Il siluro di Roberto Carlos contro il Vicenza
È il 27 agosto 1995 e San Siro riapre avvolto nell'eccitazione della nuova era di Massimo Moratti, fresco acquirente del club da Ernesto Pellegrini e da un mercato faraonico. L'ossessione romantica di far rivivere la Grande Inter del padre spinge il nuovo presidente a investire oltre 60 miliardi di lire.
In campo ci sono undici volti nuovi, tra cui la grinta di Paul Ince, la corsa silenziosa del giovane Javier Zanetti. Eppure, sul terreno di gioco, la manovra dell'Inter di Ottavio Bianchi è arrugginita, lenta e impaurita.
Contro il neopromosso Vicenza di Francesco Guidolin si fatica: Ganz e Delvecchio appaiono evanescenti e la paura di steccare l'esordio serpeggia già tra gli spalti .
Poi, al minuto 53, la partita cambia. L'arbitro assegna una punizione dai venticinque metri. Sul pallone va un ragazzo brasiliano di ventidue anni, arrivato dal Palmeiras con l'obiettivo dichiarato di diventare il terzino sinistro più forte del mondo. Ha cosce monumentali e uno sguardo che non trema. Si chiama Roberto Carlos
Il numero 6 nerazzurro prende una rincorsa insolita, lunghissima, quasi a voler misurare il vento, e calcia col suo mancino fatale. Ne esce un siluro terra-aria violentissimo che fulmina il portiere biancorosso Mondini e fa esplodere San Siro in un boato liberatorio. È la rete che decide il match e regala la vittoria.
Si narra che negli spogliatoi, il brasiliano si sfila e piega la sua maglia ed esce per cercare il presidente Moratti per regalargliela: "Le dedico il mio gol, grazie per avermi voluto qui".
Sembra l'alba di un amore calcistico eterno ma purtroppo sarà fugace, destinato a spezzarsi troppo presto per incomprensioni tattiche. Ma in quel pomeriggio di agosto, il bolide di Roberto Carlos rimane scolpito per sempre nell'anima dei tifosi nerazzurri e non.
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