La pazzesca rovesciata di Fabian Valtolina
Il 10 maggio 1998 allo stadio Garilli, il Piacenza “tutto italiano”, affronta la penultima giornata di campionato, ultima spiaggia per restare in Serie A.
Di fronte, la Roma di Zeman, bella e spietata, che quel giorno non sembra intenzionata a fare sconti. La gara è un’altalena di emozioni: al vantaggio iniziale di Piovani rispondono Di Francesco prima e poi Totti. Ci pensa Murgita a riportare in equilibrio la partita ma all’86 Paulo Sergio firma il 2-3 per i giallorossi. Il destino del Piacenza sembra segnato, la serie B è a un passo.
Minuto 94. È l’ultima preghiera, la classica “palla della disperazione” buttata nel mucchio. Murgita prova a controllarla ma ne esce un campanile al limite dell’area.
Fabian Valtolina, l’ala dai polmoni infiniti del Piacenza cresciuta alla scuola di Van Basten e Gullit, dotato di una generosità rara, decide di guardare in su e di ascoltare l’istinto.
Con le spalle alla porta, Valtolina si tuffa all’indietro per compiere una rovesciata. Il rumore del pallone impattato dal suo collo sinistro è secco, perfetto, come una nota che chiude una sinfonia. È una rovesciata violenta che disegna un arcobaleno verso l’incrocio dei pali, dove Chimenti può solo restare a guardare. È il 3-3 che fa esplodere in un boato il Garilli e regala al Piacenza un punto che a fine campionato equivale alla salvezza.
La giocata di Valtolina, invece, rimane ancora oggi rimane una “perla incastonata” che brilla di luce propria nella storia del Piacenza e del calcio italiano.
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