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Matuzalem, ll mondo del Professor Francelino da un polo all’altro

Brasile, Svizzera, Italia, Ucraina, Spagna, Stati Uniti. Le ha viste davvero tutte Il Professore Matuzalem di Natal. L’autore di due gol memorabili: uno dei più belli e uno dei più brutti della storia del calcio.
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Francelino Matuzalem - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Lo chiamano e lo hanno sempre chiamato Il Professore. Perché quando in campo c’era lui, le chiavi del ponte di comando gli venivano inevitabilmente assegnate da allenatore e compagni.

Che si trattasse proporsi ai difensori e di far partire l’azione, o che si trattasse poi di andarla a rifinire 60 metri più avanti, i piedi (anzi, il piede, il sinistro) di Francelino Matuzalem sono sempre stati, per chiunque abbia avuto la fortuna di dividere il campo con lui, un porto sicuro. Un salvagente a cui aggrapparsi quando butta male, quando c’è bisogno di un’idea, oppure semplicemente di ordine.

Un giocatore che poi ha saputo adattarsi splendidamente al calcio europeo. Ha capito ben presto che nel Vecchio Continente non basta solo il ricamo. A volte serve dare qualche colpo di ascia. Compreso questo, non ha mai più tirato indietro il piede nemmeno per una volta.

Ha saputo perciò diventare un giocatore completo. Di geometria e di grinta, in grado di creare e di rompere, di recuperare palla e fare gol.

Non è un caso infatti che sia stato ovunque nella sua carriera, e ovunque abbia saputo ritagliarsi un ruolo centrale. Al netto di problemi fisici e non, in ogni posto visitato dal suo talento i suoi allenatori e compagni hanno fin da subito compreso che, da lì in poi, sarebbe stato difficile fare a meno di un giocatore così.

Con Ronaldinho sul tetto del mondo

Un viaggio lungo, parecchio. Iniziato, ovviamente, in Brasile, al Vitoria. Ma soprattutto nelle nazionali giovanili verdeoro, di cui, insieme all’amico Ronaldinho, diventa presto un perno importante.

E proprio lui e Dinho sono i trascinatori dell’under 17 brasiliana campione del mondo nel 1997. Proseguiranno anche in under 20, per poi dividersi, costringendo Francelino a fare il tifo da casa per il fenomenale amico cresciuto a Porto Alegre.

Dal Brasile all’Europa, esplorata completamente in latitudine e in longitudine. 

Un primo antipasto in svizzera, a Bellinzona. Poi l’Italia. Il sogno, la vera palestra di vita.

Ad acquistarlo è il Parma, ma con gli emiliani non giocherà mai. Viene infatti subito girato al Napoli, che contribuisce a riportare in serie A dopo anni decisamente burrascosi.

Diventa quindi il primo giocatore straniero nella storia del Piacenza, dove è arrivato seguendo Novellino, che lo aveva già avuto all’ombra del Vesuvio. Salvezza ottenuta e via di nuovo, altro giro altra corsa.

Prossima fermata: Brescia. Il Brescia di Mazzone, sì. Ma soprattutto il Brescia di Roberto Baggio. L’incontro col Divin Codino lascia attonito Matuzalem, che per una volta forse ha la sensazione che, davvero, i sogni che faceva da ragazzino a Natal stiano pian piano cominciando ad avverarsi. Quel fenomeno che aveva ammirato in tv in maglia azzurra ora è un suo compagno di squadra.

Mazzone, Matuzalem e Baggio mantengono il Brescia in serie A per due stagioni di fila. E quando tutta San Siro si alza in piedi per salutare Roberto, segna una doppietta, riuscendo a ritagliarsi uno spazio in quel pomeriggio milanese che l’Italia del pallone mai dimenticherà.

Ucraina e Spagna: alla scoperta di terre nuove

Dopo Brescia e dopo tanta provincia italiana arriva il momento di tastare il terreno del resto d’Europa.

Si trasferisce dunque allo Shakthar Donetsk, la più grande colonia di giocatori brasiliani lontana dal Brasile. Con Mircea Lucescu si regala delle stagioni da sogno. Segna 25 gol e diventa presto capitano della squadra. Togliendosi pure la soddisfazione di vincere due campionati e una supercoppa.

Le migliori giocate di Francelino Matuzalem

Decide quindi di andare a vedere come si gioca a calcio in Spagna. Approda al Saragozza,con il quale conosce l’amarezza della prima retrocessione. Senza oltretutto riuscire a dare il suo pieno contributo a causa di un infortunio.

Ma l’esperienza in terra ispanica dura poco. Perché c’è il richiamo del Bel Paese, troppo forte da poter essere ignorato. Si torna in Italia. Alla Lazio.

Il ritorno in cattedra in Italia

A Roma, per la prima volta in vita, mette radici. Sta bene in città, sta bene con la squadra. Anche se qualche guaio fisico di troppo lo limita in quanto a minuti giocati. Giusto il tempo però di regalare alla società capitolina una Supercoppa Italiana grazie a un suo gol contro l’Inter.

Poi la rottura col club di Lotito e il passaggio al Genoa. Due anni soli, ma incisi nel cuore di Francelino Matuzalem.  Idolo dei tifosi per il suo essere un guerriero coi piedi raffinati. Un’esperienza di una tale intensità da meritare un tatuaggio sulla mano. A tinte, manco a dirlo, rossoblu.

Le ultime due stagioni in Italia lo vedono impegnato a Bologna e a Verona.

Col Bologna conosce per la prima volta la serie B italiana. Ma diventa subito abbastanza chiaro a tutti che un giocatore come lui quella categoria la può giocare bendato. Si impone senza dubbio come il miglior centrocampista della cadetteria, e contribuisce a riportare in felsinei in serie A.

A Verona invece qualcosa non funziona. E dopo pochi mesi e un pugno di presenze rescinde il contratto.

Si toglie quindi lo sfizio di scoprire il calcio a stelle e striscie, con la maglia del Miami Football Club (di proprietà di Paolo Maldini) e di andare nella serie D laziale, al Monterosi, ad insegnare un po’ di arte del pallone.

Polo Nord e Polo Sud

Per inquadrare e disegnare un mondo di esperienze e di vita così vasto, serve trovare due punti, due estremità. E all’interno di essi delimitare uno spazio in cui racchiudere il mondo di Francelino Matuzalem.

I due poli di questo globo sono due gol segnati dal Professore. Uno dei più belli e uno dei più brutti della storia del calcio.

Il gol segnato con la maglia dello Shakthar nel match di Coppa Uefa contro il Siviglia del 2007 è roba da far impallidire qualsiasi Puskas Award assegnato prima e dopo. In gergo tecnico si chiama “il colpo dello scorpione”. Un gesto che risulta difficile anche solo pensare, figuriamoci eseguirlo. Ma non sarebbe Il Professore se in lui non albergasse un qualche tipo di genialità.

Il colpo dello scorpione di Francelino Matuzalem

Il Polo Sud invece è costituito da un altro gol, tanto brutto quanto importante. Lo segna a Pechino contro l’Inter nel match valido (e poi vinto dalla Lazio) per l’assegnazione della Supercoppa Italiana. Punizione bomba dal limite dell’area; una deviazione della barriera impenna il pallone rendendolo buono per Matuzalem, che si ritrova a tu per tu con il portiere nerazzurro. Julio Cesar fa una prodezza sul suo primo tentativo, ma nulla può sulla successiva deviazione di guancia che fa rotolare il pallone in fondo al sacco.

Il gol fortunoso di Matuzalem nella finale di Supercoppa Italiana contro l’Inter

Tra queste due estremità, come abbiamo visto, un mondo. Difficile da comprendere se non con gli occhi di un sapiente, di un luminare, di un professore. Anzi DEL Professor Francelino Matuzalem.

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