Matthias Sindelar, il "Mozart del calcio" che sfidò il Terzo Reich
Nella Vienna degli anni Trenta il calcio occupa un posto particolare. L'Austria non è una superpotenza economica e la sua forza militare è in netto declino, ma sul campo è riuscita a costruire qualcosa di straordinario. Mentre gran parte dell'Europa continua a interpretare il pallone come una questione di forza fisica e disciplina, la nazionale austriaca propone un gioco tecnico, rapido e creativo che conquista gli spettatori ben oltre i propri confini.
Quella squadra passerà alla storia come il Wunderteam, la squadra delle meraviglie.
Al centro del progetto c'è Matthias Sindelar, attaccante dell'Austria Vienna. Magro, elegante, quasi fragile nell'aspetto, viene soprannominato Der Papierene, "l'uomo di carta", per il suo fisico esile. Eppure proprio quella leggerezza gli permette di muoversi tra gli avversari con una naturalezza che sembra impossibile.
I giornalisti dell'epoca iniziano a chiamarlo il Mozart del calcio. Non soltanto perché è austriaco, ma perché il suo modo di giocare ricorda quello di un artista più che di uno sportivo. Sindelar non corre più degli altri, non è il più forte fisicamente e non segna a raffica come altri centravanti del suo tempo. Quello che fa è rendere semplice ciò che per gli altri appare complicato.
Il Wunderteam: la squadra delle meraviglie
Tra il 1931 e il 1933 il Wunderteam diventa una delle squadre più ammirate del mondo. Per molti osservatori è la migliore nazionale europea dell'epoca. Quando l'Austria arriva al Mondiale del 1934, viene considerata una delle favorite insieme all'Italia di Vittorio Pozzo.
Il sogno si interrompe in semifinale proprio contro gli azzurri. A Milano, su un campo reso pesantissimo dalla pioggia, decide un gol di Guaita. Ancora oggi quella partita è circondata da polemiche. Molti austriaci accusano l'arbitro svedese Ivan Eklind di aver favorito l'Italia, mentre negli anni successivi non mancheranno ricostruzioni secondo cui il regime fascista avrebbe esercitato fortissime pressioni sull'organizzazione del torneo.
Sindelar non dimenticherà mai quella sconfitta. Come molti austriaci, continuerà a considerare quella squadra una delle più forti mai scese in campo nonostante non abbia mai conquistato un titolo mondiale.
L'Anschluss e l'ultima nazionale austriaca
Il 12 marzo 1938 le truppe tedesche entrano in Austria. È l'Anschluss, l'annessione del paese al Terzo Reich voluta da Adolf Hitler.
Nel giro di poche settimane l'Austria cessa di esistere come Stato indipendente. Le istituzioni vengono assorbite dalla Germania nazista, i simboli nazionali scompaiono e anche la nazionale di calcio è destinata a fare la stessa fine.
Prima della fusione definitiva viene organizzata una partita tra Austria e Germania. Ufficialmente dovrebbe essere una celebrazione dell'unione tra i due popoli. Per molti austriaci, invece, rappresenta l'ultima occasione per vedere la propria nazionale scendere in campo.
L'incontro si gioca il 3 aprile 1938 al Prater di Vienna davanti a oltre sessantamila spettatori. In tribuna siedono gerarchi nazisti e autorità del nuovo regime. Sul terreno di gioco, però, c'è ancora una squadra che si considera austriaca.
La partita del Prater
Con il passare degli anni quella partita è stata avvolta da una quantità enorme di racconti e leggende.
Si è detto che le autorità naziste desiderassero un pareggio per evitare imbarazzi politici. Si è detto che Sindelar avesse ricevuto pressioni per non segnare. Alcuni storici considerano queste ricostruzioni plausibili, altri le ritengono frutto di successive romanticizzazioni.
Quello che sappiamo con certezza è ciò che accade sul campo.
Per oltre un'ora l'Austria gioca meglio della Germania. Sindelar si muove tra centrocampo e attacco, crea occasioni, detta il ritmo e mette in difficoltà la difesa tedesca. A venti minuti dalla fine trova finalmente il gol del vantaggio. Poco dopo arriva anche il raddoppio di Karl Sesta.
L'ultima partita della nazionale austriaca termina con una vittoria per 2-0 contro la Germania.
È qui che nasce il mito. Secondo il racconto più famoso, Sindelar festeggia il proprio gol proprio sotto la tribuna occupata dalle autorità naziste, quasi come una sfida simbolica al regime. Che sia andata esattamente così o meno, poco importa: nell'immaginario collettivo quella partita diventa il momento in cui il Mozart del calcio rifiuta di piegarsi.
Il rifiuto e il mistero
Dopo l'Anschluss i migliori giocatori austriaci vengono chiamati a rappresentare la Germania ai Mondiali del 1938.
Sindelar non partecipa.
Anche in questo caso le interpretazioni sono diverse. Secondo alcuni si tratta di una scelta politica, una forma di opposizione al regime. Secondo altri il giocatore, che ha ormai trentacinque anni e diversi problemi fisici, ritiene semplicemente conclusa la propria carriera internazionale.
Probabilmente la verità si trova da qualche parte nel mezzo. Quello che è certo è che Sindelar non vestirà mai la maglia della Germania nazista.
Poi il 23 gennaio 1939 Sindelar e la sua compagna Camilla Castagnola vengono trovati morti nel loro appartamento di Vienna. L'inchiesta dell'epoca conclude rapidamente che si tratta di un'intossicazione da monossido di carbonio provocata da una stufa difettosa. Per le autorità il caso è chiuso, ma il problema è che Matthias Sindelar non è una persona qualunque.
Sindelar è il simbolo sportivo dell'Austria appena cancellata dalle mappe. È un uomo che non ha aderito con entusiasmo al nuovo ordine imposto dai nazisti. È il giocatore che pochi mesi prima ha segnato nell'ultima partita della nazionale austriaca contro la Germania.
E quindi le voci iniziano a girare fin da subito: c'è chi parla di suicidio, ipotizzando che Sindelar non abbia sopportato il crollo del mondo in cui era cresciuto. C'è chi sospetta un omicidio politico da parte della Gestapo. Altri sostengono che la spiegazione più semplice, e probabilmente più plausibile, resti quella ufficiale: un tragico incidente domestico.
Negli anni sono emersi documenti, testimonianze e ricostruzioni spesso contraddittorie. Nessuno, tuttavia, è riuscito a fornire una prova definitiva capace di ribaltare la versione dell'incidente. Oggi la maggior parte degli storici considera ancora l'avvelenamento accidentale la spiegazione più probabile. Eppure il dubbio non è mai scomparso del tutto.
Tra storia e leggenda
La storia di Matthias Sindelar continua ad affascinare perché si trova in un punto d'incontro raro tra sport e storia.
Da una parte c'è il campione reale: il leader del Wunderteam, uno dei migliori calciatori europei degli anni Trenta, un uomo che ha contribuito a cambiare il modo di interpretare il calcio.
Dall'altra c'è il simbolo: l'ultimo capitano di un'Austria che sta per scomparire, il giocatore che segna contro la Germania nazista nell'ultima partita della propria nazionale e che muore pochi mesi dopo in circostanze mai del tutto chiarite.
Forse alcune parti del racconto sono state ingrandite dal tempo, e forse altre sono state semplificate, ma è difficile immaginare un destino più adatto a un uomo soprannominato il Mozart del calcio.
Perché, quasi novant'anni dopo, continuiamo a ricordare non soltanto i suoi gol o i suoi dribbling, ma ciò che rappresentava in un momento in cui un intero paese stava perdendo