Richmond Boakye, una stella in Eccellenza
Esistono viaggi che si realizzano all’improvviso. Nemmeno il tempo di preparare la valigia, spiazzano e affascinano. Tra questi, nel mercato invernale, c’è il ritorno in Italia di Richmond Yiadom Boakye, a distanza di nove anni. L’attaccante ghanese classe ‘93, curriculum internazionale e palcoscenici stellari, riabbraccia il nostro calcio dopo l’ultima parentesi al Latina in Serie B. Da una nerazzurra, a un’altra nerazzurra, la Renato Curi Angolana. La categoria? Eccellenza Abruzzese, l’obiettivo della promozione in Serie D. Retroscena e storia di un ritorno romantico che innalza pedigree e livello del dilettantismo italiano.
La nostra intervista a Richmond, “Riky”, Boakye.
La carriera
Richmond cresce calcisticamente ad Accra, in Ghana. Cattura l’attenzione del Genoa, trasferendosi in Italia a soli 15 anni. Due anni dopo, neanche maggiorenne, debutta (con gol) in Serie A. Si afferma in B al Sassuolo, attira l’interesse della Juve che ne acquisisce metà cartellino. Coi neroverdi, doppia cifra tra gol e assist, contribuisce alla promozione in massima serie. Vola all’Elche in Liga Spagnola, 6 reti, una al Real Madrid. Torna in Italia all’Atalanta, prima di spiccare il volo direzione Serbia. Alla Stella Rossa di Belgrado risulta tra i protagonisti assoluti: due campionati vinti, prestazioni di altissimo livello, un bottino di 12 reti nelle competizioni europee, tra Europa League e Champions League.
Con la maglia della Nazionale del Ghana, disputa le Qualificazioni ai Mondiali e la Coppa d’Africa, andando anche a segno. La sua carriera lo porta in Cina, Olanda, Polonia, Israele, Grecia, Libia e Malesia, confermandosi un attaccante in grado di segnare ogni contesto. Nella passata stagione, allo Sloga Meridian in Bosnia, ritrova continuità e sensazioni positive, fino al ritorno in Italia.
La terra che lo ha accolto giovanissimo lanciandolo nel calcio dei grandi, stavolta è lui la stella. Il simbolo della Renato Curi Angolana è il Dragone, la fame d’infiammare insieme. A Città Sant’Angelo, borgo abruzzese di 15 mila abitanti, la Serie D manca da 14 anni. Attualmente la classifica recita seconda posizione, c’è il contributo di Boakye, qualità e gol, riassunto di una lunga carriera.
L'intervista completa
Bentornato Richmond: perché l’Italia e l’Eccellenza?
Ho girato tanto in 15 anni di carriera. Il mio percorso nei professionisti è cominciato proprio in Italia, mi stimolava l’idea di tornare e qui vorrei chiudere il cerchio. E’ la prima volta nei dilettanti, si è presentata questa occasione e l’ho colta al volo. Mi avevano parlato bene della Renato Curi Angolana, ho visto il gioco della squadra ed è proprio come mi piace. Per questo, ho sposato il progetto nerazzurro.
Che squadra e che gioco hai incontrato?
Mi sono inserito in corsa, il gruppo è forte, contento di aiutarlo. Alla prima partita vista in tribuna, sono rimasto impressionato dalla qualità di squadra e compagni. All’Atalanta o al Sassuolo, giocando in amichevole contro compagini d’Eccellenza, non ho visto la qualità mostrata qui. Sono un attaccante tecnico che predilige il possesso palla, mi sposo bene nel contesto. Come il Barcellona e l’Atalanta, è una bella soddisfazione vedere questo gioco in Eccellenza, resto soddisfatto della mia scelta.
Sull’ambiente fuori dal campo?
Mi trovo benissimo. Abito a un minuto dalla spiaggia, fantastico. In Abruzzo si mangia bene, impazzisco per le scaloppine al vino bianco e la crostata o il tiramisù. La prima volta a pranzo col presidente e il direttore, abbiamo mangiato un pesce squisito. Grazie a Dio, ho visto molti posti nella mia carriera. Adesso sono felice, il primo obiettivo è riportare l’Angolana in Serie D.
I ricordi italiani?
Su tutti, ho due allenatori nel cuore: Di Francesco e Colantuono. Il gol a cui sono più legato è quello all’ultimo minuto in Atalanta-Parma. Da subentrante, ho subito inciso, tutti i compagni mi sono saltati addosso. Bellissimo anche l’esordio in A a 17 anni col Genoa, anche lì con rete. Ringrazio il grande Gasperini, mi ha concesso un’opportunità importante. Sono cresciuto nel Genoa, mi ha reso un calciatore forte e sarà sempre casa.
Quanto ha inciso la crescita in Italia?
Fondamentale. L’esperienza acquisita nel tempo, anche all’estero, è merito del calcio giocato in Italia. Mi ha fornito le basi per confrontarmi in tutti i campionati. Grazie agli allenatori incontrati, non è risultato complesso ambientarmi all’estero. Sapevo dove posizionarmi e ricevere il pallone, come attaccare e smarcarmi dall’avversario.
Com’è cambiato il calcio italiano?
Quando sono arrivato nel 2008, giocavano tanti campioni. Mi vengono in mente Totti, Del Piero, Iaquinta. Il calcio italiano è cambiato, prima c’era più divertimento. Ora ci sono più regole, come quella sugli extracomunitari, è più difficile ammirare qualità e grandi giocate. L’Italia però resta unica, per questo sono tornato, si gioca sempre un bel calcio.
L’impatto alla Renato Curi Angolana? Doppietta alla prima da titolare.
E’ stata una soddisfazione personale. Prima della partita, due compagni hanno predetto la doppietta. Il capitano Scurti e Ruiz Pascual. Il mio mestiere è segnare, ma la soddisfazione è aiutare la squadra e vincere, anche senza gol. Ne ho fatti tanti in carriera, non sono qui per fare il fenomeno. Voglio giocare di squadra per portare l’Angolana il più in alto possibile.
Il supporto ai giovani?
Da ragazzo, diversi calciatori esperti mi hanno aiutato. Al Genoa, Sculli, Palladino e Suazo. Alla Juve, Pirlo, Bonucci, Barzagli e Chiellini. Adesso tocca a me aiutare i giovani a spiccare, magari tra i professionisti, sarebbe una bella soddisfazione. Qui ad esempio c’è De Berardinis, nella gara della mia doppietta contro la Pro Vasto (5-1), ha disputato una grande partita. E’ un ragazzo a cui piace confrontarsi per crescere, gli ho fornito qualche consiglio, sono rimasto contento per la sua prestazione.
Futuro italiano?
Sì, sono tornato per restare, a meno di proposte estere che mi facciano impazzire. Il primo obiettivo è lottare e qualificarci in D, conto di restare in Italia e chiudere qui la carriera.
Alla seconda prestazione da titolare, ha realizzato gol e assist, ma non sono risultati utili per un risultato positivo. Mancano 6 giornate al termine del campionato, la vetta dista 5 punti. Che sia attraverso la promozione diretta o il treno play-off, prosegue la rincorsa nerazzurra passando anche dal suo numero 22.
Un profilo prestigioso e di straordinario valore, con umiltà e sconfinato talento, si è già calato nella parte. Il contributo a colpi di esperienza e gol, c’è ancora una partita da giocare. In Italia, un attaccante così, si diverte spostando ancora gli equilibri. Bentornato Boakye.