagli e andatemelo a prendere”

La Rivoluzione di Velluto

Milan Baros nasce nel 1981 nella regione di Zlin, in Moravia. In quella che, all’epoca, viene ancora chiamata Cecoslovacchia.

Ancora per poco però. Perché qualche anno dopo, per la precisione nel novembre del 1989, inzierà, con una pacifica manifestazione studentesca a Bratislava per chiedere la riforma del sistema educativo, quella che poi passerà alla storia come la “Rivoluzione di Velluto” (tributo ai Velvet Underground, molto in voga all’epoca).

Nel giro di pochi mesi le proteste diventeranno molto meno pacifiche. Il regime comunista, che in Cecoslovacchia dominava dal primo dopoguerra, collasserà in maniera fragorosa.

Il 31 dicembre 1992 il paese si scinde: nascono la Repubblica Ceca (con capitale Praga) e la Repubblica Slovacca (con Bratislava centro di tutto).

Inevitabile dunque che, crescendo in un background come questo, il piccolo Milan sviluppi una certa tendenza alla ribellione, e a una continua avversione nei confronti delle regole.

Baros fa il centrattacco, ed è pure molto bravo. Da qualche anno è stato tesserato per il Banik, con il quale ha iniziato subito a segnare e incantare. Tanto da scomodare l’ennesimo, scomodissimo paragone: Milan Baros, il Maradona di Ostrava (a Diego ancora sanguinano le orecchie per tutte le volte che il suo nome è stato accostato a questo piuttosto che a quel giocatore).

Milan ha delle ottime qualità, le stesse che, a centinaia di chilometri di distanza, lo staff del Liverpool sta osservando in videocassetta.

Quell’estate, del 2001, arrivano a suonargli alla porta proprio due emissari dei Reds, per offrirgli un contratto e la possibilità di andare a giocare in Premier League.

Un approdo rimandato

In realtà l’approdo nel Merseyside arriverà solo nel dicembre del 2001. Qualcuno dice per questioni di permesso di lavoro (ed effettivamente in Inghilterra, all’epoca, si avevano spesso di questi problemi).

I due emissari che il Liverpool manda a Ostrava si trovano di fronte un ragazzo con 5-10 chili in più del consentito. Probabilmente una ulteriore chiamata viene fatta in quegli ultimi istanti prima della firma:

“Mr. Houllier, ma è davvero sicuro? A noi pare impresentabile.” 

“Sicurissimo. Non tornate senza di lui”.

In quei mesi che lo separano dal trasferimento oltremanica, Milan si mette in forma. Segna 11 gol in 15 partite con il Banik, vola a Melwood e si prende la maglia numero 5 (5 come i milioni spesi dai Reds per tesserarlo), con la voglia di spaccare il mondo.

In realtà l’unica cosa che spaccherà è la propria caviglia, subito dopo l’esordio ufficiale, in un match di Coppa dei Campioni pareggiato 0 a 0 contro il Barcellona.

Houllier però concede del tempo al ragazzo. Ci parla e gli dice, sostanzialmente:

“Non ti preoccupare. Ripigliati, prendi il tempo che ti serve. Sarai il mio attaccante, se non in questa stagione nella prossima”.

Baros: il tanto atteso crack

Inizio della stagione calcistica 2002-2003. L’ambiente del Liverpool è piuttosto scosso. 

Michael Owen è ancora al suo posto, con la maglia dei Reds. A partire, in compenso, è stato Robbie Fowler. Uno che, dalle parti di Anfield, chiamano ancora The God, un’icona del club e della tifoseria, nonché uno dei migliori marcatori della storia rossa.

“E adesso? Chi giocherà lì davanti?”

Houllier anche stavolta non ha dubbi: “Milan Baros, il ceco”. Lo ha atteso, bramato e desiderato. Ora è arrivato il momento di lanciarlo nella mischia.

L’investimento inizia subito, finalmente, a pagare in dividendi. Doppietta all’esordio in Premier contro il Bolton, doppietta anche un paio di settimane dopo contro il West Bromwich. Gol in Coppa di Lega e primo gol, pure, in Champions League, al Basilea.

A fine stagione le reti saranno 12 in 44 presenze. La squadra arriva quinta in campionato, ma vince di nuovo la Coppa di Lega, per di più battendo in finale 2 a 0 i rivali di sempre del Manchester United (con le reti di due scousers doc come Steven Gerrard e Michael Owen).

Tutti pensano che la stagione 2003-2004 possa essere quella della consacrazione per il “Maradona di Ostrava”. Ma la sfiga si mette di traverso, e il 13 settembre Milan Baros si rompe una caviglia nel corso di un match di Premier giocato a Ewood Park contro il Blackburn.

Sta fuori 5 mesi, ma non riesce praticamente mai a tornare ai suoi livelli. La squadra però ottiene l’agognatissimo 4 posto, che le consentirà, l’anno successivo, di tornare a disputare la Coppa dei Campioni.

Iniziano i problemi: arriva Benitez

Estate del 2004. I crescenti problemi di salute costringono Gerard Houllier a lasciare l’incarico. Ad Anfield arriva un giovane e ambizioso allenatore spagnolo, che tanto bene ha fatto, negli anni precedenti, alla guida del Valencia: Rafa Benitez.

La squadra è da ricostruire quasi totalmente: l’offerta monstre da Madrid alla fine è arrivata, e Michael Owen ora palleggia al Santiago Bernabeu nel giorno della sua presentazione. Davanti è stato preso Djibril Cissè, un altro ribelle che però ha incantato a suon di gol con la maglia dell’Auxerre. A centrocampo il tecnico ha voluto fortemente l’acquisto di un giovane play della Real Sociedad, Xabi Alonso. Dal Real poi, come parziale contropartita nell’affare Owen, è arrivato un bomber: Fernando “El Moro Morientes”.

Nelle idee di Benitez la squadra giocherà alla spagnola, con un 4-2-3-1. Ha notato infatti la straordinaria propensione per gli inserimenti e il tiro da fuori del neo-capitano Steven Gerrard, e vuole avanzarlo di posizione, sulla trequarti. In mediana Xabi Alonso e Hamann guideranno la squadra. Due frecce ai lati, come Smicer e Kewell. Davanti si alterneranno Cissè e Morientes.

“Mi scusi mister, e Milan Baros?”

“Per me se arriva un’offera congrua può andare via anche subito, non ho bisogno di lui”

In realtà, all’esordio in Premier contro il Tottenham a White Hart Lane Baros è titolare al fianco di Cissè in un più scolastico 4-4-2. Come mai? Cos’è accaduto nel frattempo che ha fatto cambiare idea a Benitez?.

Baros e la favola ceca a Euro 2004

Estate del 2004. Tempo di Europei. Si gioca in Portogallo, e i lusitani sono una delle favorite per la vittoria finale (anche se manca, come al solito, un centravanti degno di tale nome).

Il gruppo D, sulla carta, è uno dei più duri. Oltre alla cenerentola Lettonia ci sono i vice-campioni del mondo in carica della Germania, la mina vagante Olanda e la Repubblica Ceca.

Milan Baros arriva, come abbiamo visto, da una serie di infortuni che ne hanno minato la stagione al Liverpool. Il c.t. Bruckner decide comunque di convocarlo.

All’esordio contro la Lettonia i cechi rischiano, visto il vantaggio baltico di Verpakovskis. Ma nel finale proprio Milan Baros e Marek Heinz la ribaltano, e la squadra inizia con il piede giusto.

Seconda gara. Ad Aveiro contro l’Olanda. Anche qui brutta partenza, con il doppio vantaggio orange di Bouma e Van Nisterlooy. Poi si scatena la “furia ceca”, con un’increbibile rimonta firmata da Koller, ancora Baros e Smicer.

Terza partita, terza rimonta. La Germania passa per prima con Ballack. Marek Heinz la pareggia, Milan Baros la porta a casa a 13 dalla fine. 3 gol in 3 partite per il Maradona di Ostrava, e tedeschi fuori, clamorosamente, al primo turno.

Ai Quarti la Repubblica Ceca dà una lezione di calcio alla Danimarca, rispedendo gli avversari a fare biscotti. 3 a 0 con rete del gigante Koller e doppietta di un incontenibile Milan Baros.

La semifinale non sembra impossibile, contro la Grecia. Ma in quell’europeo gli ellenici sono tornati ad essere qualcosa di simile agli dei che dominavano l’Olimpo. E il silver gol di Traianos Dellas manda la squadra di Rehagel in finale, a vincere poi la Coppa.

Milan Baros è il capocannoniere della competizione. È stato letteralmente immarcabile, e ha dimostrato un processo di crescita importante, sia sul piano tecnico-tattico che mentale, dal momento che, delle sue bizze e del suo carattere fumantino, non ci sono più notizie.

A Liverpool si convince anche Benitez. “Non posso fare a meno di uno così”.

Il ritorno alla ribellione

Nel proseguo degli anni il rapporto col tecnico spagnolo rimarrà piuttosto burrascoso. Insieme tuttavia vincono una storica, incredibile, Coppa dei Campioni ai danni del Milan, nella fantascientifica serata di Istanbul (in cui Baros gioca titolare).

Nel giugno 2005 il suo mentore Houllier, tornato nel frattempo ad allenare, lo vuole con sé nella sua nuova avventura di Lione. Tutti pensano che accetterà, visto che ad Anfield, nel frattempo, Benitez lo ha già rimpiazzato con il Fenicottero Peter Crouch.

Invece no. Rifiuta. “Non ho ancora dimostrato appieno il mio valore qui”.

Se ne andrà, dopo un rapporto ormai logoro, l’anno successivo, con una buona stagione all’Aston Villa.

Poi finalmente il ricongiungimento con Houllier al Lione.

Qui però si ripresenta il carattere bizzoso del Milan di Ostrava. Come se, lontano da Liverpool, si fosse lasciato andare, rinunciando ad essere il bravo ragazzo a modo che ancora i Reds ricordano.

Becca una squalifica di 3 giornate per insulti razziali a un avversario. Poi si vede ritirata la patente perché beccato ai 270 km/h alla guida di una Ferrari sulla Lione-Ginevra.

Va in Turchia, al Galatasaray, e si ripete. Fa pipì per strada nei pressi di un covo dei rivali storici del Besiktas. Viene filmato, a un matrimonio,mentre balla nudo con un preservativo in testa. Nel 2009 viene pure espulso dalla Nazionale, dopo aver organizzato un festino hard con delle prostitute subito dopo un cocente derby perso contro la Slovacchia. Nel 2015 infine accusa pubblicamente di corruzione il sistema calcistico della Repubblica Ceca, fino a che, nel 2019, decide di ritirarsi dal calcio giocato.

Quando ha smesso indossava ancora la maglia del suo Banik Ostrava. Perché alla fine quelle sue radici, quella sua natura ribelle e rivoluzionaria, da lui non se ne sono mai andate. 

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