La perla nel fango di Tanino Vasari
È il 4 novembre 1995. Su Palermo cade una pioggia torrenziale, incessante, quasi biblica. Il manto erboso della Favorita scompare minuto dopo minuto sotto un velo d’acqua, trasformandosi in una piscina di fango al limite della praticabilità. In un calcio che sta scoprendo le imposizioni della televisione, si deve giocare a ogni costo. E sugli spalti, incuranti della bufera, quarantamila tifosi cantano a squarciagola.
In campo c'è il Palermo dei «picciotti» guidato da Ignazio Arcoleo: una banda sfrontata, imbattuta, fatta di ragazzi cresciuti nei quartieri popolari della città, pronti a difendere la maglia con un orgoglio viscerale.
Di fronte, la Pistoiese si barrica respingendo ogni pallone che sbatte pesante nelle pozzanghere. La partita è una battaglia d'altri tempi dove contano solo polmoni, fango e cuore. Lo 0-0 sembra la condanna inevitabile scritta dal maltempo. Poi, all'83 minuto, il destino accade l'impensabile.
Ciccio Galeoto sradica un pallone dalla palude con la rabbia di chi non si arrende. La sfera arriva a Giacomo Tedesco, che di prima intenzione scaglia un bolide improvviso. Il tiro si stampa violentemente contro la traversa, lasciando tutti con il fiato sospeso. Tanino Vasari, l'ala di Borgo Vecchio, alza d'istinto le braccia credendo sia già gol ma appena capisce che la palla sta arrivando dalle sue parti non ci pensa due volte. Si coordina e in mezza rovesciata spedisce il pallone in rete, battendo Betti.
La Favorita esplode in un boato liberatorio. Vasari e compagni corrono sotto la Curva Sud consegnando alla leggenda una cartolina di un calcio romantico che non tornerà mai più.
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