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Luciano Moggi durante lo scandalo Calciopoli del 2006

Scoppia lo scandalo Calciopoli

Maggio 2006
07

E’ il 7 maggio 2006 al Delle Alpi di Torino si gioca Juventus-Palermo. Una vittoria bianconera avvicinerebbe la squadra di Fabio Capello allo Scudetto. Da giorni, però, iniziano a uscire indiscrezioni e intercettazioni che vedono coinvolti anche i dirigenti juventini. “Se non metti Paparesta non ci presentiamo.” E’ l’inizio di Calciopoli.

Fino agli anni ’70, le trame oscure coinvolgevano soprattutto singoli o piccoli gruppi di giocatori. Poi, nel 1980, esplode lo scandalo del calcioscommesse: società di Serie A e B, dirigenti e calciatori, accusati di truccare le partite per lucrare con scommesse clandestine. All’epoca, però, tutto questo era punito solo dalla giustizia sportiva. Bisogna aspettare il 1989 per l’introduzione di una legge specifica contro le frodi sportive.

Eppure nulla preparò il calcio italiano al sisma del 2006: scandali, retrocessioni, revoche, penalizzazioni.

Luciano Moggi, il “direttore”, diventa il volto di un sistema malato dove i calendari si pilotano, gli arbitri si scelgono e i telefoni raccontano più di quanto il campo possa nascondere. A pagare, su tutte, è la Juventus, retrocessa in Serie B e privata degli scudetti 2005 e 2006.

Le altre penalizzazioni sono destinate a Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina e Arezzo, da scontare in parte nel campionato di Serie A 2005-2006 e in parte in quello successivo. 

Ma Calciopoli, parola entrata nel vocabolario italiano coniata per analogia a Tangentopoli, è anche ciò che ha lasciato dopo: rancori mai sopiti, giustizia sportiva e giustizia ordinaria in eterno disaccordo e una Serie A che non sarebbe più stata la stessa.

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