Il gol di Amelia salva il Livorno
Nell’estate del 2006, dopo quasi un secolo di storia, il Livorno scopre l’ebbrezza dell'Europa. Le sentenze di Calciopoli ridisegnano la Serie A e assegnano agli amaranto uno storico sesto posto con annessa qualificazione in Coppa UEFA.
Liquidati gli austriaci del Pasching nel primo turno con un complessivo 3-0, la banda di Daniele Arrigoni approda nel durissimo gruppo A con Rangers, Auxerre, Maccabi Haifa e Partizan. L’esordio all’Ardenza contro gli scozzesi è però amaro: un 2-3 che impone di cercare punti pesanti lontano da casa per non veder svanire subito il sogno.
La seconda giornata conduce così il Livorno nell’inferno di Belgrado. La sera del 2 novembre 2006 la capitale serba è stretta in una morsa polare: tre gradi sopra lo zero, vento gelido e tredicimila spettatori a spingere il Partizan. Gli amaranto lottano col coltello tra i denti, ma al minuto 71 la difesa vacilla: Mirosavljevic si inserisce e trafigge la porta toscana con un rasoterra velenoso.
Sembra il capolinea. Minuto 87: l’arbitro fischia una punizione dalla trequarti sinistra. Dario Passoni si avvicina al pallone, ma dall’altra parte del campo accade qualcosa che spezza ogni logica. Marco Amelia abbandona i suoi pali, risale il campo e si catapulta nella mischia avversaria. Nessuno bada al suo arrivo.
Sul cross teso, Amelia prende il tempo alla difesa serba, decolla imperioso e incorna il pallone dritto sotto la traversa di Ivica Kralj.È l’1-1.
Il silenzio cala improvviso sui tredicimila di Belgrado, mentre i compagni sommergono quel numero uno diventato centravanti per amore della maglia. Al fischio finale, il Livorno strappa il suo primo, storico punto nel girone di Coppa Uefa.
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