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L'esultanza di Roberto Murgita del Vicenza dopo il gol decisivo contro la Roma nel 1996 allo stadio Menti

Otero-Murgita: il Vicenza vola verso l’Europa

Aprile 1996
14

Il 14 aprile 1996 il Vicenza di Francesco Guidolin riceve la Roma di Carletto Mazzone. L’atmosfera allo Stadio Romeo Menti è quella delle grandi occasioni. La Curva Sud regala una coreografia da brividi per spingere la squadra biancorossa verso un sogno chiamato Europa.

Le assenze pesano da entrambi i lati. Guidolin deve fare a meno di quattro titolari (Lopez e Mendez per infortunio, Di Carlo e D’Ignazio per squalifica), Mazzone, invece, deve rinunciare al genio di Totti e alla solidità di Aldair, tenendo il “Principe” Giannini appena rientrato da un infortunio in panchina.

Pronti via, il Vicenza preme subito sull’acceleratore e al 27’ sblocca il risultato con Marcelo Otero. L’uruguaiano insacca alle spalle di Cervone l’assist al bacio di Maini e fa esplodere i ventimila del Menti.

Sembra il preludio a una festa ma alcuni minuti più tardi, la Roma pareggia con un rigore di Fonseca, concesso per un fallo da ultimo uomo di Grossi che costa al difensore l’espulsione. La parità numerica e di punteggio dura lo spazio di un respiro. Ancora l’attaccante giallorosso viene steso al limite dell’area da Bjorklund: un fallo fotocopia di quello precedente. L’arbitro Trentalange lascia correre. Fonseca, protesta veemente contro la decisione dell’arbitro e gli costa il rosso diretto. Si va così al riposo sull’1-1 e in 10 contro 10.

Nella ripresa, Il Vicenza rallenta il ritmo mentre la Roma si sgretola. La svolta arriva al 62’ quando Delvecchio riceve il secondo giallo lasciando i giallorossi in nove. Anche Petruzzi deve alzare bandiera bianca per un infortunio alla clavicola.

Guidolin fiuta l’occasione e sprona i suoi. Il muro giallorosso cade a nove minuti dalla fine: traversone dalla trequarti, Maini prolunga il cross di testa per l’accorrente Lombardini il cui tiro, respinto corto da Cervone, diventa un invito a nozze per la testa di Roberto Murgita che manda la palla in gol.

È la rete del 2-1, l’apoteosi. Tre punti che premiano il coraggio di un Vicenza mai domo, capace di far riassaporare a un’intera tifoseria, diciotto anni dopo Paolo Rossi, il profumo dell’Europa.

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