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Amedeo Poletti, tutta la vita o per niente

La storia di Amedeo Poletti, il 21enne che ha deciso di lasciare il mondo del calcio professionistico per spostarsi a Dubai a seguire le proprie aziende. E che ora è diventato molto più ricco di prima.
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Amedeo Poletti - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Gli inizi nel prestigiosissimo settore giovanile della Juventus, non troppo distante dalla casa di Asti. Un prestito a Novara, per giocare con la Primavera.

Quindi i primi assaggi di professionismo, a Seregno prima e a Zanica (casa dell’Albinoleffe dopo).

Il 30 dicembre 2023 Amedeo Poletti non ha ancora compiuto 22 anni, ed è un giovane e promettente centrocampista. Talmente promettente che la Vecchia Signora Juventus, nel cederlo al club bergamasco, si è riservata un diritto di riacquisto.

Ma quel giorno, nonostante un età dalla quale solitamente una carriera parte, Amedeo decide invece di chiuderla. Lasciando quello sport meraviglioso che ha visto sempre e solo come una grandissima passione.

Ha in mente altro, il ragazzo. Perché il tempo non trascorso con il pallone tra i piedi lo ha impiegato molto bene. Per studiare, prepararsi anche a costo di fare sacrifici dolorosi, o di dormire letteralmente per strada.

E ora che è proprietario di due aziende che si occupano di trading ha capito che il suo futuro è altrove. A Dubai per la precisione, dove può seguire molto più da vicino il proprio business.

Un caso più unico che raro nel mondo del pallone. Una mosca bianca.

Ma d’altronde, come sostiene lo stesso Amedeo: “Se non sei disposto a fare una cosa per tutta la vita, non devi farla nemmeno per un giorno”

Lavoro e sacrifici

Quando Amedeo comunica la propria decisione a compagni e società, nessuno si sorprende. Basta parlarci un po' insieme per capire che ci si trova di fronte a un ragazzo di rara intelligenza ed educazione. E quindi, proprio per questo, quasi sprecato nello spesso maleducato mondo del calcio.

Ma Amedeo in un campo di calcio è tutt’altro che un pesce fuor d’acqua. Perché il talento c’è, c’è eccome. E l’allenatore Giovanni Lopez, insieme a tutto il club, hanno da sempre creduto nelle sue potenzialità.

Ma come si può tarpare le ali a un ragazzo così? Impedirgli di fare ciò che veramente vuole nella vita?

Lo hanno osservato a lungo, mentre armeggiava tra telefono e tablet finanche a due minuti dall’inizio della partita. Senza che nessuno avesse mai il coraggio di riprenderlo. Con la consapevolezza che, di lì a breve, il ragazzo avrebbe switchato, e che al termine dei 90 minuti la sua maglia sarebbe risultata sempre una delle più sudate.

Giusto il tempo di una doccia, e poi via, a rifiondarsi nel lavoro, il vero lavoro. Che gli è costato una fetta di vita personale, nonché 4 anni di relazione con la ex ragazza.

Ma se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi ti devi applicare fino in fondo. E i sacrifici, che si tratti della fidanzata o della carriera da calciatore professionista, non ti devono spaventare.

Il percorso imprenditoriale

La passione per l’economia e la finanza gliela trasmette il papà, di mestiere commercialisa. Il resto è tutta farina del suo sacco.

I suoi inizi imprenditoriali lo vedono commerciare nel vestiario. I primi soldi li alza dormendo fuori da un negozio di Stone Island, per essere il primo, il giorno dopo, ad acquistare una giacca limited edition da 600 euro. Subito rivenduta a un privato per più del triplo di ciò che ha speso.

Poi una truffa di 20mila euro che rischia di costargli sogni e risparmi. Ma anche da questa esperienza negativa Amedeo riesce a trarre un insegnamento positivo. “Meglio fidarsi solo delle proprie competenze piuttosto che degli altri”.

Quindi l’idea di investire su software che permettano alle persone di risolvere problemi tramite algoritmo, o altri servizi. E quindi la decisione di mettere in piedi un azienda, tenendo per sé la parte strategica, e affidando a consulenti e programmatori quella operativa.

Presto le aziende diventano due, una a Milano e una a Dubai. E presto Amedeo si accorge che i 1500 euro mensili corrispostigli dall’Albinoleffe sono ben altra cosa rispetto ai 200mila fatturati nello stesso periodo di tempo dalla propria creatura.

Detta così, guardata solo da un punto di vista economico, la scelta di lasciare tutto sembrerebbe facile.

Ma in mezzo c’è una passione che non svanisce di fronte al vil denaro. Quella per lo sport che hai praticato fin da bambino, e che ora ti sta spalancando le porte dei più grandi palcoscenici.

Sicuramente qualcuno, tra amici e conoscenti, gli avrà pure fatto notare che non è da tutti diventare calciatori professionisti. E anche magari che “per lavorare hai tutta la vita, per giocare a calcio ad alti livelli solo pochi anni”

Mollo tutto!

Poi accade che una notte Amedeo si immagina in Serie A, magari a San Siro, magari con addosso la maglia bianconera della Juve. Tutto il pubblico lì per guardarti, tifare per te e urlare il tuo nome al cielo dopo un gol, una vittoria.

Ma quella notte Amedeo, mentre osserva tutto con gli occhi degli altri, non vede un Poletti felice. Sicuramente euforico, concentrato e combattivo. Ma, sostanzialmente, con la testa da un’altra parte.

Il risveglio di soprassalto, una sciacquata al viso, fino a che lo sguardo non si sofferma sull’immagine riflessa nello specchio. Una faccia stanca, sciupata che impone degli interrogativi:
“Che vogliamo fare ragazzo mio? Andare avanti così”

Quindi la decisone drastica, il salto nel vuoto: mollo tutto!

Le dovute spiegazioni prima al presidente, poi all’allenatore, quindi ai compagni: “Mi vedo altrove, ragazzi. Non qui”. Senza che nessuno abbia il coraggio di contraddirlo.

Oggi Amedeo Poletti è più ricco di tutti suoi ex compagni di squadra messi insieme. Le aziende vanno, funzionano. E, grazie alla sua supervisione, strizzano l’occhio al futuro.

Mentre il calcio resta solamente una grande passione e un dolcissimo ricordo.

Racconto a cura di Fabio Megiorin

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