L'ultima magia di Pirlo in rossonero
Il 2 ottobre 2010, per l'anticipo del sesto turno di Serie A, il Milan di Massimiliano Allegri fa visita al Parma di Pasquale Marino sullo storico manto erboso dello stadio Ennio Tardini. Davanti a oltre 20.000 spettatori, la sfida si rivela subito bloccata, maschia e spigolosa: i padroni di casa mantengono il possesso palla senza però trovare varchi, mentre i rossoneri si affidano alle fiammate di Zlatan Ibrahimović, che testa i riflessi di Antonio Mirante.
Quando l'equilibrio sembra destinato a scortare le due squadre negli spogliatoi all'intervallo, si accende la luce dell'uomo con il numero 21 sulla schiena.
Minuto 25 del primo tempo. Clarence Seedorf scarica un pallone orizzontale verso il cerchio di centrocampo. Andrea Pirlo controlla, alza la testa e scruta i movimenti dei compagni. La difesa emiliana è schierata con ordine, chiudendo le trame di passaggio tradizionali. È in quel preciso secondo che il Maestro decide di stravolgere il copione.
Avanza di qualche metro e, da una distanza siderale — 38 metri per la precisione — scaglia un destro violento e improvviso. La sfera acquista una traiettoria diabolica, che sfreccia sopra le teste dei difensori e va a insaccarsi esattamente sotto l'incrocio dei pali, lasciando Mirante pietrificato. Una perla d'inestimabile fattura che firma lo 0-1 e regala al Milan tre punti d'oro per la rincorsa in classifica.
Quel capolavoro al Tardini non fu solo un gesto tecnico straordinario, ma si trasformò, a fine stagione, nel sipario ideale di un'era irripetibile. Quel destro rappresentò infatti l'ultimo dei 41 gol messi a segno da Pirlo in maglia rossonera tra tutte le competizioni, chiudendo un decennio condito da Scudetti, Champions League e una rivoluzione tattica che ha fatto la storia del calcio mondiale.
Pochi mesi dopo, il Milan festeggerà il suo 18° Tricolore e Pirlo saluterà Milano, lasciando in dote al popolo rossonero come ultimo ricordo quell'arcobaleno scolpito nella notte di Parma.
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