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Il Lanerossi acquista il Vicenza

Nell'estate del 1952 Silvio Griggio, bandiera del Vicenza già da giocatore, molla la presidenza e passa ai concorrenti del Marzotto Valdagno. 

Viene subito eletto il nuovo Direttivo che nomina presidente Italo Festa e, tra i consiglieri, il barone ed imprenditore Domenico Rossi, proprietario del Cotorossi.  Rossi capisce subito che la situazione finanziaria del club è precaria ma c'è un campionato di Serie B da disputare. Il campionato si conclude con una salvezza ma soprattutto con un buco di bilancio di ben 55 milioni di lire. 

Rossi allora, per evitare il fallimento, ne parla col marchese Antonio Roi e Rodolfo Gavazzi, che detiene la maggioranza del Cotonificio Lanerossi. Dalla chiacchierata nasce l'idea: in un’epoca in cui la sponsorizzazione calcistica è vietata, l'unico modo per salvare il club è acquisirlo. 

L'idea viene sottoposta al Direttivo dell'ACVI il 26 giugno 1953 con queste parole: "La società si chiamerà Lanerossi-Vicenza A.C.; le maglie resteranno biancorosse e porteranno una 'R'; le partite saranno giocate sul campo del Vicenza; il Lanificio Rossi si assume tutti gli impegni esistenti con l'allenatore e con il personale d'ufficio e del campo; si assume inoltre i debiti con le banche e con i fornitori e anche lo scoperto per giocatori acquistati; il Vicenza cede al Lanificio Rossi il patrimonio giocatori".

L'assemblea si spacca tra chi non vuole l'arrivo di una proprietà "da fuori" e chi capisce che l'occasione va colta. Alla fine, Antonio Roi interviene con fermezza ergendosi garante delle sorti del calcio berico e il direttivo vota: 54 sì, 8 no e 4 astenuti. Il Vicenza entra dunque a far parte dell’azienda tessile, ereditando il nome e soprattutto il simbolo: quella “R” divenuta iconica. 

Il 26 giugno 1953 è la data che cambia per sempre la storia della società calcistica vicentina sia sui campi di gioco che nelle cronache di tutta Italia.

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