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Fabiano Santacroce, il braccetto perfetto

Gli esordi con Zeman, da giovanissimo, a Brescia. Poi il passaggio al Napoli, dove diventa oggetto del desiderio delle migliori squadre europee. Dove è finito il talento di Fabiano Santacroce? Uno dei difensori più promettenti che il calcio italiano abbia prodotto negli ultimi 20 anni
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Fabiano Santacroce - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Ci è voluta la visione e la voglia di credere nei giovani di Zdenek Zeman per farlo scoprire al calcio che conta. Ma da subito, quando l’allenatore boemo lo lancia nella mischia a Brescia in Serie B, il football italiano si innamora delle caratteristiche e delle qualità di Fabiano Santacroce.

Un po', senza dubbio, per le sue qualità: senso della posizione, lettura dell’anticipo e velocità, che gli permette di sopperire a un fisico non strutturatissimo per un difensore (72 chilogrammi sparsi in 181 centimetri d’altezza). Ma un po', anche, per quella sua faccia d’angelo, da classico “bravo ragazzo”, che in gioventù gli sono valsi anche l’apparizione in videoclip (con Zucchero), spot pubblicitari (al fianco di Sua Maestà Franco Baresi) e addirittura in un film (“Luna e l’altra di Maurizio Nichetti).

In un calcio italiano che in quel momento, nel 2005, sta virando sempre più deciso verso la difesa a 3, Santacroce rappresenta un “terzo” perfetto, quello che oggi viene comunemente definito “braccetto”. Su di lui si posano subito le attenzioni delle grandi squadre. La spunterà il Napoli, convinto di essersi assicurato il difensore del futuro.

La sua ascesa sarà arrestata solo da una lunga, lunghissima serie di infortuni che nel 2020, a soli 34 anni, ne decreteranno la fine anticipata della carriera.

Il calcio come scelta

Nato in Brasile, ma con padre italiano, e trasferitosi subito, all’età di due anni, in Italia, e nello specifico in Brianza, fin da subito Fabiano capisce che nel proprio destino più che il cinema c’è il calcio.

Anche il dna lo conferma, dal momento che pure il cugino, Alessandro Dos Santos detto Alex, è un calciatore professionista, che mentre Fabiano muove i primi passi al Como, giovanissimo, in Serie C1, incanta la J-League giapponese con le maglie di Shimizu S-Pulse e Urawa Reds.

Dopo essere passato al Brescia, Santacroce ha la fortuna di incontrare Zdenek Zeman nel proprio percorso, uno che si fa zero problemi a lanciare nel campo un ragazzo di talento indipendentemente dall’età anagrafica. Così, il 23 aprile 2006, ecco l’esordio in B, subentrando a Simone Del Nero in un Brescia-Cesena al Rigamonti.

Gli anni successivi si guadagna decisamente più spazio, e, a soli 22 anni, diventa presto uno dei pezzi pregiati del calciomercato. In quel momento storico il Napoli passa spesso a fare la spesa nel supermercato delle Rondinelle, e ha già portato all’ombra del Vesuvio Daniele Mannini ma soprattutto Marek Hamsik, che dei partenopei diventerà una vera e propria leggenda. Inevitabile che l’apertura di questo canale garantisca al rinato club di Aurelio De Laurentiis una corsia preferenziale, ma l’acquisto di Santacroce avviene tutto tranne che a buon mercato, dal momento che i campani sborsano la bellezza di 5 milioni e mezzo per accaparrarsi le sue prestazioni. Non male per un ragazzo che, fino a qualche anno prima, giocava nei dilettanti a Correzzana.

L’allenatore Edy Reja punta deciso sul ragazzo, che ha caratteristiche perfettamente complementari agli altri membri del reparto arretrato (da Aronica a Paolo Cannavaro, ma anche Contini e Rinaudo). Il ruolo di centrale di destra nella difesa a 3 sembra essere un abito su misura perfetto per Santacroce, che conferma anche in Serie A le ottime impressioni suscitate in cadetteria.

Il 5 ottobre 2008, dopo qualche presenza nella selezione under 21, il ragazzo riceve pure la prima convocazione in Nazionale dal c.t. Marcello Lippi, intento a rigenerare una squadra uscita con le ossa piuttosto rotte, da campione del mondo in carica, dall’Europeo 2008, per preparare al meglio il mondiale sudafricano del 2010. Nelle partite di qualificazione contro Bulgaria e Montenegro Santacroce non scende in campo, ma ormai è chiaro a tutti come sia lui il futuro della difesa azzurra. Nulla infatti sembra poterne tarpare la fisiologica crescita

Sempre più giù

Il 6 agosto 2013 Santacroce passa in prestito al Padova, in Serie B. Torna finalmente a giocare con una certa continuità, tanto da meritarsi la rinnovata fiducia del Parma per la stagione successiva.

Ma poi subito una nuova discesa in cadetteria, alla Ternana. Appena 2 presenze.

Poi addirittura in C, alla Juve Stabia. Giusto per riavvicinarsi a Napoli, dove vive la compagna Barbara. Ma anche con le Vespe le presenze sono per lo più sparute.

Quindi il Cuneo e infine la Virtus Verona del factotum Gigi Fresco, sempre in terza serie.

Prima di appendere amaramente gli scarpini al chiodo, per dedicarsi a una nuova vita da agente sportivo.

Del braccetto perfetto, che tanto piaceva a Guardiola, e che negli anni successivi tanto avrebbe fatto comodo ad allenatori maestri di quel tipo di schieramento difensivo (pensiamo a Conte e Gasperini, ma anche al più attuale Simone Inzaghi) è rimasto solo il sorriso da bravo ragazzo, quel volto da cinema che a momenti gli regalava un’altra carriera.

Ha scelto il calcio, poi Fabiano. Che, impietoso, ci ha fatto solo annusare le sue capacità

 

Racconto a cura di Fabio Megiorin

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