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Fuori all'ultima curva

Il sogno del Cittadella, un club di provincia, di coronare finalmente il sogno della Serie A. Svanito una sera di fine primavera, proprio quando sembrava ormai fatta.
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Cittadella sconfitta playoff - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Cosa serve per scrivere una favola?

Innanzitutto un castello. Ce l’abbiamo. Perché Cittadella è una piccola fortezza, con il centro storico racchiuso dalla cinta muraria, che lo protegge dall’esterno ora come allora.

Poi ci vuole un protagonista, meglio se proveniente da terre lontane. Abbiamo anche questo. Roberto Venturato nasce ad Atherton, in Australia, e per anni ha fatto il promotore finanziario, quando ancora non poteva ritenersi un allenatore professionista a tutti gli effetti.

Servono dei valorosi cavalieri. Ci sono anche quelli, nonostante i loro cognomi non siano molto noti ai più. Si chiamano Iori, Schenetti, Moncini, Paleari, Siega, Adorni, Proia. E tanti altri ancora. Gente dedita al sacrificio, e pronta a seguire ovunque il proprio comandante.

Serve pure una dama, intesa anche metaforicamente come obiettivo da raggiungere. Che nel caso del Cittadella non può che essere la serie A, la cui conquista chiuderebbe il cerchio dello splendido percorso fatto da una delle più organizzate società di provincia del nostro calcio.

Ci vuole un’ultima cosa per completare il quadro: il lieto fine.

No, non ce l’abbiamo.

Perché allo stadio Marcantonio Bentegodi di Verona l’Hellas batte 3-0 il Citta di mister Venturato. Che vede svanire il sogno serie A proprio quando non era mai sembrato così vicino.

Il solito Citta

Stagione sportiva 2018/2019. Il Cittadella, club della provincia di Padova, che da anni figura stabilmente tra i professionisti grazie all’ottima gestione della famiglia Gabrielli, proprietari di un’azienda siderurgica, e ad una illuminata gestione societaria dei vari addetti ai lavori, sta preparando il suo solito campionato di serie B.

Obiettivo primario: il raggiungimento, il prima possibile, della quota salvezza. Poi si vedrà se c’è spazio per sognare. D’altronde, il format della B, con i playoff promozione allargati a un consistente numero di squadre, lo consente.

Anche nel mercato la gestione è la solita, che il Cittadella adotta ogni estate, con il proprio ds Stefano Marchetti.

In entrata si punta su giovani desiderosi di imporsi nel calcio che conta, che non comportino costi eccessivi di acquisto del cartellino. Ecco quindi sbarcare in granata Scappini, Maniero, Panico, Frare, Proia, Finotto eccetera eccetera.

In uscita, si salutano dapprima i giocatori arrivati a fine ciclo. Un sentito ringraziamento, quindi, ai vari Iunco, Pelagatti, Liviero e Lora. E poi si va a vendere i propri gioielli al tavolo dei ricchi, nella speranza di ricavarci qualche succosa plusvalenza. Così Kouamè finisce al Genoa, Alfonso al Brescia, Bartolomei allo Spezia, Varnier all’Atalanta. E così via.

In panchina, invece, è confermatissimo mister Roberto Venturato. Nato in Australia, ma grande conoscitore del calcio veneto, avendoci trascorso la quasi totalità della carriera di giocatore, tra Giorgione, Montebelluna, Venezia e Treviso. L’uomo che ha riportato, dopo solo un anno di purgatorio, un Cittadella giunto alla fine dell’era Foscarini in serie B.

Iori in regia, Moncini a fare gol

Anche quando il mercato si chiude, e la parola la prende il pallone, è il solito Cittadella che siamo abituati a conoscere.

Ottima partenza, con 3 vittorie nelle prime 3 giornate. Poi l’andamento diventa più altalenante, ma ciò nonostante arriva ben presto l’aritmetica salvezza, vero obiettivo primario del club.

Moncini si dimostra un bomber con gran fame di gol. Iori, in mediana, è il solito cervello creatore di gioco. Schenetti, sulla trequarti, si diverte a rifinire e inventare. E Benedetti, sulla corsia di sinistra, è il solito aratro, che per fermarlo dal fare su e giù per la fascia bisogna sparargli.

Sono però soprattutto le idee di Venturato a funzionare. Il suo 4-3-1-2 lavora che è una meraviglia, e risulta di difficile lettura per molte delle squadre della cadetteria.

Al termine della regular season il Cittadella, grazie soprattutto a un ottimo pareggio ottenuto all’ultima giornata sul campo del Palermo, ottiene un settimo posto valevole per la qualificazione ai playoff.

Con Brescia e Lecce volate direttamente in serie A senza passare dal via, gli avversari dei granata agli spareggi promozione saranno, nell’ordine: Benevento, Pescara, Hellas Verona, Spezia e Perugia.

C’è un po' di tutto insomma. Nobili decadute, piazze che si riaffacciano al calcio che conta dopo anni di sostanziale anonimato, e una Cenerentola. Il Cittadella, appunto.

Il Citta e la Serie A

La Serie A, all’interno delle mura della città, è sempre stato più un sogno che un obiettivo concreto.

Il primo a pensarci era stato, anni prima, Ezio Glerean. Che una volta presi i granata in C2, e dopo averli condotti, promozione dopo promozione, in serie B, con il patron Gabrielli aveva provato ad alzare l’asticella, prendendosi praticamente del “pazzo”.

Ad andarci più vicino fu, qualche anno più tardi, Claudio Foscarini. Era un Cittadella incredibile, in grado di sfornare un nuovo bomber ogni anno. Da Meggiorini a Piovaccari, da Gabbiadini a Coralli.

Quell’anno, il 2010 per la precisione, furono decisivi i gol di Matteo Ardemagni per ottenere uno straordinario sesto posto e la conseguente qualificazione per i playoff. Dove i granata si arrendono in semifinale di fronte al Brescia di Beppe Iachini.

Ora il destino dà al Cittadella una nuova chance. Un’opportunità di sognare, emulando magari quel Chievo neanche troppo distante geograficamente. E arrivare in serie A a dire: “Signori, ci siamo anche noi”.

I playoff

Primo turno preliminare già parecchio difficile. Si gioca al Picco di La Spezia, contro l’organizzata compagine di Pasquale Marino. Ma ci pensa Moncini. Doppietta e 2 a 1 nello scontro secco.

Si va quindi in semifinale. Andata e ritorno contro il Benevento.

Le Streghe sono una signora squadra, appena retrocessa dalla serie A, e che nel proprio rooster ha ancora elementi che, per pedigree e carriera, con la cadetteria poco hanno a che fare. Basti pensare a nomi quali Christian Maggio, Massimo Coda, Luca Caldirola, Nicolas Viola.

Al Tombolato esce il segno 2. Citta in vantaggio con uno dei proverbiali inserimenti da dietro di Federico Proia. Poi la rimonta dei ragazzi di Bucchi, con Insigne (Roberto) e Coda.

Al Vigorito ora serve un’autentica impresa. Anche perché il pareggio complessivo, al Benevento, sarebbe più che sufficiente, in virtù del miglior posizionamento in classifica.

Davide Diaw è nato a Cividale del Friuli da mamma italiana e papà senegalese. La parte africana del suo sangue gli permette di essere un attaccante letteralmente devastante se lanciato in campo aperto. Il Cittadella lo ha accolto nel mercato di gennaio, arrivato direttamente dalla Virtus Entella.

A Benevento si vede forse il miglior Davide Diaw che si sia mai visto. La sua doppietta spiana la strada della finale ai granata, prima che ci pensi il solito Moncini a chiuderla. 3 a 0.

La Fatal Verona

Ora tocca al Verona. Sarà derby veneto per la A, con l’andata al Tombolato e il ritorno in un Bentegodi che si attende infuocato di passione.

Anche quell’Hellas ha in rosa giocatori che poco hanno a che fare con la serie B. In porta c’è Silvestri, la fascia destra è presidiata da Davide Faraoni. A centrocampo lo scozzese Henderson si è rivelato una delle migliori sorprese della stagione. Davanti il duro lavoro del bomber se lo dividono Giampaolo Pazzini e Samuel Di Carmine, quest’ultimo lanciato proprio dal Citta nel calcio che conta.

Il Verona affronta la prima finale con una certa supponenza. Come a dire: “Noi siamo l’Hellas, chi sono questi qui? Non sanno nemmeno loro se sono più padovani o vicentini”.

I gialloblù al Tombolato precipitano con i piedi per terra. Ci pensa sempre Diaw, con un’altra doppietta, a rinvigorire i sogni di tutta la città murata.

Manca solo l’ultimo step. Chiaro che al Bentegodi sarà durissima, contro un esercito di 30 mila tifosi veronesi. Ma il 2 a 0 dell’andata consente anche un piccolo margine di errore, che vista l’inesperienza di molti giocatori granata si può pure concedere.

Anche riguardandola oggi, resta inspiegabile quella finale di ritorno. Il Cittadella ritorna piccolo piccolo, tanto da sembrare lontano parente della squadra giunta fin lì a vele spiegate.

Quei ben oliati meccanismi del 4-3-1-2 di Venturato svaniscono nel nulla. Iori e compagni faticano a mettere insieme 3 passaggi. E il Verona banchetta.

Zaccagni lancia la rimonta gialloblù nel primo tempo. L’ex ingrato Di Carmine la completa. Poi Laribi manda l’Hellas in pompa magna in serie A.

Si dice che Venturato sia ancora lì, seduto sulla panchina dell’impianto veronese, a chiedersi cosa diamine possa essere successo.

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