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Sebastian Giovinco, Il Re di Toronto

Sebastian Giovinco è un calciatore poliedrico che nella sua carriera ha dato prova di poter ricoprire quattro o cinque ruoli diversi, dal trequartista alla prima punta, dall’attaccante di supporto all’esterno puro. Eppure, quando si parla di lui se ne parla come di un ragazzo che non è mai riuscito a raggiungere la propria definitiva consacrazione.
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Sebastian Giovinco - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Sebastian Giovinco nasce a Torino il 26 gennaio del 1987.
Anche se nasce nella “città magica”, i suoi genitori sono entrambi del Mezzogiorno: il padre Giovanni, che un tempo giocava da libero in Eccellenza, viene da un piccolo paese vicino Palermo chiamato Bisacquino, mentre la mamma Elvira è di Catanzaro. Quel giorno, i due decidono di dare al figlio il nome del nonno paterno, Sebastiano, ma rimuovendo la “o” finale per dargli una piccola sferzata di modernità.
E forse non tutti sanno che pochi anni più tardi Giovanni ed Elvira avranno un secondo bambino che seguirà le orme del fratello maggiore: Giuseppe Giovinco, una seconda punta di tutto rispetto che milita nel Taranto FC in Serie C. Oltre a giocare nello stesso ruolo di Sebastian, Giuseppe ha cominciato la propria carriera di calciatore nelle giovanili della Juventus, proprio come Seba.

Gli inizi, la Juventus

I primissimi calci ad un pallone Giovinco li dà nel quartiere di Borgo Melano, in una squadra chiamata Riber, e poi nel San Giorgio. Ma, come già accennato, entra poi molto presto – prima ancora di compiere 10 anni – nel settore giovanile della Juve, dove comincia a poco a poco a mostrare sprazzi di grande classe. Sebastian è un ragazzo di grande carattere, e non ha nessuna intenzione di lasciare che i suoi 164 cm di altezza impediscano alla sua stella di splendere: tra il 2005 e il 2006, la Primavera della Juventus vince sia il Torneo di Viareggio che il campionato, e il “Guerin sportivo” premierà Giovinco come il migliore giocatore delle fasi finali di quest’ultimo torneo.

Passa un altro anno, è il 2007, il ragazzo ha 20 anni: i tempi sono maturi per l’ingresso nel mondo dei grandi, per l’esordio in prima squadra. Che arriva il 12 maggio, in un Juventus-Bologna che termina con 3 gol a 1 per i padroni di casa. La Formica entra al 76’ al posto dell’indimenticabile Raffaele Palladino, e ci mette soltanto un quarto d’ora a lasciare il segno.

È il secondo minuto di recupero: Del Piero si smarca sulla fascia sinistra, rientra sul destro, cede la palla a Giovinco. Quest’ultimo si gira all’altezza della trequarti, vede il movimento tra le linee – perfetto – di David Trezeguet e lo serve con un filtrante coi giri perfetti che per il francese è un gioco da ragazzi trasformare in rete. Attenzione, è “solo” Serie B perché la giustizia sportiva ha appena spedito la Vecchia Signora nella serie cadetta in seguito alla vicenda Calciopoli. Tuttavia, l’esordio di Giovinco impressiona comunque tutti gli addetti ai lavori e ha un certo riverbero a livello nazionale.

L’avventura ad Empoli e il ritorno alla Juve

L’anno seguente la Juve rientra nella massima serie e, com’è consueto, gira in prestito alcuni dei propri giovani più promettenti: tra questi c’è proprio Sebastian, che finisce ad Empoli.
In Toscana gioca bene, molto bene considerata la giovane età, mettendo a segno 5 reti in 35 gare. Questo purtroppo non è sufficiente ad evitare la retrocessione della squadra, che torna in Serie B. Tuttavia, le prestazioni del ragazzo sono talmente apprezzate che i tifosi degli Azzurri lo votano come miglior giocatore del club della stagione 2007/2008.

A proposito, c’è una foto molto significativa che risale a quella stagione. Questa ritrae un giovanissimo Giovinco che, intento a celebrare una di quelle cinque reti in maglia empolese, posiziona la mano “a spanna” sopra la testa.
Un po’ come a dire che la vera statura di un giocatore non si misura con un metro ma a suon di prestazioni e che le critiche dei tanti che vedevano nel suo fisico minuto un ostacolo insormontabile sulla strada per il successo non avrebbero trovato in lui terreno fertile per attecchire.

L’anno dopo torna a Torino e mister Ranieri lo integra stabilmente nell’organico della Juventus, con cui disputa due stagioni.

Quella del 2008/2009 è molto buona, Giovinco esordisce anche in Champions League e in generale anche se non segna tantissimo (3 reti in 27 presenze, in ogni caso neanche da buttare) fa vedere cose estremamente positive.
Purtroppo, in quella del 2009/2010, non appena Zaccheroni subentra a Ciro Ferrara, la Formica Atomica smette sostanzialmente di vedere il campo. E non sembra prenderla troppo bene, a giudicare da alcune dichiarazioni rilasciate al termine della stagione…

“La mia stagione? Personalmente non ho nulla da rimproverarmi, penso di aver giocato bene le poche partite che ho disputato. Fin quando sono stato in campo, la Juve era seconda in classifica. Poi, all’improvviso, sono stato messo da parte e da lì il bilancio personale ha rispecchiato quello della squadra: peggio di così non poteva andare. Perché sono stato estromesso dalla squadra? Il motivo non l’ho capito e non riesco a darmi una spiegazione, però mi ha dato parecchio fastidio.”

Il successo a Parma e il secondo ritorno sotto la Mole

L’anno successivo, se possibile, inizia sotto auspici ancora peggiori: l’arrivo di Delneri, che è intenzionato a passare ad un 4-4-2 senza trequartista, spinge Sebastian a chiedere la cessione.
Il giovane viene così ceduto – in comproprietà – al Parma, e coi Ducali torna a far vedere che il talento non gli manca: grandi giocate, punizioni al bacio, e una concretezza sotto rete che non aveva mai avuto prima (ben 22 gol in 66 presenze, esattamente un gol ogni tre presenze).

Così, un certo Antonio Conte, CT della Vecchia Signora, nel 2012 insiste perché la dirigenza riscatti l’altra metà del cartellino di Giovinco. Seba torna così a Torino e ripaga la fiducia del mister segnando ben 11 reti in 42 presenze e contribuendo alla conquista dello scudetto.

Quell’anno, peraltro, Giovinco si rende protagonista di un episodio assolutamente singolare: il 12 dicembre del 2012, ovvero il 12-12-12, segna la sua dodicesima rete in maglia bianconera al dodicesimo minuto indossando la sua maglia numero 12!

Negli anni successivi, però, Sebastian torna ad avere grandi difficoltà a mettersi in luce, specialmente con l’arrivo di Llorente e Tevez, e ancor più con il passaggio di panchina da Conte ad Allegri. Nel 2015, stanco di essere relegato ai margini della squadra, desideroso di trovare spazi e invogliato anche da un’offerta economica pressoché irrinunciabile, Giovinco rescinde il contratto con la Juve e passa ai canadesi del Toronto. È la fine di una storia durata diciannove anni, che non lascia indifferente né il calciatore né la società. Quest’ultima, poi, lo omaggia con un lungo comunicato, di cui riportiamo un piccolo estratto qui di seguito:

«Dai campi delle Giovanili bianconere fino al palco dello Juventus Stadium dove ha sollevato due volte il titolo di Campione d’Italia: la storia di Sebastian Giovinco in bianconero ha il sapore della favola. Piedi raffinati e tecnica notevole, la Formica Atomica ha sempre saputo mettere, nel corso di quasi due decadi, il suo talento a disposizione dei successi del gruppo.”

Giovinco il Re di Toronto

In Canada lo accolgono subito come un campione, e sui campi della Major League Soccer sembra ritrovare quella sicurezza e quella voglia di giocare che nelle stagioni più buie a Torino avevano cominciato a latitare. Certo, gli avversari tecnicamente e tatticamente stanno un gradino sotto rispetto a quelli che la Formica si trovava di fronte in Serie A, ma alcune delle giocate che fa vedere sono di livello troppo elevato per poter essere imputate a una semplice inadeguatezza dei difensori statunitensi: se non ci credete, andate a riguardarvi la rete in trivela segnata contro i Chicago Fire, quella arrivata al termine di un’interminabile serie di dribbling contro i New York Red Bulls o la punizione magistrale calciata a danno della povera Orlando City.

Seba in MLS sta bene, è sereno e questo è evidente, nelle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti sportivi continua a sottolineare quanto sia contento della propria scelta, dell’atmosfera che si respira sui campi del Nord America, della libertà che gli viene concessa nel nuovo club di cui è così rapidamente diventato simbolo e trascinatore. In quattro anni di permanenza in Ontario, Sebastian Giovinco totalizza la bellezza di 83 gol in 141 presenze e porta a casa una lunga serie di titoli, premi e record.
Nel 2015 è il miglior esordiente nella Major League Soccer, e stabilisce il record di gol segnati da un calciatore dei Toronto FC in una stagione. Inoltre il primo anno in MLS risulta sia miglior marcatore della competizione che miglior assistman, risultato mai raggiunto prima nella storia della MLS, e viene premiato come miglior giocatore della stagione.

La parentesi in Arabia Saudita e il ritorno

Al termine di questi quattro magici anni in Canada, Sebastian, ormai compiuti 32 anni, sembra decidere di voler svernare e chiudere la carriera tra gli sceicchi sauditi, e passa per 875 mila euro all’Al-Hilal. Diciamo “sembra” perché sappiamo che in realtà non andrà a finire così.

Non c’è moltissimo da dire su quei due anni in Arabia Saudita: la Formica non è certamente mossa da grandi motivazioni, e per di più non è più un ragazzo di belle speranze. Pochi gol, qualche buona giocata e un ottimo stipendio sono tutto quello che si porta a casa dall’esperienza nella Lega saudita professionistica.

Eppure, eppure, proprio quando tutti pensavamo di averlo capito, quando tutti credevamo che avesse perduto definitivamente la grinta che durante la sua aveva sempre tirato fuori soltanto a corrente alternata, Sebastian ha deciso di stupirci ancora, firmando con la Sampdoria un contratto che lo riporta in Italia almeno fino alla fine della stagione.
Come andrà questa nuova avventura del 35enne Giovinco?
Non resta che sedersi e guardare curiosi. Seba ha saputo mostrarci grandi cose ma anche deluderci più di una volta, per cui forse non sarebbe saggio né riporre in lui eccessive speranze né bollarlo come un giocatore finito prima ancora di vederlo tornare a calcare i campi della Serie A.

Noi di Tacchetti di Provincia gli auguriamo senz’altro di tornare a deliziarci con le sue punizioni e i suoi dribbling, e di far scendere una lacrima di commozione a tutti quelli che non hanno dimenticato le prodezze di gioventù della Formica Atomica.

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