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Gli anni d'oro del grande Reims

Se il “Grande Real” di cicli gloriosi ne vivrà tanti altri, l’epoca d’oro dello Stade de Reims rimane unico nella storia del club della città dello Champagne. Il sogno europeo dei ragazzi di Batteux, al cospetto dei Blancos.
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Kopa, Fontaine, Piantoni il trio degli anni d'oro del Reims - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Gli 883 probabilmente non lo sapevano, anche se lo sarebbero potuti immaginare, che, oltre al Real Madrid di Bernabeu di fine anni ’50, capace di vincere ben 5 Coppe dei Campioni consecutive, ce ne sarebbe stato un altro di straordinario, ossia quello di Zinedine Zidane, che dal 2014 al 2018 ne portò a casa 4 in 5 anni. Lasciando aperta la questione su quale dei due possa essere considerato il vero “Grande Real”.

La fine degli anni ’50, invece, sarà il periodo d’oro di una squadra francese, all’epoca fortissima e in grado di collezionare titoli su titoli in patria. Ma che nel proseguo della propria storia non riuscirà più nemmeno ad avvicinarsi a quei livelli.

Stiamo parlando dello Stade de Reims del suo visionario allenatore Albert Batteux.

Reims: calcio e champagne

Nella cultura di massa Reims è, da sempre, la città dello champagne. Da quando il monaco dell’abazia di Hautvilliers, Dom Perignon, ottenne una speciale fermentazione del vino che in quella regione si produceva.

E di bottiglie di champagne ne hanno stappate parecchie i tifosi della squadra locale, lo Stade de Reims (o più semplicemente, il Reims).

Sono infatti, senza troppe opportunità di discussione, la squadra francese più vincente dell’immediato dopoguerra. Il palmares parla di 6 campionati, 2 coppe di Francia, e 4 supercoppe.

Un periodo d’oro legato indissolubilmente alle visioni del proprio tecnico, Albert Batteux. Ex giocatore, di ruolo centrocampista, che nel 1950 ha accettato di sedersi sulla panchina del club con cui ha militato per ben 12 anni.

Viene tuttora considerato in Francia come il padre del football francese moderno. Applica infatti alla propria squadra principi molto innovativi, fatti di una continua ricerca della circolazione della palla (rigorosamente a terra) per poi sviluppare il gioco sulle fasce laterali. Inoltre, è molto bravo nell’andare a scegliersi gli interpreti che meglio si adattano al proprio sistema di gioco, pescandoli spesso da club meno blasonati.

Con lui in panchina il Reims diventa una vera e propria macchina da guerra in patria. E si appresta ad affrontare la prima “Campagna d’Europa” della storia.

La prima Coppa dei Campioni

Sì perché proprio in quegli anni, da un’idea di Gabriel Hanot, ex calciatore diventato poi firma di rilievo de L’Equipe, viene ideata la prima Coppa dei Campioni della storia. Un torneo pensato per far competere tra di loro le vincitrici dei maggiori campionati  europei. 16 squadre pronte a sfidarsi in scontri diretti stabiliti da un sorteggio integrale.

La prima edizione si svolge nel 1955-56. Lo Stade de Reims è ovviamente invitato, avendo vinto l’anno precedente il campionato transalpino. Assieme ai Rouges et Blancs partecipano vere corazzate del calcio di quei tempi: dal Milan al Gvardia Varsavia, passando per il Partizan Belgrado e, appunto, il Real Madrid.

Il Reims si presenta con una squadra molto forte e ambiziosa. In porta Renè Jacquet, linea difensiva a tre con Zimny, Jorquey e Giraudo. Due mediani davanti alla difesa tosti e agguerriti come Leblond e il riadattato Siatka. Sulle fascie Hidalgo da una parte e Templin dall’altra. Glovacki e Bilard a supporto dell’unica punta Kopa.

Già. Raymond Kopa. Indubbiamente il finalizzatore migliore per la mole di gioco dei biancorossi. Un dribblomane pazzesco, che Batteaux ha avuto la lungimiranza di spostare dalla fascia destra al centro dell’attacco. Verrà soprannominato “il Napoleone del Calcio”, sarà il condottiero della Francia terza classificata ai mondiali del 1958 e, quello stesso anno, sarà il primo giocatore francese in grado di vincere il Pallone d’Oro.

Dopo due turni eliminatori passati non senza problemi contro i danesi dell’Aarhus e gli ungheresi del Voros Lobogo (che in futuro diventerà l’MTK Budapest e che tra le proprie fila schiera il fenomenale Hidegkuti, il primo falso nove della storia del calcio), il Reims passa in pompa magna la semifinale contro l’Hibernian campione di Scozia. E si ritrova clamorosamente in finale.

Solo che di fronte si trova uno dei club più forti di sempre, il Real Madrid della Saeta Rubia Alfredo di Stefano. Che oltretutto pare abbastanza chiaro che goda di parecchi favori, visto che il presidente blancos, proprio Santiago Bernabeu, è anche vice-presidente dell’organizzazione che gestisce la competizione.

Si dice che lo Stade de Reims possa trovare un Real piuttosto stanco nella finale di Parigi al Parco dei Principi. Le Merengues oltretutto hanno avuto non pochi problemi nelle fasi precedenti, sia per avere ragione del Partizan (giocando il famoso “Partido de la nieve”  a Belgrado, sopra una corte di 10 centimetri di manto nevoso) sia per eliminare l’arcigno Milan di Puricelli.

E in effetti, dopo 10 minuti, il tabellino segna 2 a 0 per il Reims, con Leblond e Timplin a segno. Capita poi che Di Stefano prenda per mano i suoi, e, con la collaborazione della mezzala Rial, il Real riesce ad andare all’intervallo sul 2 pari. A inizio ripresa un’incornata di Hidalgo riporta la coppa dal lato nord dei Pirenei, ma un incredibile coast-to-coast di Marquitos e un’altra zampata del solito Rial consentono al Madrid di vincere la sua prima Coppa dei Campioni.

Le immagini della finale di Coppa Campioni del 1956 tra lo Stade de Reims e il Real Madrid

Il nemico-amico

Vincerà anche le due edizioni seguenti, grazie anche all’arrivo dello stesso Kopa tra le fila dei blancos, che Bernabeu, come faceva spesso quando trovava avversari forti, è andato a comprarsi subito dopo la fine della partita. 

Al Reims invece non resta che gettarsi sugli impegni in patria. La squadra viene ricostruita: arrivano un nuovo portiere, il corso Dominique Colonna, e due pedine molto astute come Vincent e Piantoni. Soprattuto, là davanti, per sostituire il piccolo Napoleone, è arrivato Just Fontaine.

Centroattacco del Nizza, che spesso contende al Reims il titolo di campione di Francia. Già nel giro della nazionale francese, mette a referto 13 gol al Mondiale del 1958 e uno score inarrivabile di 30 reti segnate in 21 partite con i Blues. Con l’unico rammarico di un ritiro precoce, a 29 anni, vessato da continue noie fisiche.

In panchina c’è sempre Batteaux, e il Reims del 58-59 si presenta da Campione di Francia alla Coppa dei Campioni con una squadra forse ancora più forte della precedente.

Pochi però credono nelle fortune dei biancorossi. Anche perché la coppa, nel frattempo, è cambiata. Parecchio. 

Viene aggiunto un turno preliminare, e alla kermesse partecipano squadre ben più quotate. L’Atletico Madrid campione di spagna partecipa assieme al Real chiamato a difendere il titolo. Sarà epico il derby in semifinale tra le due squadre, che dovranno arrivare a gara 3 per veder vincere i soliti blancos. Una buona figura la fanno anche gli svizzeri dello Young Boys e i belgi dello Standard Liegi.

Alla competizione sarebbe invitato anche il Manchester United,che nel febbraio del 1958 ha perso l’intera prima squadra nel disastro aereo di Monaco di Baviera, motivo per cui vengono invitati nonostante non siano campioni d’Inghilterra. Ma l’intransigente Football Association dice “no”.

La finale si disputerà a giugno a Stoccarda, e sarà dunque una sfida tra l’imbattibile Real Madrid e lo Stade de Reims.

La seconda chance

Come il Reims? Ancora loro?.

Ebbene si. Sotto i colpi di Fontaine (10 gol al termine del torneo) sono caduti nell’ordine Ards (nordirlandesi, risultato complessivo di 10 a 3), Helsingin Palloseura (finlandesi, 7 a 0), e lo Standard Liegi, che in semifinale all’andata batte gli uomini di Batteaux 2 a 0, salvo poi soccombere per 3 a 0 allo Stade Delaune.

Avranno imparato la lezione di 3 anni prima i biancorossi francesi? Sì l’hanno imparata. Giocano molto più coperti in fase difensiva, per tentare di frenare le iniziative di Gento, Di Stefano e del grande ex Kopa.

Ma il Real è troppo forte. Segna subito Mateos, dopo 2 minuti. Poi il Reims ci prova, sa che a Fontaine può bastare una sola palla, quella buona. Ma proprio quando i francesi sembrano pronti a iniziare la riscossa, ossia nel secondo tempo, dopo altri due minuti Di Stefano segna il 2 a 0 e sulla partita possono scorrere i titoli di coda.

Real campione d’Europa. Per la quarta volta. Consecutiva.

Le immagini della finale di Coppa dei Campioni del 1959 tra lo Stade de Reims e il Real Madrid

Un Stade dei Reims così non tornerà mai più

L’anno successivo Kopa tornerà in biancorosso e porterà i suoi a vincere un altro campionato. Si pensa che l’epopea del Reims sia destinata a continuare, e che prima o dopo sarebbero riusciti a vincerla quella dannata coppa, facendo tornare a scorrere fiumi di champagne nella città che lo ha sublimato.

Batteaux resterà in carica fino al 1963 e farà in tempo a riprovare altre due volte la campagna europea, collezionando però due misere eliminazioni. Una  ai quarti di finale e l’altra, addirittura, al primo turno.

Da quel momento in poi finirà per sempre il periodo d’oro della squadra. Più nessuno riuscirà nemmeno ad avvicinarsi ai fasti di quel tempo. Anzi, sarà un continuo andirivieni tra la serie A e la serie B, salvo qualche soddisfazione in coppa di Lega. Un anonimato incredibile che perdura ancora adesso, quando oramai in pochi ricordano che quella squadra dalla maglietta rossa con le maniche bianche, è stata per anni una delle grandi d’Europa.

La recente storia del calcio ci ha consegnato un altro grande Real, molto più recente. Il Real di Cristiano Ronaldo, Benzema, Modric, Sergio Ramos. Una macchina forse ancora più perfetta, considerando l’innalzamento del livello generale del calcio, in generale, e della competizione, in particolare.

Sarà forse il caso di avvertirli allora, Max Pezzali e Claudio Repetto, gli 883.

Loro non potevano saperlo, ma forse, visti i recenti sviluppi, è il caso di fare una modifica al testo della loro canzone “Gli anni”. Perché se l’intento del pezzo è far capire che “periodi così non ritornano più” sarebbe forse il caso di cantare:

“Gli anni d’oro del grande Reims”.

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