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Federico Macheda, l’Old Trafford ai suoi piedi

Quel momento ce lo ricordiamo tutti. Quando un pomeriggio di aprile un ragazzo romano di nascita e laziale di fede mandò in visibilio il Teatro dei Sogni. Quella corsa sfrenata, quello sguardo spiritato. Riviviamo insieme il sogno di Kiko Macheda.
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Federico Macheda - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Nello sport ci sono carriere che si possono racchiudere in un momento: basta una giocata, un gesto tecnico, una prestazione per spiegare a chi non lo conosce chi sia l’atleta che l’ha appena compiuta.

Poi ci sono momenti che valgono un’intera carriera: non è importante né il prima, né il dopo. Quell’istante vale tutto, basta quello. Per quanto spesso effimero e fugace. Il resto praticamente non conta.

Non ci credete? Chiedetelo a Federico Macheda.

Chiedete a Kiko se avesse a disposizione anche lui una Delorean dove vorrebbe tornare proprio ora. Chiedetegli di spiegarvi perché ha dedicato la sua vita al gioco del calcio. Chiedetegli come ha fatto a superare tutte le difficoltà, e ad essere ancora lì: a correre, segnare ed esultare con la maglia del Panathinaikos.

Vi risponderà descrivendo esattamente il posto, il luogo, il minuto e anche la posizione in campo dove vorrebbe tornare almeno per una volta.

Pochi millesimi di secondo prima di quell’istante che gli ha cambiato per sempre la vita.

Quel pomeriggio all’Old Trafford

Riavvolgiamolo allora il nastro.

05 aprile 2009. Manchester. Stadio Old Trafford.

Siamo alle battute finali di una Premier League che lo United di Sir Alex Ferguson si sta giocando punto a punto con Liverpool e Chelsea.

Quel pomeriggio al Teatro dei Sogni arriva una delle squadre rivelazione della stagione: l’Aston Villa di quella vecchia volpe di Martin O’Neill.

Partita scorbutica, insidiosa. Oltretutto lo United ha problemi di formazione, e Sir Alex ha dovuto imbottire la panchina con ragazzi giovani provenienti dalla squadra giovanile.

Cristiano Ronaldo fa, come al solito, il suo. Segna il gol del vantaggio, ma quei maledetti dei Villans rispondono con Carew. Passano addirittura in vantaggio, per la precisione al minuto 57, gol di Agbonlahor.

Si mette male. 

Ferguson butta un occhio ai ragazzi che gli siedono accanto. Ci vuole un’altra delle sue idee geniali. Cerca negli sguardi di quegli imberbi giovanotti il fuoco giusto, un’occhiata che gli dica: “scegli me, scegli me”.

Avrà anche dato un occhiata alla distinta, per capire: Gibson, Martin, Eckersley, Welbeck. Niente, non è convinto.

Poi si gira verso il suo collaboratore, ed esclama:

“Federico”

“Come ha detto scusi?”

“Federico Macheda. Il 41. Digli di scaldarsi che tra poco entra”.

L’incontro con Ferguson

Macheda si ritrova lì perché un giorno, a 15 anni, mentre si trova in Francia con l’under 16 della Nazionale, riceve una chiamata che gli dice che Ferguson lo vuole incontrare.

Avrà pensato probabilmente a uno scherzo. Ma quando torna a Roma scopre che è proprio lui. SIR ALEX FERGUSON. Lo trova seduto, con davanti a sé due maglie dei Red Devils.

Il dialogo tra i due dev’essere andato più o meno così:

“Listen to me, Federico. Qui in Italia farai fatica a esplodere, avete troppe regole stringenti riguardo il tesseramento dei minori. Da noi in Inghilterra non è così, c’è più libertà. E a noi piaci Federico. Ti andrebbe di far parte del glorioso Manchester United? Guarda, questo è quello che potrebbe essere il tuo futuro”

Prende una delle maglie, la apre. È la 9 dello United. Rossa, senza nome. Bellissima.

A Kiko probabilmente si sarà gelato il sangue nelle vene.

“Ah! Però! Beh, che dire? Interessante! Sono onorato. Ora non so, dovrei parlarne a casa, con la mia famiglia, capire… ma,mi perdoni? L’altra maglia per chi è allora?”

“Questa? No, questa è sempre per te. Ma è un regalo! È la maglia di Cristiano Ronaldo. Prendila! È tua!”

Va beh, il resto lo potete già immaginare.

Quasi quasi resto

Gli inizi in Inghilterra non sono semplici. 

Attenzione: non da un punto di vista tecnico. Macheda infatti a inizia subito a fare gol a grappoli, con l’under 18. Tanto da meritare la convocazione nella squadra riserve (l’ultimo step prima dei “grandi”) allenata all’epoca da Ole Gunnar Solskjaer.

Ma per un ragazzo così giovane il passaggio da Roma, casa, a Manchester, piena Inghilterra, non è per nulla semplice. Chissà quante volte avrà chiamato a casa:

“Mamma, papà. Non lo so, non so se ho fatto la scelta giusta. Qua è un casino! La lingua, gli studi. Piove sempre! Non esce mai il sole. Gli avversari entrano duri, a metà gamba. E poi questi prima della partita si mangiano le uova col prosciutto, la pancetta. E a fine partita si bevono la birra. Non lo so”

Per quanto i suoi lo rassicurino, Kiko, pur sapendo di essere di fronte all’occasione della vita, rimane perplesso.

Poi un pomeriggio, finito l’allenamento, decide di fermarsi a guardare più da vicino i fenomeni che giocano nella prima squadra. Si siede a bordo campo in felpa e sneakers e osserva: Giggs, Ferdinand, Scholes, Rooney. Mamma mia!

All’improvviso, qualcuno di quelli si fa male. Non ce la fa a terminare la partitella. Tutti si guardano intorno, non può finire così. Vedono Kiko, seduto sulle borracce a bordo campo, e gli dicono: “ Ragazzo, hai voglia di giocare un po’? Dai, mettiti pantaloncini e scarpe e unisciti a noi!”

A fine allenamento Macheda ritelefona a casa: “Mamma, papà. Vi ricordavate quando vi parlavo di Manchester? Beh, è il posto più bello del mondo”

L’ultimo (magico) minuto

Torniamo dunque a quel pomeriggio all’Old Trafford. 

Macheda entra. Si mette là davanti a fare la punta, con dietro Ronaldo, Tevez e Giggs. Ecco, non servono commenti.

Lo United ci prova, ma sto Aston Villa è duro a morire. A 10 dalla fine ci pensa ancora Cristiano. 2 a 2.

Non basta, bisogna vincere. 

90esimo. Siamo agli sgoccioli.

Macheda ha una buona palla al limite dell’area, prova  a incunearsi, ma quel fabbro travestito da calciatore di Luke Young lo ricaccia indietro. La palla giunge a Ryan Giggs, che prontamente la ritorna a Federico. Quasi a dirgli: “dai, riprovaci, che è il tuo momento!”.

Kiko è spalle alla porta, tutti si aspettano lo scarico immediato. Invece si smarca con un sensazionale colpo di tacco, mandando il solito Luke Young a ordinare due cappuccini al bar della Stretford End.

Poi chiude gli occhi, e calcia. Di destro. A giro.

Quello che succede dopo è puro orgasmo. Palla in rete. L’Old Trafford è in delirio. Ferguson perde il suo aplomb e se la ride di gusto. Macheda corre verso la bandierina, rincorso da tutti i suoi compagni, giovani e vecchi. Tutti ad abbracciarlo. A dirgli grazie. Oppure semplicemente a ricordargli che sta accadendo veramente.

Il gol di Federico Macheda contro l’Aston Villa

Tutta Manchester, ma che dico! Tutta la Premier è ai piedi del ragazzo laziale classe 1991. Il calcio italiano ha scoperto un nuovo talento.

A noi basta così

Ecco, il film potrebbe anche concludersi qui. Cos’altro serve? È un momento così pieno, così unico che vale tutti i sacrifici fatti per raggiungerlo.

Qualcuno sosterrebbe che invece ci sarebbero ancora molte cose da dire. Bisognerebbe parlare di come poi, contro il parere di Ferguson che lo voleva mandare in prestito da qualche parte lì vicino, Federico abbia preferito tornare in Serie A. Di come la Sampdoria, che aveva appena ceduto Pazzini e che lottava nei bassifondi, lo abbia preso pensando di aver trovato il proprio salvatore. Di come non fosse pronto a certe responsabilità. Bisognerebbe spiegare a qualcuno come mai poi tutte le altre esperienze, tra prestiti inglesi e tedeschi e ritorni in Italia a Novara, non ci abbiano effettivamente dato il numero 9 titolare della Nazionale che credevamo di aver trovato. Bisognerebbe capire come mai questo ragazzo sia dovuto andare in Grecia per trovare la propria dimensione.

Tutti i gol di Federico Macheda con la maglia del Panathinaikos nella stagione 2019/2020

Si, sarebbe interessante. E giusto anche, se si volesse psicanalizzare la sua carriera.

Ma a noi basta così. L’urlo dell’Old Trafford ci riecheggia ancora nelle orecchie. La faccia sorniona di Ferguson e il viso trasfigurato di Kiko dopo il gol li abbiamo tuttora ben impressi nella mente.

Per noi Federico Macheda rimane il 41 dello United che castigò l’Aston Villa e contribuì a riempire con un nuovo titolo la bacheca di Sir Alex Ferguson.

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